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Biossido di titanio: secondo un nuovo studio il colorante potrebbe causare squilibri immunitari e lesionare l’intestino

biossido di titanioNon è il caso di allarmarsi, perché si tratta di dati ricavati da esperimenti condotti su animali, e perché l’EFSA  pochi mesi fa ha pubblicato un verdetto rassicurante, ma di approfondire, forse, sì. Stiamo parlando del biossido di titanio (TiO2), usatissimo in molti settori e presente in decine di prodotti alimentari come colorante E171 (prevalentemente in dolci e caramelle), ma anche in cosmetici e dentifrici.

Secondo un nuovo studio firmato dall’Istituto nazionale per la ricerca in agricoltura (INRA) francese pubblicato su Scientific Reports, il biossido di titatanio assunto per bocca dai ratti di laboratorio viene assorbito dall’intestino, e lì produce alcuni squilibri immunitari e potrebbe favorire la formazione di lesioni precancerose.

Gli autori hanno sciolto nell’acqua il TiO2 a una concentrazione di 10 mg per chilo al giorno, simile a quella media dell’uomo, e hanno visto che la sostanza passa nel sangue e si ritrova anche nel fegato. Ma, soprattutto, hanno rilevato alterazioni nelle placche del Peyer dell’intestino, zone di tessuto responsabili della risposta immunitaria. Questa situazione causa un aumento della produzione di molecole pro-infiammatorie, le citochine, e favorisce lo sviluppo di un microambiente infiammatorio nelle mucose del colon. Se poi l’esposizione è cronica (per esempio per cento giorni, come è stato fatto in questo caso), nel 40% degli animali il TiO2 favorisce la formazione di lesioni pretumorali, non maligne, ma che non si svilupperebbero se non ci fosse il TiO2, e che possono comunque predisporre all’evoluzione verso la malignità.

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A causa degli studi carenti sugli effetti del biossido di titanio, l’EFSA non aveva fornito una dose giornaliera massima raccomandabile

Un’ulteriore informazione fornita dallo studio francese riguarda le dimensioni dell’E171 che però non sembrano essere molto importanti. Di solito in commercio si trovano miscele di nano- e microparticelle, nelle quali le prime non superano il 40% del totale, e questo fa sì che sia possibile non chiamare l’E171 nanocomposto. I ricercatori hanno condotto esperimenti con ossido di titanio in forma di nanoparticelle  senza riscontrare differenze rilevanti rispetto alle miscele di dimensioni più grandi.

Questo studio condotto sugli animali contrasta  le conclusioni dell’Efsa (leggi articolo), che non aveva rilevato gli estremi per includere il TiO2 nella lista delle sostanze pericolose per l’uomo. L’Agenzia di Parma aveva  però raccomandato ulteriori approfondimenti per quanto riguarda possibili effetti sull’apparato riproduttivo, suggeriti da alcuni studi. Anche per queste lacune, l’Efsa non aveva fornito una dose giornaliera massima raccomandabile (ADI), riservandosi di esprimersi una volta che tutti gli esperimenti saranno portati a termine in modo convincente.

Non sarebbe la prima volta che effetti potenzialmente pericolosi vengono alla luce in test su animali, ma poi non sono confermati nell’uomo. Ciò che  emerge è la necessità di andare avanti con gli studi, fino ad ottenre un profilo completo dei  possibili effetti nell’uomo.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Cassato pure il biossido di titanio: chi vuole fare da cavia si accomodi, io leggo l’etichetta e non mangio caramelle.

  2. Sono una consumatrice di gomma da masticare DAYGUM XP che purtroppo tra gli ingredienti leggo E171 (biossido di titanio). Da anni ne mastico 2/3 al giorno. Alternative ce ne sono?

  3. Bella notizia!! Chissà quanto ne abbiamo ingurgitato ed oltre a non essere indispensabile e nemmeno necessario, visto che si limita a sbiancare e basta, cosa dobbiamo attendere prima di applicare il principio di precauzione?
    Se fosse una nuova sostanza appena introdotta, ma considerando che la stiamo consumando da decenni nelle caramelle e dolciumi prevalentemente dai bambini, aspettiamo ancora qualche anno, così avrà fatto tutti i danni possibili ed immaginabili.
    Quando prevale l’apparenza, la struttura, la gratificazione a tutti i costi, questi sono i rischi sanitari che causiamo mettendo in secondo piano la salute pubblica.