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Casa Modena richiama tacchino al forno contaminato da Listeria distribuito al dettaglio

casa modena

Aggiornamento del 13 ottobre 2017

L’azienda Forno D’Oro produttrice del tacchino arrosto commercializzato da Casa Modena, precisa che sulla base di un controllo interno non sono state trovate anomalie sui prodotti ritirati. Oltre a ciò contesta il metodo di campionamento utilizzato da una famosa catena di  prodotti alimentari che ha fatto le analisi presso un laboratorio privato e da cui è scaturita l’allerta.  La presenza di listeria è stata riscontrata su vaschette di fesa di tacchino arrosto affettato e poi confezionato all’interno del punto vendita e non direttamente su campioni da 3,5 kg forniti da Forno D’Oro.  In questi giorni sono in corso verifiche da parte dell’Asl e una revisione di analisi. Vi terremo aggiornati.

Il Ministero della salute ha annunciato che le confezioni di tacchino arrosto LiberaMente marchiato Casa Modena e commercializzato da Grandi Salumifici Italiani S.p.A sono state ritirate dal commercio per la presenza del batterio patogeno Listeria monocytogenes (vedi foto). Il lotto sotto accusa, confezionato nello stabilimento Forno D’Oro in provincia di Vicenza in via Vallelunga, 60 – 36030 S. Tombio (VI) , marchio IT 823 L/P CE  visibile sulla confezione), riporta il numero 141117. La data di scadenza indica il 14/11/2017. Si tratta di confezioni da 3,5 kg destinate al catering  o al banco  salumeria dei supermercati.

Dal 1 gennaio 2017Il Fatto Alimentare ha segnalato 84 richiamiper un totale di 124 prodotti e 9 provvedimenti di revoca. Per vedere gli altri clicca qui.

Per capire come funziona il servizio di allerta alimentare e come viene effettuato il ritiro dei prodotti dai punti vendita leggi il libro “Scaffali in allerta” edito da Il Fatto Alimentare. È l’unico testo  pubblicato in Italia che  rivela i segreti e le criticità di un sistema che funziona poco e male. Ogni anno in Italia vengono ritirati dagli scaffali dei punti vendita almeno 1.000 prodotti alimentari. Nel 10-20% dei casi si tratta di prodotti che possono nuocere alla salute dei consumatori, e per questo scatta l’allerta. Il libro di 169 pagine racconta 15 casi di richiami che hanno fatto scalpore.

I lettori  interessati a ricevere l’e-book, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro  in formato pdf  “Scaffali in allerta”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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