Home / Lettere / Biscotti Buongrano Mulino Bianco: la farina è integrale oppure è bianca ma con un pizzico di crusca? La risposta di Dario Dongo

Biscotti Buongrano Mulino Bianco: la farina è integrale oppure è bianca ma con un pizzico di crusca? La risposta di Dario Dongo

Biscotti Buongrano Mulino BiancoNegli ultimi anni i prodotti integrali sono aumentati esponenzialmente per rispodere alle esigenze dei consumatori. Ma siamo sicuri che tutti siano fatti con farine integrali? Un lettore particolarmente attento ci ha inviato una lettera ricca di spunti.

Mi chiamo Gianluca e vi seguo sempre. Mi ha appassionato e coinvolto la battaglia  per l’olio di palma e ora vorrei chiedervi di lanciare una nuova  sfida per tutti e soprattutto per l’azienda Mulino Bianco. In alcuni nuovi prodotti come i biscotti Buongrano (1), così come i plumcake e i cornetti cosiddetti integrali in realtà si usa farina bianca con aggiunta di crusca, che non è la stessa cosa di una farina integrale. Tutto ciò mi sembra scorretto, in quanto la maggior parte delle persone non conosce la differenza tra vera farina integrale 100% e  la farina bianca con l’aggiunta di crusca appunto. Mi piacerebbe quindi rendere con il vostro aiuto più trasparente la questione e cercare di portare le aziende del settore ad essere più trasparenti nell’uso del nome degli ingredienti.

Gianluca Capone.

Risponde l’avvocato Dario Dongo

Integrale è meglio. Incoraggiati dalle raccomandazioni di nutrizionisti e istituzioni sanitarie, sono sempre più numerosi i consumatori che scelgono i prodotti da forno nella versione integrale (2). Biscotti, merendine, cracker, grissini, convenzionali o biologici. Peccato che non sempre i prodotti definiti “integrali” lo siano davvero. Sotto la stessa denominazione sono infatti proposti sia quelli realizzati con sole farine integrali, sia quelli composti di farine raffinate e aggiunta di crusca e cruschello.

Farina integrale
Le farine integrali mantengono intatte le proprietà del cereale

A rendere possibile questa “ambiguita” è una circolare del ministero delle Attività produttive (n. 168/2003), secondo la quale non ha alcuna rilevanza ai fini dell’informazione al consumatore precisare se una farina impiegata come ingrediente sia integrale o ricostituita. La conseguenza di questa previsione è che in commercio troviamo prodotti da forno “integrali” con un contenuto di fibra estremamente variabile: dal 2,5% dei preparati con farine raffinate e aggiunta di crusca, all’11% dei prodotti “veri integrali”.

Fatto l’inganno, trovato il rimedio. Chi intende consumare il vero integrale può scegliere senza errore verificando la lista degli ingredienti. Laddove non sia precisato “farina di grano tenero integrale” o “farina di frumento integrale” si è in presenza di un farinaceo raffinato, seguito dall’aggiunta di crusca o cruschello.

I “falsi integrali” non sono nocivi, sia chiaro, ma è bene ricordare che soltanto le farine integrali conservano intatte le preziose proprietà nutrizionali del cereale: il germe di grano e l’elevato contenuto di fibra, utile per migliorare la funzionalità intestinale, aumentare la sensazione di sazietà (con effetti sul controllo del peso) e persino prevenire patologie, quali quelle coronariche, le malattie infiammatorie e il tumore dell’intestino e il diabete di tipo 2, come ha recentemente documentato uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine (2015;175(3):373-384).

Rimane infine da chiedersi se, con l’entrata in vigore del regolamento (UE) 1169/11, il citato “inganno da circolare” sia ancora ammissibile. Decisamente no, secondo chi scrive. Ma in assenza di un regime sanzionatorio specifico, l’unica possibile tutela rimane affidata all’arbitrio dell’Antitrust.

(1) Lista degli ingredienti biscotti Buongrano: farina integrale di frumento 68,8% (farina di frumento, crusca di frumento), olio di semi di girasole, zucchero, zucchero di canna 7,3%, miele 1,9%, latte intero fresco pastorizzato, uova fresche, estratto di malto d’orzo, agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, carbonato acido d’ammonio), aromi (latte), sale.

Gli ingredienti evidenziati possono provocare allergie o intolleranze. Può contenere tracce di frutta a guscio e soia.

(2) Il 60% dei consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni consuma alimenti integrali, secondo una ricerca Doxa di giugno 2015.

gift dario dongo

logo-fare

 

 

 

© Riproduzione riservata

sostieni

Le donazioni si possono fare:

* Con Carta di credito (attraverso PayPal): clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

Guarda qui

Perché le uova che ho comprato hanno il guscio rugoso? Sono sicure? Risponde il fornitore di Esselunga, Nuova Coccodì

Questa mattina ho comprato una confezione di uova bio Esselunga e con una certa sorpresa …

15 Commenti

  1. La CIRCOLARE 10 novembre 2003, n. 168 cita: L’uso del
    qualificativo «integrale» nella denominazione di
    vendita (esempio: biscotti integrali) risulta coerente sia nel caso
    di utilizzo di farina di frumento integrale acquistata come tale da
    aziende molitorie, sia nel caso in cui si ottenga tale prodotto, con
    le medesime caratteristiche, nell’ambito dello stesso opificio, ove
    viene utilizzata, aggiungendo crusca e/o cruschello alla farina di
    grano tenero. Il termine «integrale», infatti, implica la presenza di
    crusca e/o di cruschello in quantita’ tale da assicurare un
    significativo apporto nutrizionale di fibre nel prodotto finito.

    Personalmente trovo forviante il claim sul fronte “100% farina integrale”, tolto quello, tutto il resto mi pare corretto.

    • SI OTTENGA TALE PRODOTTO CON LE MEDESIME CARATTERISTICHE?
      E’ UNA BARZELLETTA?
      SERIAMENTE PARLANDO NON MI SEMBRA CHE I PRINCIPI ATTIVI SONO UGUALI NEI DUE CASI

  2. Fa il paio con le etichette di certi succhi dove viene evidenziato il frutto di maggior pregio, anche se presente in percentuale minore… Non è l’azienda ad essere scorretta, seppur “ci marci”, sono le regole a permettere queste pratiche.
    Ed ecco perchè è importante leggere le etichette…

  3. Io scrissi via facebook alla Mulino Bianco riguardo ai plumcake integrali e mi risposero riportando la circolare segnalata da Stefano asserendo quindi che la dicitura “integrale”, seppur non si tratti di vero integrale, è corretta… Casomai ci sarebbe da sollevare un interrogativo sulla legistazione che permette ciò.

  4. Una bella petizione? La legge sembra fatta ad hoc, qui per trovare il vero integrale è sempre una lotta.

  5. Buongiorno, anch’io vorrei un chiarimento.
    Mi hanno insegnato che la vera farina integrale (ottenuta macinando i chicchi interi) è praticamente impossibile da trovare/utilizzare in quanto la crusca e il germe contengono enzimi e sostanze che in contatto con gli amidi e le proteine del chicco potrebbero indurne un deterioramento e un accorciamento estremo della shelf-life.
    Di conseguenza la crusca ad esempio va prima “stabilizzata” e dopodiché riunificata al resto della macinatura; quindi in sostanza la farina integrale dovrebbe contenere tutte le parti del chicco ma comunque “riassemblate”. C’è un tecnologo alimentare che può eventualmente chiarirmi questa cosa? grazie!

    • Ecco un interessante quesito! Speriamo in una esaustiva spiegazione/risposta.

    • Esatto, avviene proprio così, infatti la frazione del germe di grano non durerebbe più di 3 giorni se non fosse stabilizzata termicamente: oltre agli enzimi si irrancidirebbe molto in fretta a causa dei grassi polinsaturi.
      Dalla laminazione delle cariossidi di frumento si ottengono diverse frazioni di diverse granulometrie e peso specifico (parti cruscali); se visitassi un molino ti renderesti conto della complessità e della numerosità dei passaggi di laminazione e di setacciatura, semolatrici e classificazione. La bravura del mugnaio sta nel miscelare queste frazioni e quindi anche ottenere la farina integrale (definita per legge e discriminata dalle altre soprattutto in base al contenuto in ceneri), o le altre farine in base alla destinazione d’uso (ad esempio conta molto anche il contenuto e qualità delle proteine). Da tecnologo neolaureato ma ancora studente ti assicuro che questa è una vera e propria arte: l’arte bianca 😉 e a mio parere non c’è nessun motivo di preoccuparsi.

    • Grazie simogi93 sei stato molto chiaro e ben vengano i pareri e le informazioni scientifiche aggiornate da parte degli esperti del settore come te, che spesso sono quelle che mancano, col rischio conseguente di estremismi fuori luogo.

    • quindi se uno volesse usare una “vera” farina integrale,
      dovrebbe macinarsela da sè in casa partendo dai chicchi ed usarla entro 3 giorni?

  6. Un particolare molto importante è che comunque si utilizzi l’integrale (d’accordissimo sull’utilizzo della farina integrale ottenuta direttamente dal chicco integro; assurdo è togliere la crusca per poi aggiungerla!) questo deve essere biologico, considerando che nella parte esterna del chicchi si accumula la maggior parte dei pesticidi.

  7. daniela venturini

    Salve, in merito a questo problema io circa tre mesi fa ho lanciato una PETIZIONE dal titolo “STOP ALLA FALSA FARINA INTEGRALE” sul sito change.org indirizzata al Comitato per la Sicurezza Alimentare.Purtroppo non ha avuto molta visibilità ma, dal momento che dopo questo articolo mi pare finalmente di capire che stia aumentando la consapevolezza di questo inganno potete visualizzarla e aderire se condividete.