Etichette & Prodotti

Vino biologico: approvato dall`UE il regolamento che definisce i parametri per mettere il logo sull`etichetta

Trovato un accordo a livello europeo per la certificazione del vino biologico. Il 6-7 febbraio, in occasione dell’ultima riunione dello SCOF (Standard Committee Organic Farming) presso la Commmissione europea, è stata adottata la proposta di regolamento volta a inserire il vino biologico nel campo di applicazione del regolamento CE 834/2007 (relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici). Dopo oltre vent’anni di discussione su come debba venire realizzato e quali caratteristiche debba avere un vino per poter apporre un marchio ‘bio’ riconosciuto e riconoscibile in tutta Europa, l’intesa è stata raggiunta.

 

A seguito di interminabili consultazioni, i rappresentanti governativi degli Stati membri hanno finalmente trovato un accordo sul punto più delicato, il livello dei solfiti. L’anidride solforosa, per i vini con un residuo zuccherino inferiore a 2 g/l, non potrà superare i 100 ppm per i vini rossi e i 150 ppm per i vini bianchi e rosè; per gli altri vini si dovrà operare una riduzione di almeno 30 mg/lt rispetto al limite stabilito per i vini convenzionali.*

 

I solfiti sono l’unico gruppo di allergeni rispetto ai quale l’UE ha definito una soglia di tolleranza (10 mg/l è la concentrazione al di sotto della quale non è richiesto riportarne la presenza in etichetta)**. La loro presenza è infatti prevista in tutte le pratiche enologiche e il loro utilizzo risulta pressoché indispensabile per la vinificazione, in particolare, dei bianchi.

 

L’intesa raggiunta ai primi di febbraio comprende il divieto, per quanto riguarda la produzione dei vini ‘bio’, delle seguenti pratiche enologiche:

· parziale concentrazione tramite raffreddamento
· eliminazione dell’SO2 tramite processi fisici
· elettrodialisi per la stabilizzazione tartarica del vino
· parziale dealcolizzazione
· adozione dello scambio cationico per assicurare la stabilizzazione tartarica. 

 

Sono invece ammesse, a determinate condizioni, le pratiche che seguono:

· il trattamento termico (a condizione che non superi i 70°C), 

· la centrifugazione e la filtrazione con o senza materiali filtranti inerti (a condizione che la dimensioni dei pori non sia inferiore a due micron).

 

Entro il 2015 saranno poi riesaminate le pratiche di riscaldamento, uso delle resine a scambio ionico, osmosi inversa.

 

I “vini con uve biologiche”, unica dizione sinora ammessa, potranno venire prodotti nel rispetto della legislazione previgente sino al 31 luglio 2012 e venire commercializzati con tale dicitura – senza tuttavia riportare il logo UE – fino all’esaurimento delle scorte.

 

A partire dalla nuova vendemmia sarà quindi possibile utilizzare anche per i vini, nel rispetto delle condizioni stabilite, lo stesso logo UE che contrassegna tutti gli altri prodotti biologi ci. Possibilità che si estende anche sulle bottiglie dei vini già ottenuti e presenti in cantina, a condizione che le loro caratteristiche (di produzione e di prodotto) risultino conformi ai requisiti stabiliti nel nuovo regolamento, e che i documenti ad attestazione di tale conformità (comprensivi dei registri sulle quantità, per tipologia di vino e per annata) siano conservati per almeno 5 anni.

 

Dario Dongo

 

[*] Si veda, al proposito, il reg. (CE) n. 606/2009 (recante alcune modalità di applicazione del regolamento CE n. 479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le categorie di prodotti vitivinicoli, le pratiche enologiche e le relative restrizioni). Il regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio, del 29 aprile 2008, ricordiamo, è quello relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo

 

[**] Ai sensi della direttiva 2003/89/CE, c.d. “direttiva allergeni”, e del successivo regolamento (UE) n. 1169/2011 vedi il link a ilfattoalimentare.it.

Tags: , , ,

2 Commenti

  1. Claudia hatto detto:

    Io ho riscontrato solo una problematica su un vino "bio" acquistato al supermercato ed è proprio relativo alla certificazione. Contattando la ditta scopro che loro quel vino lo imbottigliano solo ma che l’uva "bio" gli arriva da altri di conseguenza la certificazione è sulla fiducia anche questo andrebbe regolarizzato, non trovate?

  2. Dario hatto detto:

    La certificazione non è solo questione di ‘fiducia’ ma comporta controlli e responsabilità che sono soggette a sanzioni ben gravi.

    Le nuove norme sono frattanto state pubblicate nel reg. (UE) n. 203/2012, in Gazzetta Ufficiale UE L71 del 9 marzo