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Quasi tutti gli uccelli marini del mondo mangiano plastica. Il problema è legato a una scorretta gestione della plastica nella forma “rifiuto”. Occorre ridurre gli imballaggi in ambito alimentare e non solo

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Gli uccelli scambiano la plastica colorata per cibo e la ingoiano

Pochi sanno che la dieta di tutti gli uccelli marini comprende per quasi tutti pezzetti di plastica. Il problema è destinato ad aumentare visto che secondo alcune stime entro il 2026, la produzione globale raddoppierà. Mentre la discussione sull’uso di questo materiale come particolarmente adeguato per la realizzazione di imballaggi alimentari è argomento di attualità, nuovi studi mostrano come la questione inquinamento sta raggiungendo livelli  inimmaginabili.

Una ricerca condotta da membri dell’Imperial College di Londra e dall’organizzazione australiana Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), rivela che elevate concentrazioni di rifiuti di plastica (fino a 580.000 pezzetti minuscoli per ogni chilometro di superficie) sono state riscontrate con una crescita esponenziale, in linea con l’aumento della produzione globale.

Il fenomeno è particolarmente accentuato nelle zone meridionali degli Oceani Indiano, Pacifico e Atlantico immaginate come aree relativamente incontaminate. Benché gli effetti di queste discariche a cielo aperto sulla salute umana siano ancora da valutare, lo stesso non si può dire per gli animali che ci convivono. Secondo lo studio, mangiare piccoli pezzetti di  plastica che galleggia in acqua è un comportamento normale per il 90% degli uccelli marini.

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Si stima che il 90 per cento degli uccelli marini abbia ingerito plastica

Leggendo il rapporto si si rimane colpiti  dalle cifre, a dir poco impressionanti: se nel 1960 meno del 5% delle specie di uccelli marini aveva ingerito plastica, nel 2010 questa percentuale arriva all’ 80% e si stima che entro il 2050 il problema interesserà quasi tutta  la fauna marina.

Come si è arrivati a questi numeri? Ragionando sulle proiezioni relative alla produzione e considerando che la quantità raddoppia ogni 11 anni  (tra il 2015 e il 2026, avremo prodotto una quantità pari a quella commercializzata da quando fu inventata ad oggi). I pezzi di plastica presenti nell’oceano  provengono da fiumi e fognature e gli uccelli scambiano gli oggetti colorati per cibo, ingoiandoli, con inconvenienti all’intestino che possono provocare la morte.

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Il problema è legato a una scorretta gestione della plastica quando diventa “rifiuto”

Una delle ricercatrici, Denise Hardesty, è convinta che lo studio sia un eccellente indicatore della salute del nostro pianeta e non debba essere sottovalutato. Sono stati trovati fino a 200 pezzi di plastica all’interno di un uccello marino e le foto pubblicate lasciano sbalorditi. Il problema è legato a una scorretta gestione della plastica nella forma “rifiuto”. Ridurre gli imballaggi in ambito alimentare e non solo, evitare l’impiego eccessivo di stoviglie e materiale usa e getta, gestire oculatamente la plastica quando finisce il ciclo di vita utile sono i piccoli gesti che possono contribuire a ridurre l’impatto a livello globale.

© Foto: CSIRO, Britta Denise Hardesty

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  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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