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Revocati i richiami dell’arrosto di tacchino Liberamente Casa Modena e Capitelli. Le analisi dell’Asl certificano l’assenza di Listeria

Rientra l’allerta Listeria per l’arrosto di fesa di tacchino a marchio Liberamente Casa Modena e Capitelli, prodotto da Forno d’Oro. Le analisi svolte dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie e dal Servizio veterinario di igiene degli alimenti dell’ULSS7 Pedemontana non hanno riscontrato la presenza del batterio nel lotto coinvolto da due provvedimenti separati, pubblicati dal Ministero della salute il 6 e il 12 ottobre. La revoca è stata confermata anche dal Ministero della salute, che ha pubblicato l’avviso della cancellazione del richiamo sul portale dedicato ai ritiri alimentari.

Come già anticipato da Il Fatto Alimentare, l’irregolarità era stata riscontrata in un campione di prodotto manipolato da un soggetto terzo, una famosa catena di prodotti alimentari, e le analisi svolte in un laboratorio privato. Test che sono stati smentiti dai controlli dei servizi sanitari.

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Forno d’Oro dichiara di confidareche i consumatori capiranno che il ritiro volontario preventivo dei nostri prodotti è stato un atto di doverosa responsabilità. La sicurezza per Forno D’oro è una priorità assoluta, garantita continuamente grazie a costanti analisi e accurati controlli in ogni fase del processo produttivo e sul prodotto finito.”

Dal 1 gennaio 2017Il Fatto Alimentare ha segnalato 95 richiamiper un totale di 131 prodotti e 11 provvedimenti di revoca. Per vedere gli altri clicca qui.

Per capire come funziona il servizio di allerta alimentare e come viene effettuato il ritiro dei prodotti dai punti vendita leggi il libro “Scaffali in allerta” edito da Il Fatto Alimentare. È l’unico testo  pubblicato in Italia che  rivela i segreti e le criticità di un sistema che funziona poco e male. Ogni anno in Italia vengono ritirati dagli scaffali dei punti vendita almeno 1.000 prodotti alimentari. Nel 10-20% dei casi si tratta di prodotti che possono nuocere alla salute dei consumatori, e per questo scatta l’allerta. Il libro di 169 pagine racconta 15 casi di richiami che hanno fatto scalpore.

I lettori  interessati a ricevere l’e-book, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro  in formato pdf  “Scaffali in allerta”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Meglio prevenire che dover rimediare poi alle conseguenze. Ma c’è qualcosa che non quadra nei meccanismi di richiamo, se poi non pochi allarmi vengono revocati con le analisi di controllo.
    Quando un marchio e/o un produttore terzista, viene interessato e coinvolto in un ritiro più o meno volontario di un prodotto, le conseguenze commerciali e d’immagine sono incalcolabili e se poi segue la revoca, il danno ha già condannato ingiustamente l’incolpevole.
    Meglio prevenire bloccando i lotti interessati, ma prima di divulgare servono le analisi eseguite in contemporanea da almeno due o tre laboratori accreditati, prima di lanciare l’allarme nazionale.

  2. Se ho ben capito:
    ma come si fa a far partire un’allerta su un’analisi di un laboratorio privato su un campione manipolato da un soggetto terzo ? Il richiamo CAUTELARE viene fatto dal produttore in attesa della conferma dell’analisi ufficiale su campioni dello stesso lotto (che non prende molto tempo). Non va fatta confusione fra un richiamo cautelare in attesa di conferma della presenza del microorganismo e della tipizzazione , poiché solo la L. monocitogenes è patogena.
    Questo è un esempio di danno d’immagine senza che ci sia ragion d’essere per la fregola di urlare (“al ladro”!) all’allerta da parte di chicchessia senza pensare alle conseguenze di una procedura da definirsi come minimo “frettolosa e poco ponderata”, in particolare su un prodotto cotto.

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