Home / Etichette & Prodotti / Coldiretti contro le etichette a semaforo usa finti bollini rossi per confondere i consumatori. La verità è però un’altra

Coldiretti contro le etichette a semaforo usa finti bollini rossi per confondere i consumatori. La verità è però un’altra

Continua la crociata mediatica di Coldiretti contro le etichette a semaforo. Secondo l’organizzazione dei produttori alimentari i bollini multicolori boccerebbero ingiustamente l’85% dell’eccellenza agro-alimentare italiana. L’ultima puntata della saga si è svolta a Bruxelles durante un incontro a cui hanno partecipato anche rappresentanti dell’Associazione dei produttori di zucchero europei (CEFS) e dell’Associazione europea dei prodotti lattiero caseari (EDA), dal titolo “L’etichetta alimentare corretta che informa senza fuorviare”.

A un’attenta analisi, però, ad apparire fuorviante è proprio l’attacco di Coldiretti alle etichette a semaforo. Per sostenere la tesi secondo cui la maggior parte dei prodotti che caratterizzano il Made in Italy vengono bocciati alla prova del semaforo, l’organizzazione ha preso come riferimento una confezione di Grana Padano, una di Parmigiano Reggiano, una mozzarella, una bottiglia di olio di oliva extravergine e una busta di prosciutto di Parma. Sul tavolo imbandito a fianco di questi prodotti appariva un cartello su cui campeggia un triste bollino rosso. Ma il modo secondo cui è stato assegnato il cartellino rosso è confuso e fumoso.

Etichette a semaforo dell’olio extravergine di oliva: il bollino rosso di Coldiretti è scorretto. Il confronto con l’etichetta a semaforo francese mostra un colore arancione e non rosso.

I prodotti esposti da Coldiretti sono tutti a marchio Tesco, catena di supermercati britannici, in cui si usa da diversi anni il sistema delle “traffic lights label”. Questo metodo però non offre giudizi sulla qualità nutrizionale complessiva, ma focalizza l’attenzione solo su alcuni nutrienti (grassi, grassi saturi, zuccheri e sale), che secondo le maggiori istituzioni internazionali, Oms in testa, devono essere limitate in una dieta equilibrata. Coldiretti fa – forse intenzionalmente – un errore grossolano, perché nel manifesto mostra solo un grande bollino lasciando intendere che si tratta del giudizio sull’intero prodotto. Non è così. Ad esempio nel prosciutto il bollino rosso riguarda i saturi e il sale, mentre nella mozzarella solo i saturi, e non gli altri composti nutrizionali. Questa scorretta rappresentazione l’abbiamo evidenziato nelle varie foto di questo articolo. Un altro motivo di ambiguità è la scelta di parlare di prosciutto di Parma e mostrare una busta di salumi composta anche da salame e coppa (vedi foto sotto). In questo modo si evidenziano tre bollini rossi fiammanti in virtù di un contenuto di grassi, grassi saturi e sale ben superiore rispetto a quelli effettivamente contenuti nel prosciutto.

La nostra campagna a favore dell’etichetta semaforo invita le autorità italiane ad adottare il modello francese, e non certo quello inglese che ha scelto Coldiretti, perché è in grado di esprimere meglio un giudizio sulla qualità complessiva del prodotto. Il Nutri-Score francese prende in considerazione sia i nutrienti da limitare, sia quelli più interessanti per la salute, dando una valutazione bilanciata. Con l’etichetta a semaforo francese nessuno dei prodotti presentati nella conferenza stampa a Bruxelles e nelle foto di Coldiretti merita il tanto temuto bollino rosso. Come si può vedere dalle nostre foto tutti i valori dei prodotti spaziano dal giallo all’arancione (vedi tabelle*).

Coldiretti per parlare del prosciutto di Parma usa un tris di salumi con valori  nutrizionali ben diversi da quelli del prodotto vero per risultare più convincente

Alla fine dei conti, se è giusto sostenere i prodotti di eccellenza Made in Italy come l’olio extravergine e il Grana Padano, non è corretto farlo esaltando solo alcune delle caratteristiche nutrizionali. Coldiretti tralascia – volutamente – di ricordare che questi alimenti sono anche ricchi di grassi, grassi saturi e sale e che, anche se sono genuini e frutto di tradizioni da valorizzare, vanno assunti con moderazione all’interno di una dieta sana ed equilibrata. Lo scopo dell’etichetta semaforo è di dare aiutare i consumatori a stabilire una corretta frequenza di assunzione (una o due volte alla settimana per il Parma) di questo tipo di prodotti, che in alternativa possono essere consumati giornalmente piccole quantità (un cucchiaino di grana sulla pasta), non certo quello di penalizzare l’alimento.

Coldiretti e tutti quelli contrari al semaforo non possono negare che il modello di etichetta adottato in Francia è il migliore sistema per aiutare il consumatore a capire le caratteristiche nutrizionali di un prodotto a colpo d’occhio. Questo concetto è chiaro a anche a esperti di nutrizione come Stefania Ruggeri del Crea, secondo cui l’Italia non può più stare ferma a guardare mentre dagli altri Paesi arrivano diversi modelli di etichette a semaforo, ma sviluppare un proprio sistema di etichettatura che tenga conto delle caratteristiche del panorama Made in Italy.

Etichette a semaforo di tre formaggi italiani: il bollino rosso di Coldiretti è poco convincente se messo a confronto il vero semaforo francese

Note:

(*) Le tabelle sono state realizzate utilizzando i prodotti portati ad esempio da Coldiretti, applicando le informazioni nutrizionali presenti sul sito della catena di  supermercati inglesi Tesco. Nelle tabelle abbiamo confrontato il bollino rosso proposto da Coldiretti che rappresenta solo in parte l’etichetta a  semaforo britannica presente sulle confezioni di prosciutto, formaggio e olio e l’etichetta a semaforo francese (Nutri-Score), generato utilizzando la banca dati open source Open Food Facts.

Le etichette a semaforo adottate in Francia, chiamate Nutri-Score, sono il miglior sistema per aiutare il consumatore a capire le caratteristiche nutrizionali di un prodotto. Lo schema è molto semplice: il rosso indica un alimento da assumere con moderazione, il verde un cibo sano mentre il giallo invita a consumare il prodotto senza esagerare, per mantenere una dieta equilibrata. Le etichette sono state accolte con entusiasmo dall’OMS e dalle associazioni dei consumatori. In questo dossier di 19 pagine spieghiamo come funziona il Nutri-Score e perché nutrizionisti e società scientifiche che si occupano di alimentazione non possono che essere favorevoli all’adozione anche in Italia.

I lettori interessati a ricevere l’ebook, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro in formato pdf  “Etichette a semaforo”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2018. Clicca qui

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

Guarda qui

Pasta Barilla

Pasta Barilla: il grano proviene da Italia, Francia, Stati Uniti e Australia. L’origine è sulle nuove etichette. Ma le informazioni precise sono sul sito e negli spot

Le confezioni della pasta Barilla con nuova etichetta sono apparse in alcuni supermercati ma pochissimi consumatori …

19 Commenti

  1. A mio modesto parere le forzature di Coldiretti fanno il paio con le vostre a favore del sistema semplicistico Nutri Score francese, perché basato su un algoritmo grossolano e molto approssimativo.
    Negli esempi che avete pubblicato, dove sono presenti a confronto sia il Nutri Score francese, sia il sistema inglese con i colori attribuiti alla singola componente nutrizionale, si evidenzia che se fossero presenti entrambi il consumatore capirebbe da dove viene il giudizio unico, inappellabile e soggettivo del Nutri Score alla francese.
    Al contrario con un solo colore riassuntivo, il consumatore non ha alcun parametro di giudizio e viene trattato in modo infantile e non in grado di discernere la causalità dei giudizi, ne meritorio di oggettive informazioni.
    Attendiamo il lavoro istituzionale del Crea, che forse sarà in grado di partorire miglior soluzione di quella francese, come auspicato dalla stessa Ruggeri che avete interpellato.

    • Roberto La Pira

      Paragonare il Nutri Score francese con il bollino di Coldiretti è un pò confondere la seta con gli stracci. Dire che l’algoritmo studiato per due anni da un gruppo di esperti francesi è grossolano è presuntuoso

  2. L’approssimazione e semplicismo del Nutri Score francese è un’evidenza dei fatti e non un mio parere presuntuoso, ma chiaramente argomentato, su un sistema che si presta a strumentalizzazioni già in atto da parte dei produttori di alimenti.
    I bollini rossi di Coldiretti come ho scritto, sono un’evidente forzatura per provocazione, come altre fatte da loro per richiamare attenzioni decisamente forzate, su temi molto sensibili ai loro associati.
    Mentre le vostre granitiche sicurezze sul sistema del Nutri Score alla francese, a mio modesto parere che ho ripetutamente motivato ed argomentato, sono ingiustificate, poco motivate ne condivise dagli operatori italiani.
    Vedremo il futuro a chi darà ragione, ma il confronto aperto, chiaro, oggettivo e disinteressato è il miglior presupposto per analizzare le problematiche di cui discutiamo, senza pregiudizi.

    • Roberto La Pira

      Il sistema funziona ed è corretto ed è stato formulato insieme da tutti i soggetti e gli operatori della filiera compreso aziende e associazioni di consumatori. Sostenere che sia approssimativo senza argomentare è fuori luogo. Ci sono alcuni produttori che cercano di cambiare i paradigmi ma si tratta delle furberie di multinazionali che vedrebbero penalizzato il loro junk food. La forzatura di Coldiretti non è una provocazione, ma un falso ripreso da molti media senza esaminare la veridicità del del comunicato. Molti operatori italiani sono miopi ma questa non è certo una novità.In realtà ci sono realtà come Auchanm Il Gigante e altre aziende che l’etichetta nutrizionale a semnaforo se la fanno da soli !!!

  3. La Coldiretti è solita a queste uscite.

    Quattro anni fa inviai una mail a Coldiretti in merito ad una news nella quale sostenevano che i cibi venduti ai discount fossero di bassa qualità e pericolosi per i consumatori. Niente di più falso, visto che molte piccole aziende italiane usano i marchi dei discount per proporre i loro prodotti anche al di fuori della propria regione.

    Scrissi loro di nuovo, ma niente risposte. Evidentemente amano mettere in allarme i consumatori, anche se non so per quale motivo. Sicuramente hanno portato a diversi (ma per fortuna non molti) a credere che il cibo dei discount faccia tutto schifo.

    Un saluto a voi

  4. Premessa: Coldiretti agisce spesso come agiva Pannella: esagerare nella direzione opposta per mitigare un’azione contraria ad alcuni principi etici basilari. In questo caso la difesa della tradizione.
    Etichette a semafori.
    Prima di tutto, per quanto a parole sia stato detto che sono stati decisi sentendo tutte le parti, il fatto che Coldiretti non concordi indica palesemente che non è stata sentita e ciò è evidente visto che si parla di Francia o Inghilterra; certo è che se adottiamo come al solito in modo acritico quello che ci viene da fuori, sacrificheremo la realtà italiana ai criteri di giudizio di altri paesi, che avranno anche cultura simile alla nostra, ma organizzazioni economico – finanziarie molto diverse – la Francia ad esempio – con le potentissime catene di distribuzione.
    Inoltre è inutile che si parli di consapevolezza nella possibile scelta di un prodotto tradizionale anche se indicato con bollini tendenti al rosso: l’etichetta a semaforo è stata creata proprio perché i consumatori sono nella quasi totalità inconsapevoli (volete leggervi qualche statistica sull’obesità, chiaro sintomo dell’inconsapevolezza?). Diventa quindi ridicolo affermare che saranno capaci di capire (cosa peraltro molto complessa anche per persone con notevole competenza) quando privilegiare un prodotto con bollino tendente al rosso ma di tradizione etc. Sono affermazioni che sono assolutamente inconsistenti, mi spiace dirlo proprio per l’antitesi tra bollino – fatto per l’inconsapevolezza – e la dichiarazione che sarà la consapevolezza a permettere una scelta oculata per i prodotti di tradizione.
    Coldiretti pur nella sua esagerazione teme – e a mio parere non ha torto – che con il passare del tempo (non dimentichiamoci che il tempo passa e modalità che possono anche essere utilizzate in modo critico dalla “gente” lentamente la mente umana le passa in modalità automatica) l’aspecificità lamentata da loro diventerà discriminante a favore di prodotti industriali standardizzati e comunque legati a catene produttive che pianificano l’agricoltura o l’allevamento di tipo monoculturale contro i prodotti di tradizione. Le parti chiamate in causa sono evidentemente principalmente quelle dei grossi gruppi distributivi, economici agricoli e delle grandi associazioni dei consumatori, dove l’importanza di quello che viene preso in carico dipende dall’umore dell’informazione scientifica che quasi sempre (e anche in moltissimi articoli di questa testata che spesso ho criticato ottenendo da voi risposte esattamente allineate con la direzione della mia critica) sono soggette al Riduzionismo oltre che alle leggi della domanda e offerta anche di esperti e scienziati a causa del giro di affari anche scientifici attorno ai processi produttivi dei grandi gruppi. Un esempio del Riduzionismo che affligge una scelta di questo tipo? Solo il fatto di non considerare l’impatto sull’economia di tradizione con le implicazioni della diversificazione colturale e di allevamento, con le conseguenti ricadute economiche con ricchezza accentrata nelle mani dei grandi gruppi finanziari che stanno dietro le catene distributive e agricole – e quindi non di ricchezza distribuita si parla – evidenziano i limiti e l’assurdità della difesa di opinione dei sistemi di orientamento (quello delle etichette a semaforo intendo) che passano per i grandi gruppi e le grandi organizzazioni, che sono principalmente interessate a detenere il loro potere, sia esso economico o di opinione (quest’ultimo aspetto, nel caso delle grandi associazioni dei consumatori).
    Credere che l’aspetto di diversificazione anche economica non sia coinvolto in questo processo è una grave errore di miopia perché se oggi sembra essere una soluzione domani diverrà il problema non risolvibile, una volta eliminata da parte delle grandi organizzazioni la concorrenza diversificante. Si veda l’aspetto delle soluzioni che diventano problemi nel paragrafo “Le 11 leggi della quinta disciplina” in https://it.wikipedia.org/wiki/La_quinta_disciplina (SoL della “Sloan School of management” – MIT Boston).
    A fronte di un totale affidamento dell’economia e della produzione ai grossi gruppi di interesse, non so cosa poi accadrà della salubrità non solo degli alimenti ma anche dell’ambiente, dell’economia, della politica e della società.
    So che la protesta di Coldiretti è grezza, ma è l’istinto di conservazione di una compagine della nostra società che è legata alla tradizione. Se ci guardiamo intorno solo nel comparto dei formaggi la strage degli innocenti è già stata perpetrata in Italia e questo grazie ai grandi gruppi industriali alimentari. (Nutella e olio di palma vi dice qualcosa?).
    Nonostante la mia appartenenza alla classe cosiddetta intellettuale aborro l’atteggiamento che questa tiene nei confronti della realtà, poiché sempre pecca della presunzione di sapere come gestire il presente quando poi ottiene un futuro che immancabilmente disattende le aspettative di costoro che ormai è chiaro sono solo un branco di presuntuosi allo sbando che riescono solo a produrre danni poiché applicano alla realtà soluzioni che ormai sono su scala mondiale avendo in mente solo una delle mille sfaccettature della realtà a cui applicano le loro infauste soluzioni. Ogni azione che coinvolge centinaia di milioni di persone – come il caso delle etichette a semaforo – oggi ha impatto globale e ogni decisione a riguardo deve essere presa con moltissima cautela e con una visione non così miope come quella che sembra affliggere anche voi che scrivete questi articoli.
    Mi spiace “andare giù duro” ma la storia degli ultimi 300 anni conferma questa – non solo mia – tesi, altrimenti non saremmo dove siamo con i problemi di sopravvivenza del Pianeta in cui ci stiamo dibattendo.Vi scrivo queste cose che possono sembrare offensive (come fa la Coldiretti quando non sa come fermare processi che ritiene deleteri) perché comunque ho fiducia nel fatto che voi che scrivete e molti di coloro che leggono, siate in grado di prendere in considerazione questo punto di vista che è sicuramente e giustamente molto più allargato rispetto al solo problema dell’obesità e insalubrità dei cibi specie se risolto con un criterio spaventosamente semplicistico come quello dei semafori quando, applicato, influisce su centinaia di milioni di consumatori.
    Centinaia di milioni di piccole increspature economiche possono creare uno tsunami ecologico economico sociale, come si è ormai visto negli ultimi decenni. Nessuna decisione dovrebbe essere presa se ha una copertura di tali proporzioni senza allargare il significato dell’impatto che può avere, specie se affidata ad un sistema assolutamente grossolano.

    • Roberto La Pira

      Ma perché quando è stata inserita la tabella nutrizionale sulle etichette, un modello molto più complesso rispetto al semaforo che però riporta gli stessi concetti nutrizionali non è successo niente?

    • Direi che la risposta più immediata che mi viene è: il sistema della tabella veniva percepito solo da chi era attento e che probabilmente lo sarà anche nel sistema a semaforo; chi saprà usare il sistema a semaforo per indirizzare la gente che oggi usa il “senza glutine” o il “senza Lattosio”, produrrà l’effetto voluto e questi saranno pronto con i prodotti industrializzati e consistentemente modificati rispetto all’originale fatto da Madre Natura, cosa che permetterà loro di creare per se stessi quei margini che valgono il dispendio di conferenze, seminari ad uso della stampa, pubblicità ingannevoli tavole rotonde e trasmissioni televisive telecomandate etc. tutto ciò contro cui su quei fronti (glutine e lattosio) voi già vi battete!
      Mi dica che non potrebbe essere vero ciò che temo!

    • Roberto La Pira

      Secondo me sono un grande passo in avanti per tutti

  5. Il SI=verde
    Il SI-SO=verdino chiaro
    Il NO=rosso
    Il NO-NI=arancione/giallo
    Sono giudizi semplicistici e non educativi.
    Nessuno educherebbe i propri figli solo con negazioni ed approvazioni senza spiegarne le motivazioni causali.

    • Roberto La Pira

      Anche il semaforo ha tre colori eppure lo capiscono in tutto il mondo!

    • Purtroppo la realtà ha un indice di complessità decisamente superiore a tre soli colori, ciò che abbiamo visto in questo scorcio di mezzo secolo recente, periodo in cui le barriere delle alpi si sono infrante, è che quello che viene fatto per proteggere i singoli cittadini ponendo dei limiti o creando sacche di privilegi decisi a tavolino, in realtà finisce con il favorire chi ha la maggior forza contrattuale riducendo al Nulla chi invece era l’originario destinatario (sia passivo che attivo o origine/destinazione) dei provvedimenti.
      Capisco perfettamente la sua posizione dr. La Pira e apprezzo che lei si batta per una migliore qualità alla portata di tutti, ma la qualità – che poi fondamentalmente è solo ede esclusivamente una quantità/quantificazione, quindi giudizio assolutamente bruto e aspecifico (chiedo scusa se mi ripeto) – dei componenti in senso dietetico lascia completamente fuori dalla porta qualità specifica e tradizione!
      troppo pericoloso per il mio modo di vedere le cose e di esplorare la deriva verso il futuro che intravedo profilarsi!
      La stimo molto anche se talvolta non sono d’accordo con lei: questo è uno dei casi ma accetterò che per dovere/convinzione lei difenda un’evoluzione rispetto al Quasi-nulla attuale.

      Si potrebbe cercare di creare un sistema italiano (siamo italiani in fondo e talvolta questo è un problema, ma tal altra una risorsa), magari invece che una sola ascissa con i bollini, metterci anche una ordinata relativa alla tradizione!
      Così tanto per lanciare una idea assolutamente abbozzata! Sono quasi sicuro che molti piccoli produttori anche di altre nazioni sarebbero contenti! E anche molte GDO italiane!

    • Roberto La Pira

      L’idea di un semaforo italiano va benissimo , il problema è che in Italia sembra prevalere la scelta miope di nessun semaforo

  6. Ne il vigile urbano all’incrocio, ne il semaforo hanno il compito di spiegare, ma solo quello di dirigere il traffico.
    Pensare che l’alimentazione vada diretta come il traffico agli incroci stradali è altrettanto semplicistico e drastico, come un’educazione fatta di SI e di NO.
    Mentre la sicurezza alimentare (data di scadenza compresa con il “preferibilmente” oppure il drastico “entro”) deve essere gestita come un semaforo, verde che permette ad alimenti sicuri di “circolare” liberamente ed uno rosso che li ferma con allerte e ritiri, ma anche un giallo con ancora qualche margine di tempo per il consumo.
    Le etichette nutrizionali con i simboli di cui discutiamo, hanno un ruolo informativo/educativo dietetico e senza spiegazioni causali dirette, non educano ne informano proprio nessuno.

  7. Queste etichette a semaforo sono molto riduttive rispetto a una campagna di informazione sull’alimentazione. Non aiuteranno le persone a mangiare meglio e in modo più sano. E’ la qualità, la varietà e il modo di cucinare che fanno la differenza, e ovviamente anche la quantità. Anche la dieta vegana può fare ingrassare! Ma queste informazioni non sono riportate da nessun tipo di etichetta. Questi bollini non porteranno altro che problemi all’economia e ai produttori.

  8. Dibattito interessantissimo, complimenti.
    Ritengo però opportuna una riflessione sul concetto di tipicità, tradizione, origine del prodotto e qualità.
    A mio parere si sta facendo una confusione terribile e Colidiretti su questi aspetti ci marcia.
    Il consumatore fa associazioni fuorvianti del tipo:
    Origine = qualità
    Tradizione = qualità
    Tipicità = qualità
    Ma che cosa è la qualità?
    Qualità = prodotto sano?
    Qualità = prodotto igienico?
    Qualità = prodotto senza conservanti?
    Si potrebbe andare di lungo.
    La conserva della nonna fatta in casa è di qualità? non direi, se si fa riferimento al fatto che un tempo i casi di botulino erano all’ordine del giorno.
    Il latte fresco ? di qualità igienica neanche a parlarne, tubercoli, brucellosi e via cosi !!!.
    Facciamo allora un pò di ordine e non facciamoci abbindolare dai luoghi comuni, vere e proprie fake news di cui la Coldiretti si fa grande divulgatrice.

  9. Non sottovalutiamo il fatto oggettivo che la qualità è un giudizio e concetto molto soggettivo, se escludiamo naturalmente tutti gli addetti ai lavori ben informati sui fatti ed in particolare i nutrizionisti per ovvie ragioni di finalità degli alimenti.
    Quindi tutti gli attributi abbinati al concetto di qualità, citati e molti altri come segnala Piero, sono legittimi per il consumatore e conosciuti dal marketing aziendale, che sa benissimo come seguire e servire i propri clienti consumatori, mentre il giudizio razionale e scientifico è altra cosa ma è di pochi.
    Scopo del dibattito è anche quello di trovare soluzioni adeguate, affinché si riesca a trasferire anche un minimo di giudizio razionale e scientifico ai consumatori, senza pretendere ingiustamente di annullare le loro aspettative emozionali, ne pensare che accettino giudizi incomprensibili perché inconosciuti.

  10. Raffinatissimo il contributo di Piero Nasuelli relativamente alla qualità. È un ottimo tentativo di definire che cosa si intenda per un “termine di abuso” (si usa spesso questa definizione per i farmaci), così come Valeria che riporta “queste etichette a semaforo sono molto riduttive rispetto a una campagna di informazione sull’alimentazione. Non aiuteranno le persone a mangiare meglio e in modo più sano”.
    Lo stesso vale per Ezio che molto chiaramente spiega: “Pensare che l’alimentazione vada diretta come il traffico agli incroci stradali è altrettanto semplicistico e drastico, come un’educazione fatta di SI e di NO.”
    Tutte le osservazioni di Codeluppi sono di buon senso e molto acute….ed allora?

    Le risposte di La Pira sembrano essere volutamente polemiche e poco argomentate e non capisco perché, dato che dirige un ottimo “giornale” che ha tantissimi pregi.

    Gentile dr. LaPira, lei afferma:

    Il sistema funziona ed è corretto ed è stato formulato insieme da tutti i soggetti e gli operatori della filiera compreso aziende e associazioni di consumatori. Sostenere che sia approssimativo senza argomentare è fuori luogo.

    Se avrà la pazienza di leggere attentamente (Lei infatti non argomenta, ma semplicemente bolla come avrebbe fatto l’Inquisizione) quanto le illustro di seguito potrà capire un po’ meglio il senso delle osservazioni che così correttamente fanno le persone citate in precedenza.
    Dopo aver letto l’argomentazione a supporto sarei anche disponibile a spiegare in dettaglio, e con esempi concreti, quale sia la potenza del metodo che leggerà alla fine (metodo insegnato all’università per anziani, quindi in grado di essere facilmente compreso da tutti e, soprattutto che ha il suo fondamento su quanto, da molto tempo, l’ISS tenta di razionalizzare con LARN e quant’altro, e quali invece siano i limiti oggettivi dei “semafori” a meno che….e lo vedrà nel corso dell’argomentazione seguente, questo sistema semaforico (in se semplice) non sia corredato da una piccolissima precisazione: la quantità dell’alimento che si deve consumare e non i dati espressi per 100 g.

    È Proprio su questi punti: QUALITÀ e RIDUTTIVITÀ dell’informazione che, la discussione deve proseguire!
    Come sempre si fanno affermazioni senza averne studiato a fondo il significato.

    1) il sistema a semaforo ha una BUONA INTENZIONE: rendere semplice ed immediata una informazione nutrizionale. Ovvero, aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli per quanto riguarda l’alimentazione. Questo è buono!
    2) che questo sistema sia EFFICACE è da vedere e lo vedremo di seguito
    3) Il sistema a semaforo (quello inglese intendo) è relativamente semplice ed ha il difetto tipico dei (tanto osannati) “pragmatici”: il desiderio di sovra-semplificare che, in questo caso va a scapito della QUALITA’ dell’informazione, se non dare una informazione distorta o se non distorta, incompleta o peggio “misleading”.
    4) QUALCUNO afferma: “Pare infatti proprio che ad essere bocciati dal semaforo rosso ci siano le prime tre specialità italiane Dop più vendute in Italia e all’estero come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma,”
    5) I criteri di attribuzione per ROSSO, AMBRA e VERDE si basano sul raggiungimento di un valore limite o di un intervallo limite per 100 g di prodotto (e variano numericamente a seconda se è alimento o bevanda).
    6) Il riferimento dietetico è quello basato su una dieta da 2000 kcal (8400 kJ) ed il procedimento è: a) se la porzione supera i 100 g allora si confronta la quantità di Grassi, Grassi Saturi, Zuccheri e Sale nell’alimento con il valore riportato per PORZIONE.
    b) se le quantità sono inferiori a questo valore limite allora i valori si confrontano con i limiti previsti per 100 g

    Domanda: qual è il valore della porzione che rende VERDI (corrispondente a BASSO) tutti i criteri finora esposti?

    Vediamoli per i tre alimenti che risultano BOCCIATI

    100 g di Grana padano apportano:
    Grassi………..28 g (ROSSO)
    Grassi saturi…17.5 g (ROSSO)
    Zuccheri……..0.0 g (VERDE)
    Sale………….1.8 g (ROSSO)

    100 g di PARMIGIANO apportano
    Grassi………..25 g (ROSSO)
    Grassi saturi…18.5 g (ROSSO)
    Zuccheri……..3.7 g (VERDE)
    Sale………….2.2 g (ROSSO)

    100 g di PROSCIUTTO DI PARMA
    Grassi………..18.4 g (ROSSO)
    Grassi saturi…6.2 g (ROSSO)
    Zuccheri……..0.0 g (VERDE)
    Sale………….6.6 g (ROSSO)

    Il valore della porzione che li renderebbe VERDI è:

    GRANA PADANO: 29 g
    PARMIGIANO REGGIANO: 28 g
    PROSCIUTTO CRUDO DI PARMA: 21 g

    Pertanto se si assume una porzione per ognuno degli alimenti indicati avremmo un apporto di Grassi, Grassi Saturi, Zuccheri e Sale da semaforo VERDE. Infatti le quantità reali dei quattro nutrienti assunte con una porzione sono tali da assegnare un colore VERDE. E invece,….invece NO! dato che se la PORZIONE è inferiore a 100 g allora il semaforo usa i criteri per 100 g di prodotto con le “colorazioni” che abbiamo visto. (Vedere Guide for creating a Front of Pack nutrition label for pre-packed products sold through retail outlets. Dept. of Health, The food standard agency. Nov. 2016 – Annex 2 – Worked example)

    Altrimenti, se la porzione dichiarata fosse superiore ai 100 g il primo confronto va fatto con una speciale colonna di colore rosso i cui valori limite sono calcolati, per ognuno dei nutrienti, come superiori al 30 % dei valori per la dieta raccomandata, in altre parole, semaforo ROSSO per:

    Grassi
    dieta raccomandata: 70 g
    Valore limite: 70 x 0.3 = 21 g

    Grassi Saturi
    Dieta raccomandata: 20 g
    Valore limite: 20 x 0.3 = 6 g

    Zuccheri
    Dieta raccomandata: 90 g
    Valore limite: 90 x 0.3 = 27 g

    Sale
    Dieta raccomandata: 6 g
    Valore limite: 1.8 g

    Ora immaginate di entrare in un supermercato e guardate in lontananza i semafori…secondo voi l’occhio coglie il colore o il cervello elabora il ragionamento appena fatto?
    Quindi, secondo questo sistema SEMPLICE, si deve dimenticare il primo principio della tossicologia moderna enunciato da Paracelso (1493 – 1541): “la dose è il veleno” e che vale anche oggi nella classificazione delle sostanze pericolose ?

    Espresso “a parole” se mi mangio 100 g di PARMIGIANO sappi che ti sei mangiato il 93 % dei grassi saturi previsti dalla dieta da 2000 kcal.

    Ed allora come fa il consumatore normale a stimare le quantità di alimento che danno semaforo verde? Ecco che la tanto decantata semplicità va a farsi “benedire” e l’informazione che se ne ricava è parziale, poco accurata e soprattutto INCOMPLETA: perché non sono previste le proteine?

    5) Ammettiamo, per un attimo che l’informazione a “semaforo” POSSA andar bene, come visto, per un singolo alimento! Siccome non viviamo di un singolo alimento (non scordate mai che il Ministero della Salute, a ragione, parla di dieta variata) ci si chiede: ma dal punto di vista nutrizionale se io combino 28 g di Parmigiano e 50 g di pan bauletto (Barilla) il mio pasto come sarà “semaforato” utilizzando questo sistema, ovvero: è un pasto bilanciato, rispetto alla dieta di riferimento, per le calorie che apporta e per i nutrienti che apporta ?
    6) Il Pan Bauletto, per 100 g ha 2 luci arancioni (grassi e sale) e due luci verdi (grassi saturi e zuccheri) e per 50 g ha 4 LUCI VERDI.
    7) Se io combino 2 alimenti a luce verde (28 g di parmigiano e 50 g di pan bauletto) come sarà il risultato finale? Il risultato è semplice: GRASSO luce arancio (medio), ACIDI GRASSI SATURI luce arancio (medio), ZUCCHERI luce verde (basso), SALE luce rossa (alto). Pensate che sia impazzita la centralina? La semplice combinazione di due alimenti a luce verde, e non dimentichiamolo in quantità pari alle porzioni a luce verde, comporta qualcosa di diverso a livello nutrizionale
    8) il sistema, con una dieta reale, pur nella sua semplicità, NON risulta adeguato a fare ciò che DIGNITOSAMENTE e SERIAMENTE si propone di fare!

    9) E allora? La risposta a questa semplice domanda esiste dal 1994. Il problema è che, questo sistema non può trasformare tutte le persone in dietologi – come invece sembrerebbe voler fare il sistema a semaforo ed abbiamo appena esaminato un caso – ma, sicuramente è molto più accurato ed informativo e si chiama Indice di Qualità Nutrizionale degli alimenti (Index of Nutritional Quality o INQ secondo il suo ideatore). Questo sistema è:
    a) il più vicino alle raccomandazioni nutrizionali del Ministero della Salute e delle Raccomandazioni Comunitarie,
    b) utilizza l’etichettatura nutrizionale approvata a livello europeo (reg 1169/2011) e non vuole, come fanno spesso gli Inglesi (the British ways are the world’s ways) ed ora anche i Francesi disfarsi di quanto faticosamente costruito a livello comunitario (non dimentichiamo che gli antichi romani avevano coniato l’attualissimo: tot capita tot sententiae!), anzi!

    • Roberto La Pira

      I tre prodotti da lei indicati il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma, contrariamente a quanto lei sostiene non hanno il semaforo rosso. Il Nutri Score francese serve al consumatore per capire le differenze tra gli stessi prodotti ( confezioni di yogurt alla frutta, cereali , pizze, biscotti frollini …).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *