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Livelli di piombo troppo alti: richiamata farina di grano duro Senatore Cappelli a marchio Gorfini

Il Ministero della salute ha diffuso il richiamo di un lotto di farina di grano duro Senatore Cappelli macinata a pietra da agricoltura biologica a marchio Gorfini per presenza di piombo oltre i limiti di legge. Il lotto interessato dal provvedimento è quello da consumarsi preferibilmente entro il 10 luglio 2018, venduto in confezioni da 1 kg.

La farina richiamata è prodotta dall’Azienda Agricola Gorfini di Gorfini Giuliano nello stabilimento sito in località San Lorenzo 43, ad Anghiari (Arezzo).

Dal 1° gennaio 2018 Il Fatto Alimentare ha segnalato 2 richiami, per un totale di 2 prodotti. Per vedere quelli del 2017 clicca qui.

Per capire come funziona il servizio di allerta alimentare e come viene effettuato il ritiro dei prodotti dai punti vendita leggi il libro “Scaffali in allerta” edito da Il Fatto Alimentare. È l’unico testo  pubblicato in Italia che  rivela i segreti e le criticità di un sistema che funziona poco e male. Ogni anno in Italia vengono ritirati dagli scaffali  almeno 1.000 prodotti alimentari. Nel 10-20% dei casi si tratta di cibo che può nuocere alla salute dei consumatori, e per questo scatta l’allerta. Il libro di 169 pagine racconta 15 casi di richiami che hanno fatto scalpore.

I lettori  interessati a ricevere l’e-book, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro  in formato pdf  “Scaffali in allerta”, scrivendo all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

  1. Sarebbe interessante sapere la causa dell’inquinamento della farina dal piombo. Un’azienda agricola italiana e biologica dovrebbe produrre un prodotto sano. Il piombo da dove deriva ???

    • In Italia biologico è solo il prodotto a terra quindi tutto quello che arriva dal cielo diventa biologico compreso le polveri sortili quindi meglio un prodotto con scritta chimica zero e coltivazione in Areoponica
      o altro ma sempre in protezione!
      Un prodotto in Areoponica da la certezza al 100%
      di chimica zero !!!

    • L’amara verità è che non esiste quasi più nulla esente da inquinanti e che anzi, in certi casi, il “biologico” è persino più inquinato dell’analogo prodotto standard (come dimostrato dal recente articolo dedicato al salmone biologico).

      Con ciò non si vuole denigrare il biologico, e nemmeno svalutarlo, che tanti produttori si dedicano ad esso con rigore e passione.

      Ma il nostro pianeta è ormai troppo inquinato!

    • Roberto La Pira

      Non sono d’accordo, il salmone è un’eccezione. Ma poi sul livello di inquinamento va fatta una valutazione del rischio caso per caso.

  2. Mi associo alla domanda di Giuseppe, grazie a chiunque vorrà fornirci delucidazioni in merito.

  3. Ma l’ente certificatore del bio nn si è accorto di nulla?

  4. Sono convinto che la maggior parte dei consumatori non conosca quello che acquista quotidianamente e le vostre domande ne sono una conferma. Ovviamente non biasimo nessuno per questo, credo che la responsabilità sia imputabile alla generale disinformazione dilagante sugli attuali mezzi di comunicazione, costantemente invasi da pubblicità ingannevoli.

    Provo a spiegare, semplificando molto:

    – il termine “biologico” non indica che i residui sono assenti, ma che il prodotto è stato ottenuto utilizzando i metodi previsti dai regolamenti, ossia il divieto di utilizzare pesticidi di sintesi

    – il termine “sintesi” indica tutti quei pesticidi ottenuti in laboratorio, quindi sono ammessi quelli naturali, ma ancora una volta il termine può trarre in inganno . “Naturale” non significa innocuo, anzi esistono molti pesticidi naturali che sono pericolosi per la salute umana quanto quelli di sintesi

  5. I due commenti sopra, pur legittimi che siano, denotano come l’agricoltura biologica ed il cibo così prodotto siano percepiti dai consumatori, cioè come dei sistemi chiusi, protetti, costruiti e funzionanti al di fuori del mondo comune. Ed è proprio su questi punti che fa leva il marketing, e a guardare i numeri funziona alla grande.

    “un’azienda agricola italiana e biologica dovrebbe produrre cibo sano”, “l’ente certificatore si doveva accorgere” sono i dubbi sollevati dai lettori. Perché pare logico che un’azienda agricola italiana convenzionale per sua natura produce cibo poco sano e comunque meno sano, e chissà che cibo mangiano gli spagnoli o i francesi! E poi l’ente certificatore che come tutti sanno controlla quasi tutti i pacchetti prodotti con analisi approfondite, come ha potuto lasciarsi sfuggire ciò?

    In fondo poi, il piombo è naturalmente presente in natura, donato dalla madre terra di cui ci nutriamo per qualche scopo. Così come il rame usato come principio attivo nei fitofarmaci ammessi in agricoltura biologica era naturale, non vedo dove sta il problema se sono un po’ tossici, in fondo è la natura…

  6. fabrizio_caiofabricius

    Assurdo confinare il biologico sotto serra e destagionalizzare le produzioni: siamo all’opposto delle motivazioni per cui è nato.
    Cocomeri e peperoni sono la gioia colorata dell’estate così come broccoli e arance per l’inverno.
    In ogni caso follia economica per i cereali estensivi
    Probabilmente l’inquinamento era preesistente nel suolo e dovrebbe trattarsi di un evento abbastanza raro.

  7. Rimane il dubbio il piombo da dove arriva? Nella fase lavorativa?

  8. roberto pinton

    Svelato il mistero.

    PARTITA DI FARINA DI GRANO DURO CONTAMINATA: IL PRODUTTORE SE NE ACCORGE E SI AUTODENUNCIA. ASL: “ESEMPIO DI TRASPARENZA”

    E’ stato il produttore stesso ad accorgersi che la propria farina non era come avrebbe dovuto essere e, dopo aver eseguito le apposite analisi, si è autodenunciato alle autorità competenti consentendo così l’immediato ritiro dal mercato della partita fallata.
    La vicenda è quella che riguarda un’azienda biologica di Anghiari e che è stata resa pubblica quest’oggi sul sito internet del ministero della Salute. Di fatto nel file pubblicato, viene evidenziato come la ditta in questione sia stata oggetto di un ritiro dal mercato di un lotto della farina di grano duro.

    A fornire immediate delucidazioni sulla vicenda è stata la stessa azienda sanitaria aretina che è tempestivamente intervenuta per specificare come:
    “I controlli sono previsti per legge sia da parte della Asl che del produttore e quindi anche la comunicazione del ritiro in base al regolamento 178 del 2002 art 19”.
    Inoltre, “È stato lo stesso produttore – ha detto Guido Bichi responsabile sanità veterinaria e sicurezza alimentare Ausl Toscana sud est – dopo aver effettuato le proprie analisi, ad autodenunciare immediatamente il fatto e quindi a mettere in sicurezza i propri clienti. Questo è sintomo di onestà e trasparenza, episodi rari e quindi non ci rimane che ringraziarlo”.

    Il problema si è verificato a causa di un macchinario per la pulitura del prodotto che è risultato essere difettoso.

    L’attrezzatura è stata già sostituita e quasi la totalità della farina venduta è già stata rintracciata e ritirata dal commercio.

    (http://www.arezzonotizie.it/cronaca/partita-di-farina-di-grano-duro-contaminata-il-produttore-se-ne-accorge-e-si-autodenuncia-asl-esempio-di-trasparenza/)

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