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Panettone: chi produce i dolci di Natale a marchio Coop, Esselunga, Conad…? I prezzi sono convenienti e la qualità garantita da Maina, Balocco, Vergani…

panettone

Si avvicinano le festività natalizie e gli scaffali dei supermercati sono invasi dal più classico dei dolci stagionali, il panettone milanese. Il disciplinare di produzione del panettone prevede l’uso di farina di frumento, burro, uova, uvetta e canditi, ma questo non ha fermato l’industria dall’inventarsi decine di varianti a base di creme, gocce di cioccolato o frutta esotica oppure senza glutine, canditi o uvetta. Nei punti vendita è normale  trovare panettoni a prezzi variabili da 2,70 ai 14,00 €/kg. Giustificare questi prezzi a volte è difficile perché la qualità del dolce natalizio, pur essendo definita in un disciplinare preciso, dipende dalla materia prima e dal metodo di lavorazione. Le variabili importanti sono i tempi di lievitazione, la quantità e qualità di burro, le uova fresche, e poi il tipo e la quantità di canditi e uvetta.

Entrando al supermercato saltano all’occhio diverse categorie di panettoni. Il top di gamma presente dappertutto è il dolce firmato Tre Marie, che in genere non subisce deprezzamenti e viene venduto da 12 a 14 €/kg. Seguono le grandi marche come Maina, Balocco, Bauli e Paluani proposti a un prezzo variabile da 5 a 7  €/kg . Si tratta di marchi ben noti ai consumatori e per questo motivo si trovano spesso in offerta a rotazione a prezzi dimezzati o quasi. Infine, ci sono i prodotti delle insegne, come Coop, Carrefour, Esselunga e Unes, che propongono i loro panettoni a prezzi ancora più bassi (2,70 – 4,00 €/kg). Si tratta di listini che in genere tendono progressivamente a scendere in prossimità del Natale.

Leggendo bene le etichette si scopre che i panettoni venduti con il marchio del supermercato (o con un nome di fantasia) sono prodotti dalle grandi aziende dolciarie. Ad esempio, Maina produce i panettoni Coop, e anchequelli di Esselunga e di Unes (questi ultimi venduti con il marchio Il Viaggiator Goloso). Balocco prepara i panettoni di Carrefour, mentre Paluani li fornisce a Conad (vedi tabella sotto). L’indicazione del produttore però non viene riportata  in modo chiaro in etichetta, anche se diversi supermercati lo scrivono sul sito e a noi lo hanno comunicato senza problemi. Di solito sulla confezione si trova l’indirizzo dello stabilimento e questo permette di risalire con una semplice ricerca su internet all’azienda. Per questo motivo nella tabella sotto abbiamo affiancato ai panettoni  venduti con il marchio del supermercato il corrispondente nome del produttore.

Per individuare le differenze fra il panettone venduto, ad esempio, da Maina con il proprio marchio e quello preparato per Coop, Esselunga o per la linea Il Viaggiator Goloso non è sufficiente confrontare la lista degli ingredienti, perché  farina, burro e uova possono variare per quantità, qualità e origine. Le differenze potrebbero riguardare anche il processo produttivo, e queste informazioni non emergono dall’etichetta e non vengono chiarite dalle grandi aziende che preferiscono non rivelare i particolari dei capitolati siglati con le catene. Premesso che solo la prova d’assaggio permette di dare un giudizio complessivo, siamo abbastanza convinti che i panettoni firmati Bauli, Maina Balocco o Paluani non possono essere molto diversi da quelli preparati per le catene di supermercati. Questo perché le linee di produzione sono standardizzate, il processo di lavorazione risulta lungo, e in queste condizioni è davvero difficile fare cambiamenti significativi su ingredienti e  tempi di lievitazione.

Il panettone che compriamo è comunque un prodotto di alta qualità, frutto di diversi elementi  che infondono sofficità, aroma e gusto a un dolce realizzato con burro, uova, uvetta e canditi. Tutto ciò però non è correlato al prezzo di vendita. Il costo delle materie prime tra un dolce e l’altro non può variare molto. La ricetta è “codificata”, le  farine devono essere pregiate e avere molta forza per riuscire a lievitare  un impasto appesantito  da uvetta e canditi e tutti devono usare il  burro  considerato il grasso di elezione della pasticceria. Forse una delle varianti significative è la lievitazione, che in alcuni casi risulta più corta. Ma questi aspetti influiscono poco sul prezzo finale,  quasi sempre frutto di manovre di marketing e di sconti selvaggi. La cosa certa è che il panettone è uno dei migliori prodotti della pasticceria industriale.  I prezzi incredibilmente bassi (da 2,70-3,80 €/kg  per i dolci firmati dai supermercati e di 3,50-4,00 €/kg per quelli delle grandi marche venduti in offerta), non devono trarre in inganno. L’importo è spesso un sottocosto, tanto da risultare inferiore a biscotti e merendine che da un punto di vista qualitativo risultano decisamente inferiori.

Ecco i panettoni nella versione classica e senza canditi proposti dalle principali insegne di supermercati e i loro produttori.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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12 Commenti

  1. Le offerte natalizie sotto costo dei panettoni e pandoro sono tutte a carico dei produttori, dei loro fornitori di materie prime e dei dipendenti che li realizzano.
    In tutto questa catena al ribasso gli unici a non rimetterci, anzi a guadagnare sul richiamo, sono le catene della GDO.
    Queste offerte al ribasso dovrebbero essere interrotte e/o vietate per concorrenza sleale verso i produttori onesti, che vendono i loro prodotti al giusto prezzo proporzionale a costi adeguati e remunerativi per tutta la filiera.
    Ma se ugualmente le catene della GDO volessero veramente fare un regalo alla loro clientela e finalmente a loro spese non scaricate sui fornitori, regalassero o scontassero loro direttamente alla clientela un dolce natalizio, a fronte di una spesa minima del cliente tesserato ed in occasione delle ultime spese prefestive.
    Per gli omaggi alle fasce povere della popolazione, ci sono tanti altri modi e soprattutto con apporto diretto ed a spese di chi vuole offrire, senza costringere chi vive del proprio lavoro a fare forzatamente beneficenze che spesso non si possono permettere.
    Perché la beneficenza a carico d’altri non è beneficenza ma violenza commerciale, come moltissime altre offerte imposte a spese altrui per ragioni concorrenziali.

    • Concordo pienamente con te Ezio. Purtroppo é tutto un circolo vizioso, l’appiattimento sociale (verso il basso) porta a perdere la possibilità di scegliere in modo oculato e critico quello che mangiamo.
      Ovvio che la GDO va a nozze con questa situazione. Possiamo estendere la situazione più o meno a tutti i prodotti, frutta e verdura inclusi.
      Mi lascia perplesso il fatto che se la gente non guadagna il giusto, alla fine acquisterà sempre meno e chi ha tanti soldi, non è molto incline a recarsi in GDO.
      Ma forse mi sbaglio, quello che vedo, nel mio piccolo, é la nascita di piccole realtà alternative, dove si può gestire lo scambio della merce e del tempo…. chissà…..

  2. io invece credo che il prezzo reale sia quello dei prodotti dati ai supermercati e il prezzo dei prodotti di marca sia gonfiato 3-4 volte di più.

  3. A dire il vero è convinzione corrente che, i “sottocosti”, siano a totale carico del venditore, dove per venditore intendo la catena di supermercati di riferimento (Coop, Esselunga, Auchan ecc.). La convinzione, tra l’altro, ha anche un fondamento visto che, vendere un prodotto sottocosto rappresenta un modo per attirare il cliente… cliente che poi acquisterà anche altro, e questo compensa l’apparente perdita dovuta alla vendita di un prodotto a costo minore rispetto a quanto pagato. Non capisco, quindi, quanto affermato dal sig. Ezio. Perchè mai un produttore del “calibro” di Paluani, piuttosto che Maina e via dicendo, dovrebbe regalare i loro prodotti alle catene dei supermercati? Qual’è il vantaggio? Tra l’altro, spesso i prodotti non hanno nemmeno il marchio ufficiale dell’azienda che li ha prodotti quindi, non si tratta nemmeno di una qualsivoglia forma di pubblicità.

  4. Gent. Claudio, non so da dove le risulta che la convinzione corrente sia che i sottocosti siano a totale carico del venditore, perché a chi conosce minimamente il mercato di filiera risulta esattamente il contrario, come ho esposto sopra.
    Le ragioni logiche che adduce sono condivisibili ma non rispecchiano la realtà commerciale dei contratti di offerta gestiti dalle catene della GDO e da tutti quei venditori che detengono potere contrattuale.
    Infatti le offerte sono imposte al fornitore, programmate anche anno per anno e “girate” ai propri clienti per attrarli in competizione con le catene concorrenti.
    Così fan quasi tutti e tutto l’anno e non solo a mio parere sono pratiche scorrette per tutta la filiera, oltre che svalutanti dei produttori e dei prodotti offerti.
    Unica eccezione, che ritengo al contrario utile e vantaggiosa per tutti, sono le offerte per nuovi inserimenti e referenze di prodotti innovativi che necessitano di investimento commerciale per essere lanciati sul mercato.
    Senza cercare troppo bastano i due recentissimi articolo de Il Fatto.., per rendersi conto di come girano le cose intorno alle offerte e qualità non solo natalizie.
    http://www.ilfattoalimentare.it/panettone-industriale-qualita.html
    http://www.ilfattoalimentare.it/supermercato-sottocosto-prezzi-antitrust.html

  5. Gent. sig. Ezio,
    la ringrazio per quanto scritto, ovviamente (si era capito vero?) io non sono un addetto ai lavori e, per questo, forse “avevo” delle convinzioni sbagliate. Resta il fatto, comunque, che non è la prima volta che leggo (e non dico su Il fatto…) che alcune catene che vendono prodotti alimentari, apposta vendono sottocosto alcuni (e solo alcuni) prodotti con lo specifico intento di attirare il cliente… per poi “fregarlo” (mi passi il termine) aumentando i prezzi di altri prodotti e recuperando, con tanto di interessi, quanto perso con il sottocosto.
    Tra l’altro, io che sono molto attento a questo cose (e ho pure una buona memoria) ho visto personalmente questo modo di fare che, a volte, è davvero scandaloso. Prodotti venduti fino a ieri a 5, vengono portati a 10 senza nessuna giustificazione. Passate le feste (o il momento) tornano al loro prezzo iniziale e corretto.
    Cordiali saluti

  6. il prezzo, per così dire pieno, di un Maina al supermercato si aggira attorno ai 5 euro.
    Qualcuno mi spieghi come si fa a produrre un panettone con 5 euro.

    • E’ come per l’olio “extra vergine” di oliva anche a meno di 5 euro al litro.
      Se togliamo un 30% di margine commerciale lordo del rivenditore, un’altra quota di utile lordo del produttore di un altro 30%, restano meno di 2,5 euro di costi totali di produzione, materie prime tutte (farina, burro, zucchero, uova, canditi ed aromi), lunga lavorazione, confezionamento e spedizione comprese.
      Ammettiamo anche che le quantità prodotte sono veramente grandi numeri, ma come possiamo credere che si possa produrre qualità con 2,5 euro/kg di costi totali per panettone?
      E cosa dire di quelli venduti a meno di 3 euro ed al contrario quelli venduti a 13 euro, di cosa sono fatti, visto che la ricetta ingredienti è la stessa per tutti?
      Sconti selvaggi a pari qualità? Questo no, non credo proprio a produttori e venditori martiri del S. Natale.
      La fregatura c’è ma è ben nascosta sotto una delle tre carte coperte.

  7. Graziano Ansaldi

    Avete dimenticato, non capisco il motivo, il migliore, e cioè il panettone Motta. Oltre a ciò, informatevi meglio, il panettone Coop, ad esempio, è molto più caro di quello indicato da voi, e con 2,70 euro, come da voi scritto, non mi risulta esserci nessun panettone. Spesso i vostri articoli mi sembrano fuori dalla realtà. Andate nei negozi di persona, e non fidatevi di quello che vi rifilano i produttori.

    • Roberto La Pira

      Il panettone Carrefour è stato acquistato dalla redazione 7 giorni fa presso il punto vendita di Porta Nuova a Milano a 2,70 euro. Affermare che il panettone Motta è il migliore è difficile . Il test di Altroconsumo pubblicato in questi giorni non lo colloca in cima alla classifica .

  8. Graziano Ansaldi

    In effetti avrei dovuto specificare che qui dove abito io i prezzi sono differenti,ad esempio il Market Carrefour qui in città è il più caro, ha dei prezzi assurdi. Per quanto riguarda il panettone è una mia preferenza acquistare il Motta, perché lo ritengo più buono degli altri.

  9. Ho lavorato gli ultimi 30 anni come Area Sales Manager in varie multinazionali del settore alimentare.
    Una delle mie mansioni era quella di siglare gli accordi commerciali con le catene della GD e GDO.
    Vi garantisco che, nel 99% delle offerte fatte dalla GDO, il sottocosto è solo nominale.
    I contratti con queste catene sono articolati in sconti periodici (stagionali) sul/sui prodotto/i e in sconti di fine anno al raggiungimento di fatturati concordati in fase contrattuale.
    A volte sono previsti ulteriori sconti come premio al supero di un tot.% del fatturato concordato sempre in fase contrattuale.
    Gli sconti di fine anno riconosciuti alle catene della GD/GDO sono elevati. Variano da un 20% ad un 30/32%.
    Ovviamente la scontistica dipende dal fatturato storico e potenziale che la catena sviluppa con il fornitore.

    Chiarito questo dettaglio, spero sia più chiaro il motivo per cui il sottocosto non è veramente un sottocosto.
    Esempio:
    La catena concorda un periodo promozionale (esempio Pasqua) con il fornitore.
    Il prodotto costa, di listino, 10,00€ e il fornitore concede un extra sconto del 15%.
    Il costo del prodotto alla catena è, a questo punto, di 8,50€.
    La catena decide autonomamente un “sottocosto” e fa un volantino con un prezzo al pubblico di 6,20€.
    E’ chiaramente un bel sottocosto. Ci rimettono ben 2,30€ per ogni pezzo venduto. Filantropi? Si e no.
    Infatti la catena non fa altro che aggiungere al 15% il 30% che riceverà dal fornitore a fine anno perché già sicura di poter raggiungere l’obiettivo concordato contrattualmente con il fornitore.
    A questo punto la catena ha un costo “virtuale” sul prodotto di 5,95€ e lo vende a 6,20€.
    E’ vero che anticipa dei soldi, ma è altrettanto vero che alla fine avrà un guadagno di 0,25€.
    E’ poco, ma non è sottocosto.
    Se poi consideriamo anche il richiamo di clientela che ottengono questo tipo di azioni promozionali, direi che il sottocosto è remunerativo.