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Etichette a semaforo, la Francia pubblica il decreto sul Nutri-Score che diventa così ufficiale dopo il via libera della Commissione Ue

Buone notizie per i consumatori francesi. Questa mattina, presso il Ministero della salute, è stato firmato il decreto che riconosce il Nutri-Score come modello ufficiale di etichettatura nutrizionale semplificata. La firma arriva una settimana dopo il “silenzio assenso” con cui Bruxelles ha dato il via libera al logo multicolore transalpino. La Commissione europea aveva tempo fino al 25 ottobre per esprimere parere negativo all’etichetta, ma, come nel caso delle etichette a semaforo britanniche, non ci sono state obiezioni.

Il Nutri-Score è un logo che esprime la qualità nutrizionale globale degli alimenti in modo chiaro e immediato attraverso l’impiego di cinque colori, dal verde al rosso, a cui corrispondono cinque lettere dell’alfabeto, dalla ‘A’ alla ‘E’ (vedi foto sopra). Il colore viene attribuito considerando la presenza di ingredienti e nutrienti da limitare, come gli zuccheri semplici e il sale, ma anche quelli positivi per la salute, come fibre, frutta e verdure. Il modello è stato scelto dopo una sperimentazione condotta in alcuni supermercati tra diversi sistemi di etichettatura, che ha individuato nel Nutri-Score il logo più efficace per migliorare la qualità nutrizionale del carrello.

Adesso il logo multicolore potrà finalmente essere adottato in via volontaria dalle aziende alimentari e stampato sui prodotti. Già nell’aprile 2017, le catene di supermercati Auchan, Intermarché e Leclerc e i produttore alimentari Fleury Michon, Danone e McCain avevano dichiarato pubblicamente l’intenzione di adottare  il Nutri-Score dopo la pubblicazione del decreto che adesso è arrivato. All’interno di questa strategia si inserisce la mossa di sei grandi multinazionali – Coca-Cola, Nestlé, Mars, Mondelez, Pepsico e Unilever – che hanno annunciato lo sviluppo di un modello alternativo, sulla base delle etichette a semaforo inglesi, da usare in tutta Europa.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. Per comprendere meglio facciamo qualche esempio applicativo del semaforo alla francese:
    -Inizio il pasto con un piatto di pasta bianca(colore giallo/arancione per l’alto tenore di amido) condita con pesto(colore verde/giallo per il molto olio solitamente aggiunto), proseguo con un filetto di carne alla griglia con solo un giro d’olio(colore giallo/arancio per l’eccesso di proteine e grassi saturi), accompagnato da una porzione di verdure cotte o crude(colore verde per le fibre e le vitamine), se aggiungo un dolcetto finale(colore rosso per gli zuccheri ed i grassi sempre presenti).
    -Alternativa al primo esempio sostituendo la pasta bianca con quella integrale, oppure una porzione di riso sempre integrale(colore giallo sempre per l’eccesso di amido ma non arancione perché ricca di fibre), sostituisco il filetto di carne con un filetto di pesce(colore giallo per l’eccesso di proteine/ma anche un po’ verde per i grassi insaturi), il resto come nel primo esempio.
    #Cosa ne deduco? che la differenza la fanno le materie prime impiegate e la composizione del pasto per quantità e qualità abbinate.
    Non credo che le indicazioni con semaforo sulle materie prime sia significativo, accettabile ne realizzabile.
    Cosa diversa per alcuni alimenti come le bevande ed i dolciumi, che comunque fatta eccezione per i succhi puri di frutta ed il cioccolato fondente al 90% di cacao, tutti gli altri per lo zucchero, l’alcool ed i grassi combinati allo zucchero, meritano un bel rosso pieno.
    Allora la differenza la può fare solamente il giudizio di confronto tra due preparazioni alimentari dello stesso tipo, esempio:
    -Una crema di nocciole con il 30% di grassi saturi ed il 50% di zucchero, con poche nocciole e pochissimo altro, potrà meritare solamente un rosso pieno senza appello.
    -Una crema di nocciole con molte nocciole, nessun grasso saturo aggiunto ed un contenuto inferiore di zucchero, magari integrale di canna, oppure malto integrale di riso e null’altro, che colore potrà meritare?
    Un giallo/arancione, sempre per l’eccesso di grassi e zuccheri combinati, anche se molto migliori del primo esempio?
    -Una bottiglia di vino rosso rispetto ad uno di bianco, avrebbero etichetta semaforica diversa per i polifenoli del rosso, nonostante il medesimo contenuto alcolico?
    -Una bevanda gassata con molto zucchero, coloranti e conservanti vari, che colore avrebbe diverso dal rosso anche riducendo un poco lo zucchero oppure sostituendolo con un dolcificante concentrato?
    #In sintesi il semaforo alla francese può trasformarsi in una pubblicità comparativa e generare molti conflitti tra i diversi produttori concorrenti. Non mi sembra un vantaggio nemmeno per il consumatore, che con l’indicazione di un solo colore riepilogativo del giudizio non ne ricava informazioni utili alla comprensione della composizione dell’alimento.
    Cosa diversa è l’indicazione semaforica all’inglese, dove vengono evidenziate colorazioni differenti e valutative per ogni nutriente della tabella nutrizionale, in modo che l’attenzione del consumatore possa essere indirizzata ai contenuti specifici dell’alimento e preparazione che assume.

    • Giulia Crepaldi
      Giulia Crepaldi

      Gentile Ezio,
      il Nutri-Score, come da indicazioni contenute nel decreto non si applica ai prodotti alimentari non trasformati mono-ingredienti, che non hanno l’obbligo di dichiarazione nutrizionale, come frutta e verdura, carne e pesce, ecc.
      Il Nutri-Score, così come l’etichetta a semaforo britannica, come fatto notare, può essere utile per fare confronti tra prodotti trasformati di una stessa categoria, come i minestroni pronti in brick o i cereali da colazione. Inoltre, nelle intenzioni dei loro ideatori, i due sistemi possono aiutare i consumatori a fare scelte più sane e, allo stesso tempo, spingere l’industria a riformulare in meglio i loro prodotti.
      La scelta di questo sistema invece di quello britannico è arrivata dopo alcuni mesi di sperimentazione in alcuni supermercati: secondo gli esperti che l’hanno condotta, si tratterebbe del modello che meglio riesce a modificare in positivo il “carrello” dei consumatori.
      Tuttavia è vero che alcuni criticano il fatto che esprimendo un giudizio globale sull’alimento, non appare immediato al consumato quali siano le caratteristiche dell’alimento che hanno portato a una E rossa o una A verde, a meno di non leggere la tabella nutrizionale e la lista degli ingredienti.
      D’altro canto anche il semaforo britannico era stato criticato da molti proprio per il fatto che si concentra esclusivamente sui nutrienti da limitare, senza tenere conto degli aspetti positivi e di come i nutrienti possono interagire tra di loro.
      Insomma, nessuno dei due sistemi è perfetto, ma a loro modo cercano di semplificare l’informazione nutrizionale per i consumatori.

    • D’accordo su tutto. Per la serie, facciamo ancora più confusione!!

  2. Constato che siamo ampiamente d’accordo nell’analisi del sistema semaforico, con tutti i limiti che comporta soprattutto l’estrema sintesi e semplificazione di quello francese.
    Un giudizio complessivo può essere molto soggettivo, se teniamo presente anche alcune scelte alimentari moderne, come il vegetariano ed il vegano.
    Regimi che hanno esigenze e valori nutrizionali diversi dallo standard passato e che richiedono valutazioni più precise dei vari apporti nutrizionali.
    Poi altre caratteristiche non secondarie degli ingredienti/materie prime utilizzate, possono e fanno una grande differenza, come ho indicato negli esempi esposti (integrale/raffinato – saturo/polinsaturo – proteine vegetali/animali – biologico/convenzionale – naturale/artificiale – fresco/conservato – ecc..).
    La vedo dura per chi attribuisce i giudizi e la vedo ancora più dura, conflittuale e fuorviante per chi li deve accettare: produttori e consumatori, anche se per motivazioni molto diverse.
    La mia estrema sintesi è per completare le indicazioni analitiche oggettive, evidenziando con colori attenzionanti, solamente quelle singole componenti nutrizionali particolarmente critiche (zuccheri semplici, grassi saturi, coloranti/conservanti artificiali) e perché no anche un semaforino aggiunto rosso vivace, per quelle composizioni che sommano due o più ingredienti critici (zuccheri semplici+grassi saturi+ conservanti e coloranti artificiali), tutti nella stessa ricetta.
    Non credo proprio che i produttori accetteranno di buon grado questa indiretta contropubblicità comparativa, considerandola soggettiva, arbitraria e forse anche illegale.

  3. La mia ipotesi d’illegalità era riferita ad un facile quanto possibile uso come pubblicità comparativa.

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