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Lettere: Perché le fette biscottate Esselunga Bio hanno la “finta” farina integrale e l’olio di palma? Risponde l’azienda: stiamo cambiando la ricetta

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Esselunga Equilibrio: hanno farina integrale e olio di girasole tra gli ingredienti

Buongiorno,
sono un cliente Esselunga e ho controllato gli ingredienti riportati in etichetta di 2 tipi di fette biscottate proposte dalla catena:

Ingredienti: Farina di frumento integrale 56,9%, Farina di frumento, Olio di semi di girasole, Glutine di frumento, Zucchero, Lievito di birra, Sale, Agente di trattamento della farina: acido ascorbico.

Ingredienti: Farina di frumento*, Crusca di frumento* (6,9%), Estratto di malto d’orzo*, Crema di lievito, Olio di palma non idrogenato*, Sale iodato (sale, iodato di potassio 0,007%)
*Biologico

Premesso che i consumatori scelgono un prodotto BIO perché sono disposti a spendere di più  convinti di acquistare un cibo più salutare, mi chiedo perché Esselunga venda  come “bio” un prodotto con olio di palma e finta farina integrale (purtroppo la legge consente di usare farina normale, aggiungere crusca e chiamarla “farina integrale”). Il paradosso è che nelle fette biscottate integrali  non biologiche e dal prezzo più economico si utilizzano ingredienti migliori ( farina integrale vera e non c’è l’olio di palma). Non dovrebbe essere il contrario?
Non mi sarei mai aspettato un comportamento del genere da parte di un marchio come Esselunga.
Luca De Ponti

Ecco la risposta della catena di supermercati:

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Le fette biscottate Bio hanno crusca e olio di palma: eppure costano di più

Egregio Signor De Ponti,
abbiamo letto con attenzione la Sua email del 31/08/2016 e con la presente ci preme trasmetterLe i chiarimenti richiesti in merito agli ingredienti contenuti nelle Fette Biscottate Integrali Esselunga BIO, da Lei messi a confronto con la medesima referenza della linea Equilibrio.
Desideriamo innanzitutto precisare che l’utilizzo di farina più crusca piuttosto che di farina integrale è consentito dalla legge, come Lei stesso ha giustamente sottolineato. Pertanto, non riteniamo che tale ingrediente possa essere connotato come “finto”.
La preghiamo inoltre di considerare che Esselunga è da sempre stata trasparente nella dichiarazione in etichetta della natura dei grassi vegetali impiegati nella lavorazione dei propri prodotti, anche quando non esisteva un obbligo normativo in tal senso, in modo da permettere ai propri Clienti di effettuare una scelta consapevole.
In linea con i programmi di rivisitazione delle produzioni a nostro marchio, volti alla graduale eliminazione dell’olio di palma, siamo a tale riguardo lieti di poterLe comunicare in anteprima di aver elaborato una nuova ricetta delle Fette Biscottate Esselunga BIO con olio extra vergine di oliva, che ci auguriamo possa incontrare il Suo gradimento.
Con l’occasione Le porgiamo i nostri migliori saluti.

Servizio Clienti Esselunga

www.esselunga.it
servizio-clienti@esselunga.it
Numero Verde 800-666555 – dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 20.00

  Redazione Il Fatto Alimentare

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12 Commenti

  1. Ma che senso ha eliminare la crusca all’origine e poi aggiungerla nuovamente? Possibile che farina+crusca costi di meno della farina integrale?

    • La farina integrale ossida tre volte più in fretta di quella ricostituita, motivando così la separazione delle componenti nel momento della macina e la ricostituzione al momento dell’impiego nella ricetta

    • E allora chi la usa tal quale, cioè integrale come ovvia a questo problema?

  2. @Massimiliano, chi usa la farina integrale tale e quale ha costi superiori legati ai tempi di scadenza molto ridotti sia per le materie prime che per il prodotto finito. Le farine ricostituite sono di gran lunga migliori di quelle bianche (che personalmente considero un nemico alimentare), in ogni caso se possibile è meglio preferire le integrali non ricostituite perché mantengono tutte le proprietà nutrizionali del germe di grano.

  3. Ritengo che Esselunga abbia una qualità ed un’etica sopra alla media del settore, tuttavia la risposta non mi soddisfa per niente, perchè per me le fette bio rimango “finte integrali” e il fatto che ” l’utilizzo di farina più crusca piuttosto che di farina integrale è consentito dalla legge” non giustifica l’offerta di un prodotto che può risultare ingannevole per la maggior parte delle persone, che in genere si fidano del marchio e anche della certificazione bio, che oltre agli ingredienti, dovrebbe presupporre un’etica.

  4. io non lo sapevo le ho comprate stamattina! associavo l’idea che bio volesse dire niente olio di palma! non le comprerò più , e comunque bisogna leggere sempre gli ingredienti e i valori nutrizionali. non esiste una tutela del consumatore, mi chiedevo ma non esiste un sito o un app che confronta le etichette dei vari prodotti, perchè è un lavoraccio farlo su tutti i prodotti, ma se ci mettessimo tutti insieme li freghiamo noi…? o no manuela

  5. La farina integrale contiene naturalmente 2 enzimi: Lipasi e Lipossidasi, che accelerano il processo di deterioramento dei grassi contenuti nel chicco di frumento, per portarli in pochi mesi all’irrancidimento, ovvero con la formazione di composti altamente tossici. Solamente il trattamento con alte temperature distrugge questi 2 enzimi, purtroppo se si fa questo trattamento sulla farina integrale, si ha anche la denaturazione del glutine e quindi non si riesce più impastare. Trattando invece la sola crusca, che contiene i 2 enzimi succitati, si ha la loro eliminazione e poi aggiungendo la farina bianca con il glutine intatto, si ha una farina integrale ricostituita che non presenta più i problemi di conservazione per se e per i prodotti finiti. Sarebbe anche meglio aggiungere del germe di grano, anch’esso termotrattato

  6. concordo con Claudio …. “Esselunga” , aspettati che qualcuno proponga una modifica alla legge oppure preferisci anticipare l’azione utilizzando prodotti diversi O quantomeno indichi una composizione VERITIERA anche se la legge ti consente ALTRO?

    nel frattempo, nell’attesa, ci guarderemo bene dal comprare i tuoi prodotti …

  7. La circolare del ministero delle attività produttive 10 novembre 2003, n. 168 (Etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti) recita:

    (…) L’uso, poi, del qualificativo «integrale» nella denominazione di vendita (esempio: biscotti integrali) risulta coerente sia nel caso di utilizzo di farina di frumento integrale acquistata come tale da aziende molitorie, sia nel caso in cui si ottenga tale prodotto, con le medesime caratteristiche, nell’ambito dello stesso opificio, ove viene utilizzata, aggiungendo crusca e/o cruschello alla farina di grano tenero. Il termine «integrale», infatti, implica la presenza di crusca e/o di cruschello in quantita’ tale da assicurare un significativo apporto nutrizionale di fibre nel prodotto finito.

    La crusca/cruschello sono, infatti, gli unici elementi che differenziano la farina di frumento integrale dalla farina di grano tenero non essendo, inoltre, vincolanti per utilizzazioni diverse dalla panificazione e dalla vendita diretta al consumatore i parametri previsti al comma 3 dell’art. 1 del decreto n. 187/2001.

    Pertanto non ha rilevanza alcuna, ai fini dell’informazione al consumatore, la messa in evidenza che si tratta di «farina integrale di grano tenero» proveniente dai molini con i parametri previsti dalla norma suddetta oppure di «farina di frumento integrale» sempre proveniente dai molini ma con parametri diversi da quelli previsti dalla norma o, infine, di farina integrale ricostituita, all’interno dell’azienda utilizzatrice, con parametri uguali o diversi da quelli previsti dalla norma. I prodotti finiti sono tutti legali con caratteristiche organolettiche pressoche’ identiche.

    Si ritiene utile evidenziare, a tal fine, che lo scopo primario della norma consiste nella protezione e nella informazione dei consumatori e non nella protezione delle esigenze delle categorie economiche.

    Si ritiene utile ricordare anche che, durante l’elaborazione del decreto n. 187/2001, e’ stata prestata molta attenzione ai principi comunitari sulla libera circolazione delle merci, che riguardano in
    particolare la loro utilizzazione, nonche’ a quanto sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 443/1997 sulla pasta, finalizzata ad evitare discriminazioni alla rovescia a danno dell’industria nazionale rispetto alla concorrenza estera.

    Cio’ che cambia dal punto di vista giuridico, ai fini del rispetto delle regole di etichettatura relative alla definizione di «ingrediente», e’ che, nel caso in cui la farina provenga direttamente dal molino, si ha un unico ingrediente da menzionare come tale e cioe’ «farina di frumento integrale»; nel caso in cui,
    invece, la farina integrale si ottenga per ricostituzione si hanno due o tre ingredienti che vanno designati separatamente col proprio nome (farina di frumento, crusca, cruschello).

    V’e’ da chiedersi al riguardo se in questo caso l’uso del termine «integrale» nella denominazione del prodotto finito comporti l’obbligo dell’indicazione del QUID.
    Ebbene, poiche’ nella denominazione di vendita non figura alcun ingrediente particolare, nessun adempimento ulteriore e’ richiesto, a meno di espliciti richiami in etichettatura circa la specifica tipologia di farina impiegata”.

  8. A quanto pare Esselunga ha preferito rispondere senza rispondere: per la farina integrale ha detto che nessuna legge lo vieta. Punto. Per l’olio di palma: ci stiamo lavorando. Ma perchè il bio è peggiore (e secondo in “aggiornamenti”) non è dato a sapere. Complimenti ad Esselunga per la chiarezza.