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Biossido di titanio: assolto. L’Efsa dà il via libera al colorante usato per dolci, creme, caramelle e gomme da masticare. Solo lo 0,1% è assorbito dall’intestino

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Del biossido di titanio solo lo 0,1% è assorbito dall’intestino

Il biossido di titanio usato come colorante alimentare non costituisce un pericolo per la salute, perché il suo assorbimento per via orale è bassissimo. Non ci sono prove del fatto che aumenti il rischio di tumori né che sia nocivo per il feto, così come non sembrano esserci in generale indizi di una sua tossicità. Per questo, anche se al momento non è possibile indicarne dosi limite, è da considerarsi sicuro. Con l’auspicio che vengano comunque condotti studi di buona qualità che permettano di definire ogni aspetto, compreso qualunque effetto sull’apparato riproduttivo e, alla fine, di stabilire le dosi massime consigliate per il consumo umano.

È molto chiaro il rapporto pubblicato dall’EFSA in merito all’E171, il biossido di titanio (TiO2), colorante molto usato per conferire opacità e colore bianco agli alimenti. In base ai pochi dati a oggi disponibili, infatti, nulla fa pensare che esso possa costituire una minaccia per la salute, se assunto oralmente, attraverso il cibo. E il motivo principale dell’assoluzione, pur in presenza di pochi studi, è il fatto che esso non viene praticamente assorbito, e resta integro mentre passa attraverso tutto l’apparato digerente, a parte un modesto 0,1% assorbito dall’intestino. Non contano, in questo senso, le dimensioni delle particelle (oggi esiste anche in formulazione “nano”). Tuttavia, sempre poiché gli studi non sono stati molto numerosi, non è stato possibile definire la dose giornaliera accettabile o ADI (Acceptable Daily Intake) stabilita per molti altri additivi.

coloranti alimentari additivi
Nel 2007 è stato ritirato l’E128, un colorante rosso pericoloso

Il pronunciamento dell’EFSA appartiene a una lunga serie di studi portati a termine negli ultimi anni; l’agenzia ha ha voluto rivalutare numerosi additivi autorizzati in Europa prima del 2009, anno in cui è stata introdotto l’obbligo, per chi chiede un’autorizzazione all’uso di una sostanza di questo tipo, di produrre una serie di dati volti a definirne le caratteristiche chimiche e a permettere di valutarne la tossicità; il TiO2 è il numero 41 e l’ultimo dei coloranti utilizzati negli alimenti: ora il lavoro andrà avanti su altri additivi alimentari utilizzati in Europa fino al 2020, anno indicato come limite per la conclusione di queste ri-valutazioni, che in molti casi sono in realtà le prime indagini approfondite mai condotte.

Per quanto riguarda i coloranti alimentari, nel 2009 è stata effettuata una prima indagine su sei di essi, cui se ne è aggiunta una seconda nel 2012, che è stata quasi esaustiva. Nel frattempo si è avuto il pronunciamento sull’aspartame (nel 2013) e un’analisi dettagliata della maggior parte degli antiossidanti e dei conservanti. Inoltre, nel 2012 sono state abbassate le dosi massime consentite di tre coloranti alimentari: l’E104 (giallo di chinolina), l’E110 (giallo arancio) e l’E124 (rosso cocciniglia): Prima del 2009, nel 2007, era stato deciso il ritiro dell’E128, un colorante rosso molto usato e noto anche come Red 2G; ricerche successive hanno confermato la pericolosità di questa sostanza.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Ad oggi.. non ci sono dati!..
    poi tra altri dieci anni verrà fuori che era cancerogeno o immunodepressivo!
    (film visto e rivisto..)
    Poiche le aziende decidono in base al loro tornaconto e non a quello dell’utente, meglio applicare il principio precauzionale!
    “nel dubbio, evito!”

  2. “solo lo 0,1% viene assorbito dall’intestino”… già questo elemento, oltre al fatto che sono pochi finora gli studi condotti sul TiO2, può bastare per associarsi alla raccomandazione di Danilo. come si fa a rassicurare i consumatori se non si sa quali possano essere le interazioni tra organismi cellulari, sistemi endocrini, tessuti, organi e queste molecole di biossido di titanio?? al momento, l’unica risorsa opponibile dai nostri santi produttori è la difesa dei loro guadagni e null’altro.