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Caramello artificiale: in USA si chiede di regolamentare la concentrazione nelle bibite, come avviene in California. La sostanza è potenzialmente cancerogena e il suo accumulo un rischio

bibite caramello
Il 4-MEI, indicato in Europa come E150c ed E150d, è un colorante artificiale aggiunto per motivi estetici, classificato cancerogeno ad alte dosi

Si riaccende, negli Stati Uniti, la discussione sul caramello artificiale, il 4-metilimidazolo o 4-MEI (chiamato anche 4-MI e presente in due coloranti usati in  Europa e classificati come E150c ed E150d). La sostanza viene aggiunta ad alcune bibite e alimenti per motivi estetici, in sostituzione del caramello naturale, anche se è indicata come “possibile cancerogeno” dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione.

 

Nel 2012 la California ha introdotto la Proposition 65, una legge nazionale in base alla quale, se la concentrazione di 4-MEI supera i 29 microgrammi per unità (lattina o altro, poiché questa è la dose massima giornaliera), è obbligatorio indicare in etichetta che essa contiene una sostanza potenzialmente pericolosa (leggi articolo). Questo semplice provvedimento, ha causato nel tempo significativi cambiamenti, perché le bibite zuccherate vendute in quello Stato ora vengono prodotte con meno 4-MEI, proprio per evitare di dover aggiungere la dicitura.

Ma nel resto del paese la situazione è diversa. Tra gli studi che avevano suscitato maggiore interesse (e relative polemiche), nel 2014 troviamo quello condotto dalla rivista dell’associazione di consumaori Consumer Reports: le analisi compiute su 11 prodotti avevano messo in luce la presenza di 4-MEI in concentrazioni variabili praticamente ovunque.

 

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I bambini si espongono a un accumulo di 4-MEI dovuto al consumo quasi quotidiano di gelati, bibite e prodotti da forno con il colorante

Ora un team di esperti di salute pubblica del Centre for Livable Future (CLV) della Johns Hopkins University ha condotto un’analisi più estesa, calcolando anche l’esposizione degli americani al 4-MEI. Collaborando con la stessa Consumer Reports, il CLF ha analizzato la concentrazione di questa sostanza in 110 campioni di alimenti venduti in California e nell’area di New York, trovando risultati estremamente eterogeni (da 3,4 a 352,5 microgrammi per lattina da 33 cl), con una tendenza ai valori più bassi in tutta la California – spesso  diversi rispetto allo stesso prodotto venduto altrove – e più alti a New York.

Inoltre, come riferito su PLoS One, ha valutato quante bevande dolci e gassate bevono gli americani in base ai dati di una grande indagine sulla dieta media (National Health and Nutrition Examination Survey), giungendo alla conclusione che circa la metà di loro, a partire dai sei anni, ne beve una al giorno, come minimo, e si espone così all’accumulo del 4-MEI e al conseguente potenziale rischio di tumori, aumentato anche dal fatto che il colorante incriminato è presente in molti altri prodotti, soprattutto da forno. Nei prossimi 70 anni ci potrebbero essere da 76 a 5.000 casi di tumore dovuti esclusivamente all’assunzione di 4-MEI.

 

La conclusione è un nuovo appello alla Food and Drug Administration perché fissi dei limiti di concentrazione e obblighi a indicare la presenza del prodotto in etichetta. Quanto avvenuto in California – sostengono gli autori – dimostra che fare le stesse bibite in modo diverso si può, e quindi è del tutto possibile diminuire la concentrazione di 4-MEI. In Europa, anche l’EFSA ha valutato l’esposizione media dei consumatori al 4-MEI, concludendo che risulta inferiore a quanto previsto dai limiti di sicurezza. Le dosi massime consigliate potrebbero essere superate solo nei bambini che bevono molte bibite o consumano molti prodotti con 4-MEI (tra i quali gelati e dolci da forno che contengono  E150c).

 

Agnese Codignola

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola

giornalista scientifica

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