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Latte in polvere per neonati: ancora troppi contaminanti. Superati i limiti di sicurezza. Il test di Altroconsumo boccia 10 prodotti su 13. Coop il migliore

Altroconsumo ha realizzato una nuova indagine sui contaminati da raffinazione degli oli vegetali nel latte in polvere

Altroconsumo ha realizzato una nuova inchiesta sulla contaminazione da 3-MCPD (3-monocloropropandiolo) e GE (glicidil-esteri) nel latte in polvere e anche questa volta i risultati non sono molto incoraggianti.  I risultati del test di Altroconsumo di luglio avevano rilevato livelli di contaminanti 3-MCPD 10 volte superiori al limite tollerabile stabilito da Efsa (0,8 microgrammi/kg di peso corporeo). Dopo le contestazioni sul metodo di analisi contestato dalle case produttrici la rivista  ha deciso di ripetere le prove in un altro laboratorio, e di estenderlo ad altre 10 marche di latte, alcune preparate senza olio di palma. Su 13 prodotti esaminati, 10 superano i limiti di tollerabilità del 3-MCPD per tutte le età (1 mese, 3 mesi e 5 mesi) stabilite dall’Efsa (1). L’unica marca ad essere promossa a pieni voti è il latte in polvere Crescendo Coop, che nella formulazione non usa olio di palma. Promossi con riserva anche Humana 1 e Plasmon Nutrimune 1, che superano i limiti di tollerabilità solo per i bambini di 1 mese. I peggiori sono risultati Dicofarm Formulat 1 e Blemil 1, che contengono anche GE.

Il primo test (2) su tre tipi di latte – Nidina 1, Mellin 1 e Humana 1 – risale al mese di luglio 2016. Allora le analisi condotte in laboratorio evidenziavano una presenza elevata di sostanze tossiche in alcuni tipi di latte. L’inchiesta era stata fatta pochi mesi dopo l’allarme lanciato dall’Efsa, che segnalava la presenza di quantità elevate di contaminanti cancerogeni e genotossici come il 3-MCPD , 2-MCPD e il GE negli oli di semi.  L’agenzia focalizzava l’attenzione sull’olio di palma, che secondo il report conteneva da 6 a 10 volte più contaminanti rispetto agli altri oli vegetali, a causa del processo di raffinazione condotto ad alte temperature (oltre i 200°C). 

Il test di Altroconsumo è l’ultimo di una serie di analisi che accusano l’uso di oli vegetali, soprattutto palma, raffinati ad alte temperature nelle formule

Due produttori – Blemil e Unifarm, che propongono rispettivamente Blemil 1 e Neolatte – hanno annunciato alla rivista che sono in corso contromisure per ridurre il livello di contaminanti  presenti nei prodotti. L’analisi di Altroconsumo è l’ultima di una serie  di inchieste che hanno portato alla luce la contaminazione del latte in polvere e i rischi per i neonati. Mentre Il Test – Salvagente si era limitato a elencare le marche di latte che hanno come ingrediente l’olio di palma e i rischi correlati, la trasmissione svizzera francese À Bon Entendeur ha trovato i pericolosi contaminanti in quattro latti per neonati analizzati in laboratorio. Per questa ragione, Il Fatto Alimentare ha lanciato pochi mesi fa una petizione su Change.org per chiedere alle aziende di eliminare l’olio tropicale che ha raggiunto 26 mila firme.

Firma anche tu la petizione su Change.org che chiede alle aziende di togliere l’olio di palma dal latte in polvere. Abbiamo superato quota 26 mila. Clicca qui

Note:

(1) Per calcolare il limite massimo di 3-MCPD tollerabile dai neonati nelle varie età, Altroconsumo ha moltiplicato il valore soglia proposto da Efsa per il peso al 50° percentile di un bambino rispettivamente di: 1, 3 e 5 mesi secondo le tabelle dell’OMS e ha confrontato il dato con la quantità di contaminante che verrebbe assunta da un neonato in un giorno sulla base delle indicazioni in etichetta. I valori soglia sono risultati a 1 mese pari a 3,36 microgrammi/giorno, a 3 mesi 4,88 microgrammi/giorno, mentre a 5 mesi pari a 5,72 microgrammi/giorno.

(2) Il test di luglio di Altroconsumo includeva anche biscotti e snack salati, cibi largamente consumati da bambini e adolescenti, le altre categorie a rischio oltre i lattanti.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Possiamo comprendere e tollerare che la friggitoria o pasticceria sotto casa non sappia cosa fa, finché le autorità sanitarie non intervengono per garantire la sicurezza presso i fornitori di materie prime ed i trasformatori.
    Ma produttori di alimenti per neonati e bambini non possono improvvisare in modo inconsapevole, utilizzando materie prime e processi produttivi con contenuto tossico potenzialmente cancerogeno.
    Quand’anche ignari fino alle prime risultanze, anche variabili come le analisi di EFSA e di Altronconsumo purtroppo confermate anche in molti altri prodotti, la prima ed immediata azione su questi alimenti per l’infanzia era il ritiro e l’immediata correzione.
    In questi casi non è solo lo scontato principio di precauzione che deve valere, ma la capacità e l’idoneità sanitaria di queste aziende nel produrre alimenti così specifici ed impegnativi, senza alcuna tolleranza ne improvvisazione.

  2. me lo chiedo anche io…