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Prodotti OGM: ne abbiamo trovato uno al supermercato. La presenza va indicata in etichetta. Segnalateci altri prodotti geneticamente modificati

Un lettore ci ha segnalato la presenza sugli scaffali di un supermercato di una farina di mais  ottenuta da ingredienti OGM. Si tratta di una farina precotta di mais bianco a marchio PAN proveniente negli Stati Uniti. Come  risulta dall’etichetta, è stata “prodotta con mais geneticamente modificato”. Il prodotto si trova più di freqente nei negozi di alimenti etnici e in qualche sito di e-commerce come Amazon.

La norma europea (Regolamenti 1829/2003 e 1830/2003)  permette la commercializzazione di alimenti prodotti con organismi geneticamente modificati, la cui presenza deve però essere indicata in modo chiaro sulle etichette. Per la precisione va detto che in Italia è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificata, ma non l’importazione di alimenti e mangimi per animali ottenuti con queste materie prime autorizzate a livello comunitario. I consumatori europei – soprattutto quelli italiani – non apprezzano la presenza di  questi ingredienti negli alimenti, per cui è abbastanza raro trovare prodotti ottenuti con materie prime OGM.

Se  capita di trovare al dettaglio altri alimenti contenenti ingredienti  con OGM mandateci la foto che lo segnaliamo !

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  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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Il Parlamento europeo contro l’autorizzazione ai prodotti contenenti colza, soia e mais OGM. Il parere non è vincolante. Deciderà, favorevolmente, la Commissione Ue

Con tre distinte risoluzioni, il Parlamento europeo si è espresso contro la decisione della Commissione …

7 Commenti

  1. Buongiorno, se non ricordo male e se le leggi non sono cambiate, la presenza di ogm va obbligatoriamente segnalata in etichetta ma solo laddove L ingrediente ogm superi Lo 0,9%. Questo vuol dire che ad esempio i prodotti (tantissimi) con lecitina di soia, amido di mais … possono benissimo contenere ogm senza che sia segnalato in etichetta.

  2. Uhm, ma questa idea di impiantare una gogna web per i prodotti contenenti ogm da cosa è motivata?

  3. Ringrazio della segnalazione.
    Spero che presto si possa avere dei negozi tutti dedicati agli OGM.
    Naturalmente il segnalare l’esistenza aiuta i consumatori a scegliere, sia i favorevoli come me e tanti altri che i contrari.

  4. La sto cercando da un po’ ma non riesco a trovarla!
    Mi piacerebbe molto poter acquistare prodotti a base di mais resistente agli insetti (è più sicuro delle vecchie varietà, perché meno a rischio per le micotossine). Esistono anche delle melanzane resistenti agli insetti, con molti meno insetticidi sopra.
    In futuro vorrei anche poter assaggiare le patate che non scuriscono, più che altro perché producono meno sostanze tossiche quando vengono fritte. Sono anche resistenti alla peronospora, un po’ di fitofarmaci in meno fanno sempre piacere.

    Purtroppo questo continuo ostracismo mi impedisce di scegliere, spero che le cose cambino in fretta!

    • Forse non sei informato. I prodotti OGM ricevono una maggiore quantità di pesticidi rispetto ai prodotti tradizionali essendo i primi resistenti agli erbicidi.
      Leggi qui http://www.slowfood.it/ogm/ e qui https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/senape-ogm-india-navdanya-international
      Gli OGM sono solo un modo per concedere a pochi industrie (Monsanto, Bayer, Syngenta, etc.) il controllo dell’alimentazione mondiale http://www.ilfattoalimentare.it/ogm-new-york-times-monsanto.html

    • Giovanni Perini

      No, Salvatore, la situazione è molto diversa da quello che voglio farci credere aziende come Slowfood, che ha investito molto sul marketing del no-ogm.

      Nel caso specifico dell’Europa, la situazione è esattamente il contrario di quello che dicono Slowfood e Coldiretti.
      L’unico tratto genetico OGM attualmente autorizzato in EU (il BT) non è una resistenza agli erbicidi, ma una resistenza agli insetti: questo mais richiede quindi meno insetticidi delle vecchie varietà che siamo costretti a coltivare noi (per poi buttarle, per colpa delle micotossine). Inoltre il brevetto per questo tratto genetico è ormai già scaduto, tanto che diverse nazioni ne hanno già approfittato per prodursi i loro prodotti, come la già citata melanzana BT, resistente agli insetti (ma non ai diserbanti!), coltivata con grande successo in Bangladesh.

      In compenso, in EU coltiviamo riso e girasole (e altre coltivazioni) resistenti ai diserbanti, venduti in kit sotto al marchio Clearfield® della BASF. Questa resistenza ai diserbanti è stata ottenuta per mutagenesi chimica, e non rientra quindi tra gli OGM, per cui può e viene commercializzata liberamente, protetta da un marchio. Marchio che, a differenza dei brevetti *non scade mai*!

      La brevettabilità o più in generale, la protezione con marchi e certificazioni come DOC, IGP o Bio, non dipende in nessun modo dalla presenza di tratti genetici che rientrano nella definizione di OGM. Difatti, addirittura l’assenza di OGM può essere ed è usata come forma di tipizzazione commerciale, e come tale, venire sfruttata commercialmente, anche a fini protezionisti e di monopolio. Basterà qui citare il marchio Kamut®, che protegge e garantisce il controllo diretto dell’intera filiera dei prodotti di una particolare multinazionale americana, che, stringi stringi, coltiva del comune grano khorasan (una particolare varietà di khorasan cui è proprietaria esclusiva) con certificazione biologica.
      Non c’è quindi alcun bisogno dei tratti OGM per creare monopoli, che difatti esistono anche in EU dove di OGM brevettati non se ne coltivano, e preesistevano agli OGM stessi.

      Bloccare gli OGM pensando di fermare così i monopoli dell’agroalimentare, è un po’ come pensare di impedire gli incidenti stradali vietando la vendita di automobili a benzina.

      Sarebbe perciò utile che la stampa, a cominciare dal Fatto Alimentare, prenda atto che Slowfood e Coldiretti (e non solo loro in realtà, anche Greenpeace le spara belle grosse quando ci si mette), quando si tratta di OGM, sono fonti totalmente inattendibili, e andrebbero quindi ignorati. Le testate giornalistiche, infatti, non possono competere con il web sul terreno dell’informazione veloce non filtrata; dovrebbero invece puntare su selezione e verifica delle fonti, se vogliono recuperare credibilità (e vendite!).

      Personalmente, sono infatti convinto che raccontar balle ai propri clienti, sia pure “per interposta persona”, dando spazio alle balle cacciate da altri, alla lunga non paghi…

      – Secondo la più recente review sul tema, l’uso di tratti OGM ha in effetti ridotto l’uso di pesticidi di più di un terzo (37%), in particolare di insetticidi, proprio grazie al citato tratto BT.
      http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0111629
      Il tratto BT è ormai fuori brevetto, tanto chr anche la ricerca pubblica in Ghana lo sta applicando ad una delle loro produzione agricole fondamentali, una varietà di fagiolo, la cui produzione è spesso compromessa da insetti parassiti.
      https://www.google.it/amp/www.ghananewsagency.org/science/bt-cowpea-completes-second-year-of-trial-84057-amp.html

      – Clearfield® di BASF, è un tratto genetico di resistenza ai diserbanti imidazolinonici. Circa il 70% del riso che coltiviamo in Italia è Clearfield®. Non rientra nella categoria degli OGM, quindi può essere commercializzato liberamente.
      https://www.agro.basf.it/agroportal/it/it/news_/clearfield_2/clearfield.html

      – Anche le certificazioni come DOP, IGP o Bio sono forme di protezionismo commerciale, a garanzia di monopoli produttivi e commerciali. Inoltre, a differenza dei brevetti, non scadono mai, e sono molto, molto più rigide e restrittive di questi. Tanto più restrittive, da aver dato origine all’esilarante storia del consorzio della focaccia di Recco, multato per frode, per aver prodotto la focaccia di Recco…
      http://www.lastampa.it/2015/12/22/italia/cronache/la-focaccia-di-recco-nei-guai-igp-non-si-pu-pi-esportare-cmDujm78gD1xsXjjCgo3bM/pagina.html

      – Qui la storia più dettagliata del marchio Kamut®
      http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/20/che-ne-sai-tu-di-un-campo-di-kamut®/

  5. Grazie per la risposta dettagliata, mi informerò meglio su alcune parti (marchi e riso marchiato) leggendo i tuoi link.
    Tuttavia ho molta più fiducia in Slowfood, Greenpeace, Vandana Shiva, Fatto alimentare, etc. rispetto a Monsanto, Bayer, Syngenta, istituzioni europee e accademiche, etc.
    La storia degli OGM mi ricorda molto quella del cambiamento climatico. Per quest’ultimo fino a qualche anno fa c’erano dei dubbi (adesso il 97% degli scienziati è a favore) e successivamente si è scoperto che alcune multinazionali del petrolio e carbone pagavano gli scienziati per scrivere articoli contro il cambiamento climatico https://www.lifegate.it/persone/news/greenpeace-corruzione-scienziati
    Con gli OGM sta accadendo anche peggio, l’agenzia Europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha copiato il rapporto della Monsanto http://www.slowfood.it/glifosato-rapporto-dellautorita-europea-su-rischi-copiato-monsanto/ http://www.ilfattoalimentare.it/glifosato-efsa-copia-incolla-monsanto.html
    Inoltre, il glifosato è stato autorizzato per altri 5 anni nonostante la raccolta di firme per il no, il parlamento europeo fosse contrario e i suoi danni alla salute http://www.airc.it/cancro/disinformazione/glifosato-erbicida-cancerogeno/ https://www.lifegate.it/persone/news/one-planet-summit-conclusioni grazie alle lobby nella commissione europea https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/27/glifosato-stati-sconfessano-il-parlamento-ue-ok-a-rinnovo-per-5-anni-la-germania-cambia-idea-e-lascia-sole-italia-e-francia/4005195Gli OGM non sono la soluzione, ma aumentano il problema. Libero di pensarla come vuoi, ma i fatti degli ultimi 30 anni affermano questo.