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Biscotti Buongrano Mulino Bianco: scrivere “100% farina integrale” può essere fuorviante. Antitrust richiama Barilla che modifica la dicitura

Per l’Antitrust il claim “100% farina integrale” sulla confezione dei biscotti Buongrano è fuorviante

Dire che i biscotti Buongrano Mulino Bianco sono fatti con “100% farina integrale” può “fuorviare i consumatori circa la sua esatta portata”. Questa è l’opinione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che nel novembre 2016 ha aperto un’istruttoria contro l’azienda di Parma, in seguito alle segnalazioni di tre consumatori. Anche Il Fatto Alimentare aveva pubblicato i dubbi di un lettore sui prodotti integrali Mulino Bianco, tra cui proprio i biscotti al centro della contesa.

Secondo l’Antitrust dichiarare sulle etichette e nella pubblicità che il prodotto è realizzato con “100% farina integrale” potrebbe indurre il consumatore a pensare che i biscotti siano preparati con farina “derivante dalla macinazione diretta del grano senza separazione delle tre diverse frazioni del cereale (endosperma, crusca e germe) che nel processo industriale vengono separate e poi ricombinate o ricostituite.” In realtà, i Buongrano Mulino Bianco, come la maggior parte dei prodotti integrali, sono realizzati a partire da farina integrale ricostituita, cioè farina bianca con l’aggiunta di crusca, escludendo il germe che, essendo ricco di grassi, favorirebbe l’inrancidimento della materia prima.

I biscotti Buongrano sono prodotti con farina raffinata di frumento con aggiunta di crusca

Barilla si è giustificata affermando che l’indicazione “100% farina integrale” serve solo a distinguere i biscotti da quelli della maggior parte delle aziende concorrenti che miscelano farine di frumento integrale e bianche. L’Agcm non ha deciso sanzioni perché l’azienda si è impegnata ad aggiungere alla scritta “Buongrano è preparato solo con farina integrale di frumento senza usare altri tipi di farina”, in modo da non generare confusione. Non è tutto: Barilla intende anche a modificare gli impianti per sostituire la farina integrale ricostituita con una farina integrale prodotta direttamente al mulino. Se l’azienda non dovesse tenere fede agli impegni presi entro 60 giorni, rischia una multa da 10 mila a 5 milioni di euro.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. Grazie per avermelo spiegato. Non sapevo proprio di questa cosa. Io avevo creduto (ingenua) che farina integrale vuol dire farina integrale! Allora anche sulle confezioni dei biscotti che compro al negozio bio possono scrivere “farina integrale” e metterci dentro le miscele che vogliono. Possibile che non ci sia modo di obbligare i produttori a scrivere la realtà delle cose? noi consumatori finali come facciamo a sapere cosa effettivamente c’è dentro i prodotti industriali che mangiamo se ciò che si può scrivere non corrisponde a ciò che effettivamente sono gli ingredienti?

  2. le solite fregature… tutti che imbrogliano la buona fede delle persone. Del resto per fare i soldi, molti soldi, è difficile essere onesti al 100%. Lo diceva sia Marx che Rockfeller, in modo diverso ma la sostanza è quella.

  3. Bisognerebbe specificare in etichetta la percentuale di “vera farina integrale” e quella di altre non integrali, in questo modo sarebbe più facile capire quanto è davvero integrale.

  4. L’astuzia sta sempre nelle pieghe dell’interpretazione, che in Italia è uno sport nazionale.
    Tutto è interpretato ed interpretabile fino a sentenza definitiva al terzo grado di giudizio.
    Nello specifico, onestà intellettuale vorrebbe ed i consumatori sanno meglio di alcuni produttori anche grandi, che farina parzialmente ricostituita e farina integrale non sono proprio la stessa cosa.
    E sentirsi autorizzati a definire un prodotto, fatto con il 100% di farina integrale, quando invece è fatto con farina bianca con aggiunta di crusca, e non è il fornaio sotto casa, mi sembra non solo un insulto ai consumatori ma anche alla propria credibilità.
    Qui non c’è proprio niente da interpretare, farina bianca più crusca non è un prodotto integrale, ma semplicemente con aggiunta di fibre.

  5. Come giustamente detto nell’articolo citato da La Pira “L’intera disciplina é ora affidata a un regolamento europeo (il cui ruolo nella gerarchia delle fonti di diritto é addirittura sovraordinato alle norme costituzionali) e il governo italiano non ha notificato alla Commissione europea la circolare detta che é perciò escluso possa giustificare inadempienze ai criteri generali del ‘Food Information Regulation’, chiarezza e trasparenza dell’informazione al consumatore ‘in primis’”
    Per chiarezza e trasparenza non è ammissibile dichiarare evidenziando una qualità non corrispondente al contenuto indicato negli ingredienti.