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Troppo zucchero nella dieta: le linee guida e le evidenze scientifiche concordano, bisogna ridurre a meno del 10%. Il problema carie

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Il fabbisogno di zuccheri (zucchero bianco, glucosio, fruttosio) aggiunti nella dieta è di 0 grammi

Al XXXVI congresso SINU gli esperti di nutrizione di Australia, Cina, India, Stati Uniti ed Italia si sono confrontati sulle rispettive linee guida nazionali. Tra i vari argomenti affrontati, si è discusso su quale sia la quantità ottimale di zuccheri da introdurre nella dieta. Per zuccheri si intendono i monosaccaridi (come il glucosio e il fruttosio) e i disaccaridi come il saccarosio o zucchero da tavola, aggiunti agli alimenti e alle bevande dall’industria o dal consumatore, nonché zuccheri naturalmente presenti nel miele, sciroppi, e succhi di frutta. Sono esclusi quelli  presenti naturalmente nella frutta, nei vegetali e nel latte perché non ci sono evidenze che possano essere dannosi.

Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato di limitare il consumo di zucchero/i a meno del 10% delle calorie totali giornaliere, perché forti evidenze scientifiche indicano che così facendo si riducono le calorie giornaliere introdotte, il sovrappeso, l’obesità e la carie. Inoltre l’OMS, anche se le evidenze scientifiche non sono altrettanto solide, auspica una ulteriore riduzione al 5% (ovvero circa 25 grammi/6 cucchiaini da tè). Le cinque nazioni convenute al convegno SINU concordano tutte sulla quota del 10% delle calorie totali giornaliere da zuccheri.

Purtroppo le linee guida per una sana alimentazione tengono conto non solo della salute della popolazione generale, ma anche degli interessi economici (industria alimentare, agricoltura) di un paese. Ad esempio negli USA il dipartimento americano dell’agricoltura (USDA) ha la duplice funzione di tutelare sia l’agricoltura sia la salute della popolazione (contribuendo alla stesura delle Dietary Guidelines). Marion Nestle in “Food Politics”racconta un caso eclatante in cui le linee guida americane furono ritirate subito dopo la loro pubblicazione e cambiate per non danneggiare gli interessi delle industrie agroalimentari.

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L’OMS auspica una ulteriore riduzione al 5%

Anche in Italia il CREA-NUT (ex INRAN) che contribuisce a redigere i LARN, dipende dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che ha la funzione di tutelare l’industria agroalimentare. Quindi sono necessarie delle forti evidenze per cambiare le linee guida dei vari paesi al mondo,  anche perché gli interessi economici in gioco sono considerevoli. Pensiamo ad esempio all’industria dolciaria. La comunità scientifica inglese guidata dal Prof. Ian McDonald, in linea con quanto suggerito dall’OMS ha invece suggerito di dimezzare la quota di zuccheri concessi all’interno delle linee guida portandoli ad un 5%. La sintesi della letteratura mondiale in materia si trova in questo documento del 2015, prodotto su richiesta del “Department of Health” per il governo inglese.

Quali considerazioni hanno portato a questa decisione? In Inghilterra si è stimato che una riduzione di 100kcal/persona/giorno potrebbe portare a una moderata perdita di peso nella maggioranza degli individui. Studi controllati in adulti hanno dimostrato che aumentando o diminuendo gli zuccheri in una dieta libera (ad libitum) si ha un corrispondente aumento o diminuzione delle calorie giornaliere introdotte. Si è visto che in bambini ed adolescenti il consumo di bevande zuccherate è associato ad un incremento di peso; ciò suggerisce che non c’è una adeguata compensazione energetica, cioè riduzione volontaria dell’introduzione di altri alimenti o bevande, che compensino l’energia introdotta con zuccheri. E’ come se il corpo non riconoscesse l’apporto calorico degli zuccheri soprattutto quando sono in liquidi.

Esiste un rischio nel ridurre drasticamente gli zuccheri? Certamente no, perché il fabbisogno di zuccheri aggiunti nel cibo (zucchero bianco, glucosio, fruttosio) è pari a zero grammi. I carboidrati necessari all’organismo ( dal 45 al 60% delle calorie giornaliere provenienti da amido + zuccheri) sono presenti in abbondanza in pasta, riso, legumi, cereali e negli zuccheri semplici contenuti in frutta, verdura e latte.

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Senza zuccheri nella dieta (in primis zucchero da tavola) non c’è carie

Quali altre evidenze scientifiche potrebbero suggerire di ridurre gli zuccheri al 5% delle calorie giornaliere?

Gli studi riguardanti la relazione tra zuccheri e carie dentaria, che è ancor oggi una delle malattie più diffuse al mondo. L’igiene orale, la fluoroprofilassi e i controlli dentistici sono molto importanti ma il tipo di cibo lo è ancor di più. Studi di ogni tipo hanno chiaramente dimostrato che indipendentemente dal fluoro e dall’igiene orale, se nella dieta non ci sono  zuccheri  (in primis zucchero da tavola) non c’è carie. Anche gli amidi raffinati (patate, riso, pane) hanno un debole potere cariogeno, ma nulla di paragonabile all’effetto degli zuccheri, che hanno dimostrato di essere la singola e più potente causa in grado di innescare il processo della cariogenesi. (A.Sheiham&W.P.T James 2015) . È  questo un altro  buon motivo che da solo sarebbe sufficiente per cambiare le linee guida delle varie nazioni . Ovviamente se la salute delle persone fosse l’unico obiettivo delle linee guida!

L’autore dichiara di non aver alcun conflitto di interesse.

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  Antonio Pratesi

Antonio Pratesi
medico nutrizionista

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Un commento

  1. “Ovviamente se la salute delle persone fosse l’unico obiettivo delle linee guida!”
    Condivido in pieno il dubbio non troppo amletico, ma purtroppo reale, sulla sostanziale impotenza di autorevoli istituzioni mondiali, nei confronti dell’industria alimentare.
    Per non essere soltanto critici, auspichiamo che gli addetti ai lavori prendano coraggio e trasformino il business da dannoso a salutistico.
    I consumatori sono maturi e pronti a scelte salutari preventive, lo dimostrano tutti i dati statistici dei consumi ed è ora che l’industria investa veramente sul futuro del settore, invertendo la direzione presa negli ultimi cinquant’anni con la raffinazione, concentrazione ed avvelenamento chimico degli alimenti.