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Emergenza fipronil: scattano i controlli straordinari su uova e ovoprodotti. Analisi anche su carne di pollo e prodotti trasformati. Il piano del Ministero della salute

Il Ministero della salute ha disposto un piano di campionamento straordinario delle uova di produzione italiana. La decisione è stata presa in seguito all’emergenza fipronil che, partita dagli allevamenti in Belgio e Olanda, si è diffusa a diversi paesi europei. Il paese più colpito dall’emergenza è la Germania, dove milioni di uova sono state ritirati e distrutti. In Italia, ovoprodotti contaminati sono stati rintracciati dalle autorità sanitarie e posti sotto sequestro nei giorni scorsi prima della loro messa in commercio.

Il piano di controlli deciso dal Ministero della salute prevede il prelievo di uova già classificate dal 20% dei 575 centri di imballaggio uova, per un totale di 115 campionamenti in tutto il territorio italiano. Le analisi si concentreranno in particolare sulle uova da allevamento a terra, più a rischio di contaminazione. Saranno effettuati controlli anche in tutti e 36 gli stabilimenti di trasformazione delle uova in ovoprodotti. Infine, il Ministero ha disposto anche campionamenti casuali della carne di pollo e di prodotti composti da uova, come maionese e pasta fresca all’uovo, al momento della messa in commercio.

uova pasta
I controlli straordinari saranno effettuati anche su prodotti a base di uova, come la pasta fresca

La contaminazione delle uova è stata causata da trattamenti di disinfestazione degli allevamenti utilizzando sostanze come il Dega 16, illecitamente addizionato con l’insetticida fipronil, che ha contaminato le lettiere dei capannoni dove erano alloggiati gli animali. Il Ministero della salute non esclude che il Dega 16 addizionato con fipronil possa essere stato utilizzato anche da produttori italiani e ha fatto scattare il piano di analisi straordinarie. Le autorità belghe, comunque, escludono che il prodotto incriminato sia stato commercializzato nel nostro paese.

Il fipronil, il cui uso è vietato negli allevamenti di animali destinati all’alimentazione umana, è considerato moderatamente tossico per l’uomo dall’Oms. Può causare nausea, vomito, dolori addominali e crisi epilettiche. Un’esposizione massiccia al fipronil può determinare danni a reni, fegato e tiroide.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. Buon giorno
    interessante come le testate giornalistiche riportano le informazioni di Coldiretti sul problema delle uova, non riesco a comprendere se siamo nella fattispecie del procurato allarme o nell’informazione non corretta o manipolata o ignoranza completa delle leggi sul prodotti alimentari.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/uova-coldiretti-fare-chiarezza-sui-flussi-commerciali-38713761-da45-4556-a767-ea59a522888b.html

    Premesso che le uova sono tracciate singolarmente, ovviamente se compro dei dolci e della pasta non trovo lo specifico uovo che è entrato nella composizione del prodotto, ma il dato è riportato nella documentazione che il pastificio conserva per gli organi di vigilanza. Quindi dopo la segnalazione le autorità richiedono alla ditta che ha prodotto le uova la lista di clienti a cui le ha vendute (grossista, utilizzatore, ecc..) che hanno tutta la documentazione e che per legge tengono a disposizione la documentazione sull’utilizzo e le liste di distribuzione alla propria clientela, a loro volta vengono avvisati i clienti professionali di bloccare le merci oppure di allertare i propri clienti consumatori se necessaria un attività eliminazione del prodotto (ovviamente sono coinvolte le varie AUSL). (ho semplificato per renderlo comprensibile, ma esistono tempistiche, moduli predisposti ad hoc, un sistema organizzato di gestione dell’allerta).

    Il problema a mio parere è la “valutazione del rischio e la risposta allo stesso” se nel caso delle uova al fipronil il problema è dovuto al divieto di utilizzo e quindi alla presenza vietata, siamo in presenza di un grave rischio per la salute? Comprendo che la “quantità minima” sia un concetto pericoloso ma in casi eccezionali quali sono le decisioni da prendere? quali sono le implicazioni economiche? (comprendo che squallido ma è realista?). Concordo che il colpevole …che ritengo l’azienda che ha messo in commercio un prodotto chimico irregolare (se effettivamente è così) sia da punire, ma gli attori che l’hanno acquistato in buona fede? quindi ritengo che le liste delle aziende utilizzatrici proposta da coldiretti sia ignobile e siano liste di proscrizione di ignobili. (premetto che non sono coinvolto e non del settore)

    Curiosità ma le uova che acquisto dal contadino, comprendo che so da chi le acquisto, non so che prodotto ha utilizzato per il trattamento dei locali e degli animali (provate a chiederlo?), conosce i prodotti chimici utilizzati? ha le registrazioni della produzione? mi piacerebbe intervistare i soci coldiretti con domande tecniche.

    Segnalo che non ce l’ho con gli agricoltori che anzi rispetto, ma con la disinformazione che tende a dividere e a creare danni e divisioni più che a risolvere problemi e a vanificare il lavoro di innumerevoli persone che seriamente e RESPONSABILMENTE lavorano per migliorare la sicurezza alimentare.

    Cordiali saluti

    • Roberto La Pira

      La valutazione del rischio è la cosa più importante nei casi di allerta alimentare ed e anche quella che non viene fatta oppure che arriva sempre in ritardo dopo inutili allarmismi. Provi a leggere il nostro libro ” Scaffali in allerta” che descrive bene questo problema. In questo caso il rischio per gli italiani sembra davvero minimo quasi inesistente.

    • Silvestro Gallipoli

      Concordo in pieno. Coldiretti, pensando di favorirli, danneggia in primis i suoi associati gonfiando a dismisura i problemi. Qui siamo in presenza di una irregolarità con nessuna incidenza sulla salute umana. Da quel che ho letto, per avere problemi, bisognerebbe consumare almeno sette uova contaminate al giorno tutti i giorni. Con un simile regime alimentare, credo nascerebbero ben altri problemi. Altro che fipronil. Vorrei poi far presente, in particolare agli amici animalisti, che il fipronil lo usiamo per disinfestare i nostri amati animali domestici. I gatti, in particolare, si sa, amano lisciarsi il pelo con la lingua, dal che la sicura ingestione del fipronil. Stiamo avvelenando i nostri amati miceti?

    • A me fa piacere se “gli attori ignari che hanno acquistato in buona fede” vengono SPRONATI a controllare quello che acquistano …….. e non si basano solo sulla buona fede ……
      la disinformazione danneggia tutti ma ….ritengo che sia il minimo dovuto e che mi aspetto da un produttore :
      effettuare internamente dei controlli sulle materie prime utilizzare per realizzare i propri prodotti, sopratutto se …… quella tale materia prima e’ uno degli ingredienti primari utilizzati

    • Buon giorno, marco
      comprendo la sua logica ma il problema è la realtà.
      Se lei acquista un prodotto chimico che è per il trattamento dei polli (quindi verifica composizione, scheda tecnica, di sicurezza ecc..) come può immaginare che il produttore per renderlo più efficace ha inserito un prodotto che non è autorizzato per il trattamento di animali che producono per uso alimentare? Un analisi chimica (sia fatta da chi ha usato il prodotto, da chi ha prodotto le uova, da chi ha usato l’uovo) non risponde di tutto, per la ricerca (fatta esternamente) del fipronil ci vogliono 5 gg per il risultato e sapendo cosa cercare. Se si fa un’analisi con 250 elementi diversi non è detto che sia inserito quello, considerando che in teoria non ci doverebbe essere. La realtà è che tutto il sistema si appoggia sull’onestà, sui divieti e sulla PUNIZIONE (auspico) dei responsabili a monte, è chi ha innescato il problema che sapeva perfettamente quello che faceva, inserire un prodotto vietato. Pensi che in un’azienda che produceva un prodotto alimentare hanno trovato facendo le analisi interne nel prodotto residui di un prodotto chimico, dopo diverse ricerche si è scoperto che un dipendente aveva utilizzato un prodotto per le zanzare su di se e i residui erano finiti sul prodotto. Premesso che questa azienda vietava di portare all’interno prodotti chimici come si doveva comportare? Il fipronil è utilizzato nel trattamento degli animali da compagnia, se lei tocca il suo cane o gatto e poi va in un supermercato e tocca frutta e verdura (non usando i guanti) e prelevano il prodotto e trovano tracce di fipronil? Mi permetta la battuta…quanta gente va in bagno e non si lava le mani? contaminando la porta di uscita, dandoci la mano, toccando gli alimenti? Per un azienda queste situazioni possono decretarne la chiusura oppure un danno di immagine o economico difficile da recuperare. Per quanto riguarda la “giustificazione” di accettabilità, Sig. Gallo perché lei respira se analisi e segnalazioni dicono che l’aria è inquinata e provoca danni alla salute.

  2. Qui il problema è più di gestione del rischio. Possibile che una molecola come il fipronil usato come biocida non richieda una prescrizione? E se non fosse il fipronil ma qualche altro composto vista la “necessità” dei trattamenti, orientando il sistema sul rischio? Il sistema si è trovato completamente scoperto con una retroattività di mesi e mesi alla faccia dei sistemi rapidi di allerta. E non può essere una “giustificazione” di accettabilità il fatto che le diluizioni proprie dei processi agroindustriali su larga scala portino i residui sotto la soglia di pericolosità, proprio per i principi alla base della strategia dei controlli italiana ed europea improntata sul processo e non sul controllo, tanto che viene vietata la diluizione come metodo di risanamento della contaminazione. In tale senso, le autorità francesi hanno inteso pubblicare la lista dei prodotti a sospetta contaminazione commercializzati, soprattutto a base di ovoprodotti e di importazione. Il consumatore va messo nelle condizioni di farsi una propria opinione e di operare scelte consapevoli e direi etiche.