Home / Pubblicità & Bufale / Tempi duri per la Coca-Cola: marketing è pubblicità sotto accusa. Critiche in UK e causa in tribunale negli in USA

Tempi duri per la Coca-Cola: marketing è pubblicità sotto accusa. Critiche in UK e causa in tribunale negli in USA

Tempi duri per la Coca-Cola, e di gran lavoro per i suoi uffici legali. Se infatti negli Stati Uniti è stata annunciata una causa per pubblicità ingannevole dall’associazione no profit Praxis Project, dall’altra parte dell’oceano, in Gran Bretagna, in questi giorni si è avuta un’indignata levata di scudi contro la campagna natalizia incentrata sul camion nelle città (Coca-Cola Christmas Truck Tour), ospitata nientemeno che sulle pagine del British Medical Journal. Siamo di fronte a una strategia di marketing aggressiva da parte della multinazionale, contro la quale si è espresso anche Il Fatto Alimentare, con una richiesta di censura degli spot andati in onda in Italia inviata all’Istituto di autodisciplina pubblicitaria. Nel Regno Unito ben 108 esperti di salute pubblica, nutrizionisti, pediatri e medici hanno firmato un appello affinché anche questa forma di pubblicità sia espressamente vietata dal 2018, alla luce della situazione presente nel paese (più di un bambino su tre tra i 10 e gli 11 anni è in sovrappeso o obeso, e una percentuale analoga a cinque anni ha già i denti cariati).

Ecco i fatti riassunti da Robin Ireland, responsabile di Food Active, campagna per la promozione di un’alimentazione più sana, e John Ashton, esperto di salute pubblica sul BMJ. Nel tour natalizio il camion ha toccato una quarantina di città in cinque aree del nord-ovest del paese, tra le quali due nella zona di Manchester, e poi Lancaster, Liverpool e Saint Helen, e i giornali locali hanno dato grande spazio all’arrivo del gigante rosso, fornendo le informazioni su dove trovarlo, pubblicando le fotografie dei bambini davanti al camion, facendone argomento di blog e sottolineando che dove c’era il camion sarebbero state regalate lattine di Coca-Cola da 150 ml (che contengono 15,9 grammi di zucchero).

Coca-Cola
La voce della Coca-Cola è più autorevole di quelli dei responsabili della salute pubblica

Molte autorità sanitarie locali, impegnate da tempo nell’elaborazione di iniziative volte a scoraggiare il consumo di soft drink tra i bambini insieme a medici, educatori, docenti universitari e organizzazioni di consumatori, hanno scritto una lettera, con il patrocinio di Food Active, intitolata ”Possiamo celebrare il Natale senza permettere alla Coca-Cola di impadronirsi della festa con falsi doni e pessimi denti”. La lettera però non è mai stata pubblicata da quegli stessi mezzi di comunicazione che tanto entusiasmo avevano mostrato per la campagna della multinazionale. “Apparentemente” è il commento sconsolato degli autori dell’articolo del BMJ “la voce della Coca-Cola è più autorevole di quelli dei responsabili della salute pubblica”. La frase successiva è un forte invito a vietare espressamente questo tipo di pubblicità, simile alla sponsorizzazione dei grandi eventi sportivi , considerata molto indiretta e astuta, ma anche   più insidiosa.

Del resto, su queste forme poco chiare di pubblicità e sulla distorsione sistematica delle informazioni medico-scientifiche insistono anche i promotori della causa federale che sarà discussa a Oakland, in California, e che vedrà coimputata anche la potentissima associazione di categoria, l’American Beverage Association. In questo caso, secondo quanto riferisce la Reuters, l’obbiettivo è sradicare dalla mente di milioni di americani il convincimento che la Coca-Cola possa far parte di un’alimentazione sana ed equilibrata, perché così non è.  La relazione tra bevande zuccherate e diabete, malattie cardiovascolari, obesità e molti altri guai di salute è un tema  dimostrato da decine di ricerche e lavori scientifici.

Come era prevedibile, l’azienda ha subito definito la causa priva di fondamento, e ha ricordato che al momento è impegnata nella riformulazione di 200 prodotti. Tuttavia, si legge nelle 40 pagine della citazione, per ora la bottiglia da 16 once (poco meno di mezzo litro) ha 12 cucchiaini di zucchero, quella, simile, di Minute Maid ne contiene 13 e quella di Vitaminwater 8, mentre l’American Heart Association raccomanda di non assumerne più di 9 al giorno per gli uomini e 6 per le donne. Come sempre, accanto ai due contendenti si sono schierati personaggi di varia natura: il finanziere Warren Buffet, azionista del colosso di Atlanta, ha dichiarato di bere almeno 5 Coca-Cola ogni giorno, mentre Maia Kats, la direttrice del Center for Science in the Public Interest, sostenitrice della causa e da anni in prima fila nella guerra contro le soda, ha riaffermato la necessità di modificare l’immagine dei prodotti della Coca-Cola, sottolineando che almeno la Pepsi non si propone come depositaria di verità scientifiche infondate, e non cerca di distorcere le informazioni a suo vantaggio.

Le due iniziative si inseriscono in una tendenza che ormai sembra irreversibile, e cioè quella del progressivo ridimensionamento del consumo di questi prodotti, che così grande responsabilità hanno avuto nel dilagare di sovrappeso e obesità e dei problemi collegati a queste condizioni, ma alla quale la multinazionale non sembra volersi adeguare. Fino a quando potrà farlo e riterrà questo atteggiamento comunque vincente.

© Riproduzione riservata. Foto: Coca-cola.co.uk

sostieni

Le donazioni si possono fare:

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare.  Clicca qui

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

Guarda qui

Olio extravergine di oliva: dal colore alla frittura, gli esperti assaggiatori dell’Onaoo sfatano miti e false credenze su olive e fritture

Miti e bufale su cibo e alimentazione non risparmiano certo i prodotti italiani d’eccellenza come …

2 Commenti

  1. si dovrebbe riuscire ad obbligare queste multinazionali del junk-food, ad apporre sulle etichette dei loro disgraziati prodotti, degli avvisi a caratteri cubitali per i consumatori, come per le sigarette. in maniera tale che, poi, da parte dei servizi sanitari nazionali, dove esistenti, se ai pazienti con problematiche ne venisse accertato il consumo e connessa la causalità del danno, non dovrebbero più essere dispensate cure gratuite a questi ultimi, ma ne dovrebbe essere addebitato l’intero costo! e quindi vedremmo se tanta gente possa continuare a far finta di ignorare tutte queste raccomandazioni per un consumo alimentare responsabile…

  2. Sarò pessimista ma per quanto riguarda gli USA ci penserà Mr. Donald a spegnere queste iniziative di prevenzione.