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Carne artificiale: proseguono gli studi per realizzare in laboratorio un’alternativa alla bistecca, sostenibile e incruenta

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La carne artificiale lascia perplessi: da un lato la possibilità di non uccidere gli animali, dall’altro gli ingenti costi

Quando nell’agosto del 2013 lo scienziato olandese Mark Post produsse il primo hamburger a partire da cellule staminali, che venne poi cucinato e mangiato davanti alle telecamere in uno studio televisivo di Londra, ci fu una reazione di sorpresa mista a scetticismo. Sorpresa perché quel risultato mostrava che era possibile ottenere carne senza uccidere animali; scetticismo perché per fabbricare 140 grammi di manzo si erano spesi ben 250.000 euro. Quel metodo incruento in grado di produrre uno degli alimenti base della nostra alimentazione poteva davvero sostituire allevamenti e mattatoi?

 

A distanza di un anno, un articolo pubblicato su Trends in Biotechnology prova a rispondere a quella domanda. Partendo da un dato di fatto che lascia poche scelte: l’inevitabile innalzamento della domanda globale di carne, in virtù dell’aumento della popolazione mondiale e del miglioramento delle  condizioni di vita, avrà come risultato un aumento dell’inquinamento, dell’immissione di gas serra, del consumo di suolo e di energia e della sofferenza animale. Per il nostro pianeta, sarà insostenibile. Se vogliamo continuare a mangiare bistecche occorre trovare alternative, e la carne ottenuta a partire da cellule staminali è una possibilità.

 

donna mangia carne
Il consumo di carne è destinato ad aumentare, con effetti sul depauperamento di acqua, energia e risorse

Già nel 2011, un’analisi sulla sostenibilità del metodo stimava che «se si potessero far moltiplicare le cellule di partenza in un mezzo vegetale ricavato, per esempio, dalle alghe, l’impiego complessivo di energia non si ridurrebbe di molto, ma calerebbero del 90% le emissioni di gas serra, l’uso di suolo e quello di acqua» scrivono su Trends in Biotechnology Cor van der Weele e Johannes Tramper, entrambi dell’Università olandese di Wageningen. Il raggiungimento di quel risultato passa però dalla risoluzione di alcuni problemi, legati in primis alla produzione.

 

Il mezzo di coltura idoneo ma non di origine animale ancora non esiste, sebbene ci siano diverse ipotesi allo studio. Non ci sono ancora linee di cellule staminali capaci di garantire una resa abbastanza elevata da sostenere la produzione industriale di carne e per tempi prolungati. Un’alternativa alle linee cellulari potrebbe essere quella di avere a disposizione comunque animali, che attraverso biopsie muscolari potrebbero fornire la materia prima (agli animalisti potrà comunque non piacere, ma in molti considererebbero eticamente accettabile questo procedimento).

 

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Attualmente i problemi produttivi sono numerosi, con costi ingenti, con un rincaro di 8 €/Kg

Vanno infine risolti i problemi legati ai processi produttivi, perché la carne artificiale dovrebbe essere ottenuta all’interno di bioreattori giganteschi. Van der Weele e Tramper stimano che una macchina da 20 metri cubi – attualmente non ne esistono di dimensioni maggiori – potrebbe soddisfare il fabbisogno di 2.560 persone. Un ulteriore ostacolo potrebbe essere poi rappresentato dalla resistenza dei consumatori, che potrebbero considerare “innaturale” e poco sicura la bistecca biotech (a dispetto del fatto che probabilmente sarebbe più sicura e meno invasiva di quella tradizionale).

 

Ma l’impedimento maggiore sarà probabilmente il costo. Facendo bene i conti, gli olandesi stimano che un mezzo di coltura dal costo di un euro al litro (abbastanza poco, rispetto agli standard attuali) determinerebbe un aggravio sul prezzo finale della bistecca di 8 €/Kg. A questo importo si sommano  i costi di produzione ( personale, macchinari e così via, oggi difficilmente quantificabili). La carne artificiale, insomma, potrebbe diventare competitiva solo se quella convenzionale aumentasse notevolmente di prezzo, oppure se produrla fosse molto meno impegnativo economicamente: questo però potrebbe anche accadere, considerato che, come per tutte le tecnologie, i costi diminuirebbero col tempo e in modo significativo.

 

Margherita Fronte

© Riproduzione riservata

Foto: Thinckstockphotos.com

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16 Commenti

  1. e diventare vegeteriani? Sono più di 2 che lo sono, faccio sport 6 giorni alla settimana godo di ottima salute ed ho 51 anni.
    Bye

    • Bene carissimo vegetariano. Perché allora a quelli estremisti come te non fanno donare il sangue??
      Perché ai bambini in età scolare è consigliato di non seguire regimi vegetariani?
      In fine, la carne secondo te fa male vero??
      E le migliaia di inquinanti che sono dentro ai prodotti vegetali invece ti fanno bene alla salute vero??

    • Valeria Nardi

      Gentile Maurizio,
      I vegetariani possono donare il sangue. Riguardo alla dieta vegetariana il parere ufficiale della American Dietetic Association (ADA) é: “le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.” (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19562864)

    • Gentile Valeria,

      citare una singola associazione/organizzazione/eccetera non ha molto senso. Intanto perché siamo in un’epoca di marchettari e la ADA è accusata di avere troppi legami con l’industria alimentare – non in senso vegetariano/vegano, ma con tutti i grandi nomi dell’industria alimentare esistenti al mondo: diciamo che non si fanno mancare niente e quindi spendono una buona parola per tutti. Ma anche perché, ragionando solo dal punto di vista scientifico, è facile trovare studi di una singola parte che sostengono una cosa ed altri il suo opposto (sul colesterolo, sugli ogm, sugli omega 3, sul vino, sul cioccolato, eccetera). Il minimo che abbia senso, se vogliamo fare citazioni, è portarne un certo numero. Il “consenso scientifico”, d’altronde, non è mai la parola di uno solo.

      Se la mettiamo sul piano dell’aneddotica personale, parafrasando Valter, posso dire che ho 44 anni, sono onnivoro da 44 anni, seguo un regime alimentare ragionevole, scelgo prodotti di qualità e non ho problemi di salute legati all’alimentazione. Traparentesi non faccio sport, questo mi provoca qualche problemino alla colonna vertebrale, ma mi peso ogni giorno e cerco di regolare la quantità di cibo in modo opportuno. Vivo con tre/quattro chili di troppo sul peso ideale, quando tende a salire l’evidenza che ho è che mi basta rinunciare per qualche giorno a pane & affini (di cui sono goloso) per ritornare indietro, non è certo la carne che fa la differenza.

      In sintesi, quello che è veramente importante per stare in salute è l’attenzione al regime alimentare e l’equilibro, non l’essere necessariamente vegetariani e vegani; scelte che rispetto, ma che hanno esclusivamente ragioni etiche.

    • Riferito a Valeria.
      Caro Fabrizio hai già detto tutto, cosa aggiungere??
      Solo una cosa aggiungerei: Valeria la tua scelta è puramente etica o nutrizionale??
      Perché allora ti direi che mangiare carne correttamente equivale al tuo dire”ben pianificate”. Sottolineo che l’uomo è evulozionisticamente predisposto a mangiare tutto compresa la carne. Poi quanti prodotti hai nelle tue immediate vicinanze che siano veramente sostitutivi di un regime alimentare completo?
      Prima delle associazioni e dei pareri scientifici, ritorniamo al vecchio buon senso.
      Se del caso si dovrebbe discutere sulla qualità dei prodotti ma, qui si parlava di sostenibilità.

    • quindi l’estremismo sarebbe vivere senza crudeltà nei confronti di esseri viventi più deboli? con queste credenze arcaiche il mondo non cambierà mai in meglio. mi sarei aspettata una risposta più pensante, priva di polemica e con qualche riferimento al posto del disfattismo. ormai sanno tutti che la dieta vegetariana è sana e completa. gli inquinanti dentro ai prodotti vegetariani? ma chi è un vegetariano attento si mangia tanta frutta e verdura, e scappa dagli inquinanti come scappa dalle tossine all’interno della carne. per non parlare dell’insostenibilità dell’allevamento stesso. paragonare questo alle produzioni vegetariane mi sembra paradossale….. occhio perchè la gente è più informata e non accetta più disfattismi simili. per il resto ben vengano alternative di cui si parla, che credo siano una risposta non solo all’aumento della popolazione ma anche ad un cambio nelle scelte di consumo…

    • risposta a Francesca

      Cara, non voglio ledere o offendere chi la pensa diversamente da me. La mia risposta non ha alcuna vena polemica, vuole sole mettere in evidenza dei fatti incontrovertibili. L’uomo mangia carne da più di 15000 anni. Poi l’ideologia, la libertà di pensiero ti permettono di pensare che gli animali sono dei peluches a cui fare delle carezze o da regalare ai bambini. L’evoluzione ti è contraria, in tutto e per tutto. La tua benevola aberrazione che vede gli animali poveri e indifesi è la pura costruzione dell’uomo che si è distaccato dalla realtà. Nonostante ciò, lo rispetto ma, non dire che sono un disfattista. Al contrario strenuamente tu aborri la carne perché malefica e non ti rendi conto che la maggiorparte degli inquinanti che un uomo assume sono attraverso i vegetali che forzatamente vengono coltivati fuori stagione.
      Si può allevare carne con i giusti ritmi e criteri, così come si può coltivare un orto biodinamico e nel perfetto equilibrio dei principi della natura. Sta a te scegliere. Qui lo sottolineo, si parla di sostenibilità. se hai in mente questo concetto allora prima di pensare alla carne, non accendere la luce, non comprare oro, non possedere macchine, butta il cellulare, e rompi il pc cono cui stai scrivendo in questo post.
      Ricordati che se l’uomo uccide animali è per il sostentamento, che deve essere sicuramente più pianificato, specie in ecosistemi fragili e bistrattati ma, non per divertimento. Altrimenti leggiti gli ultimi report della FAO in cui si dice che dovremmo diventare tutti mangiatori di cavallette, al fine di diventare sostenibili. E ricordati che cibo ce n’è a sufficienza, solo in italia si sprecano tonnellate, pari a nutrire 35 milioni di persone in un anno. I problemi sono altri, ovvero l’accesso alle risorse.
      Sappi che oggi più che mai la gente è disinformata ed emotivamente come te spesso si lascia trasportare da contingenze che eludono il vero nocciolo della questione.

    • Francesca, lasciamo perdere le sciocchezze delle tossine nella carne: le diete equilibrate onnivore non hanno problemi di tossine. Se le diete non sono equilibrate, i problemi possono capitare anche con i vegetali, perché certe tossine sono presenti anche lì: per esempio la cicerchia, consumata in dosi eccessive, provoca neurolatirismo. Capita ancora oggi in certi paesi del terzo mondo, capitava in passato anche in Europa durante le carestie, quando non era possibile seguire diete variegate.

      La questione fondamentale semmai è relativa alla qualità dei prodotti: tanto per fare un esempio negli ultimi anni ci sono stati morti per sindrome emolitico-uremica a causa di contaminazioni alimentari, sia carne negli USA che soia biologica in Germania. Se i parametri di qualità sono rispettati, tutti i cibi sono sani.

      Per quanto riguarda l’ “arcaicità”, lasciamo perdere, cadiamo nel ridicolo. Gli onnivori umani sono “arcaici” quanto tutti i carnivori esistenti in natura. Il problema è di chi crede che la natura sia come nei documentari di Walt Disney negli anni ’50, e probabilmente non si è mai fatto neanche un giretto in un’oasi naturalistica, dove potrebbe vedere i carnivori all’opera in diretta; dopo aver visto una poiana che si mangia ancora mezzo vivo un anatroccolo non parlerebbe così scioccamente di crudeltà verso i più deboli.

  2. Questo sito mi piace perché generalmente porta riferimenti verificabili. Non mi piace, quindi, leggere il solito mantra sull’effetto serra, il consumo di suolo, eccetera, collegato al consumo di carne come verità inconfutabile, senza riferimenti. Infatti non è una verità inconfutabile e non ci sono pareri unanimi.

    Seconda cosa: mentre non ha senso citare il costo se non per dire cose ovvie (tutte le tecnologie nuove costano troppo, è noto; il costo *può* scendere con il passare del tempo, è noto pure questo, ma non è detto che accada per qualsiasi innovazione), mi piacerebbe invece sapere come viene calcolato l’impatto ambientale della produzione di questa carne tecnologica: l’unica cifra citata, i 20 metri cubi del reattore, è totalmente inutile a questo fine, mentre hanno più senso i dati su quali materie prime vengono usate, quanta energia viene consumata, quanti e quali scarti vengono prodotti nel processo, eccetera. Così magari uno può fare un confronto su quanto veramente sia conveniente, dal punto di vista dell’impatto ambientale, questa nuova tecnologia.

    Questo per quanto riguarda una questione di metodo, senza il quale considero completamente inutile un contributo come questo.

    A titolo invece puramente personale, lasciatemi dire che trovo orribile solo l’idea di sostituire una varietà di prodotti naturali spesso unici per caratteristiche nutrizionali ed organolettiche con un prodotto industriale unico. Tante storie sui Mc Donald e il rispetto delle tradizioni culinarie locali e poi dovremmo addirittura omologarci su una roba che esce da un reattore industriale?

    • Roberto La Pira

      L’articolo vuole semplicemente fare un aggiornamento sulla ricerca scientifica. A volte le ricerche e le novità su un prodotto si rivelano utili e innovativi per altri rami e questo è sempre interessante. A titolo personale sono scettico anche io sul progetto

    • Caro la Pira, io non contesto l’articolo in sé, ma l’assenza di riferimenti. Non contesto neanche che in futuro qualcuno produca carne artificiale e altri la comprino e ne siano soddisfatti (non mi sorprenderebbe, pensando alle tradizioni culinarie di certe culture). Non contesto neanche le scelte dei vegetariani come il signor Valter (basta che nessuno me le imponga, non mi riferisco al commentatore precedente). Sono tutte cose soggettive e che ricadono nella libertà di scelta degli individui.

      Ma se si vuole citare il piano dei costi/benefici, che è una cosa oggettiva, per favore si metta in grado il lettore di andare a verificare lo stato della situazione, se ne ha voglia. L’articolo degli olandesi è disponibile online [1] e un link può essere utile a chi non ha dimestichezza nella ricerca di paper scientifici. E non sarebbe male poi citare anche le reazioni critiche a questo articolo, che sicuramente ci saranno (e che, per esempio, io non sono in grado di trovare da solo).

      [1] http://www.cell.com/trends/biotechnology/fulltext/S0167-7799(14)00086-9

  3. Di questo argomento ne ho sentito infatti parlare lo scorso anno e penso che come tutte le novità tecnologiche sia normale avere dubbi e perplessità (io sono il primo). Se mai si arriverà ad ottenere carne artificiale penso che dovremo attendere diversi anni ancora. Al di là delle dsquilizioni sui gas serra e riscaldamento globale (siamo sicuri che il clima stia mutando oppure sono variazioni cicliche che appartangono al sistema Terra da milioni di anni?)il vero problema è l’aumento di popolazione sopratutto in quei paesi che si stanno sviluppando molto velocemente… A prescindere dal regime alimentare (vegetariani e non) il sistema Terra è in grado di ospitare una specie in continuo aumento?

  4. Tralasciamo tutta la parte etica e ambientale di cui siamo tutti a conoscenzae di cui si parla tanto, legata all’alimentazione di prodotti di OA.
    Rimaniamo agli aspetti organolettici e nutrizionali.
    La “carne artificiale”, ottenuta da cellule staminali, è un insieme di cellule tutte uguali. Di origine muscolare. La “carne vera” contiene mille altre cose, in primis il grasso, che conferiscono aromi, sapori e odori. Senza contare tutta la parte di vitamine e micronutrienti che, mi chiedo, saranno in proporzioni diverse rispetto alla “carne artificiale”.
    Quindi, mi pare di capire, è meramente un modo per fornire all’uomo proteine “buone”, di certo migliori di quelle di origine vegetale.
    A conferma che anche i vegetariani necessitano di proteine animali, e non solo vegetali. Se così non fosse ha pienamente ragione Valter63. Che senso ha produrre carne artificiale, se c’è già tutto nei vegetali? Basta essere vegetariani (o vegani).

  5. Se il problema è poi la sostenibilità, allora non dovremmo fare nulla.
    Il fatto senza ripetere i soliti, logici stancanti e ripetitivi antefatti dell’uomo è che la scienza non è volta a dare risposte (già ci sono) che includano la verità poiché è mistificata dal potere economico che gioca con noi, con le nostre vite, unito alla nostra sempre più crescente disinformazione, progettata ad arte per creare bagarre e dividerci in opinioni pressappochiste.
    Andate a vedere per esempio la sostenibilità ambientale nel settore energetico.