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Spreco alimentare: in Europa ogni anno milioni di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura. La maggior parte dei rifiuti alimentari arriva dalle famiglie

In Europa si sprecano 88 milioni di tonnellate di cibo l’anno

Ogni anno in Europa si sprecano 88 milioni di tonnellate di cibo, per un totale di ben 173 chilogrammi a persona. I più spreconi sono gli olandesi (541 kg/persona), mentre i più virtuosi sono gli sloveni (72 kg/persona). L’Italia con i suoi 179 kg pro capite è, invece, poco al di sopra della media europea. Queste stime sono state diffuse nei giorni scorsi dal Parlamento europeo, che il 16 maggio si è impegnato a adottare una serie di misure per ridurre lo spreco alimentare del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030.

Tali livelli di spreco sono inaccettabili, se consideriamo che secondo Eurostat ben 55 milioni di cittadini europei – poco meno del 10% della popolazione – nel 2014 non si potevano permettere un pasto di qualità nemmeno ogni due giorni. Inoltre, sprecando tutto questo cibo, si sperperano anche tutte le risorse utilizzate per produrlo, come acqua, suolo ed energia.

Come se ciò non bastasse, ai gas serra immessi in atmosfera durante il processo produttivo di tutto questo cibo sprecato bisogna sommare quelli generati durante lo smaltimento dei rifiuti alimentari. Secondo la Fao, per ogni chilogrammo di cibo vengono prodotti 4,5 kg di anidride carbonica e i rifiuti alimentari rappresentano l’8% di tutte le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane.

Il 53% dello spreco alimentare si registra a livello delle famiglie

Lo spreco alimentare si verifica lungo tutta la filiera produttiva, aumentando di portata mano a mano che dai campi il cibo arriva sulle nostre tavole. Difatti, è proprio nelle nostre cucine che si spreca di più: le famiglie generano ben il 53% dei rifiuti alimentari. Alla radice di questo sperpero si trova la cattiva informazione sulla conservazione degli alimenti, ad esempio l’errata interpretazione delle diciture con cui si comunicano le date di scadenza. “Da consumarsi preferibilmente entro…” è diverso da “da consumarsi entro…”: migliorando le etichette, si eliminerebbe una fonte di confusione per i consumatori e di conseguenza si ridurrebbe lo spreco.

Un altro strumento da privilegiare, secondo il Parlamento Ue, è quello delle donazioni di cibo. In questo modo viene contemporaneamente ridotto lo spreco alimentare e aiutata la popolazione in difficoltà. Ma per autorizzare esplicitamente le donazioni di cibo e renderle un mezzo diffuso di lotta allo sperpero di cibo, serve ancora un intervento della Commissione europea.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. Nell’ottica di toccare con mano lo spreco alimentare in famiglia, sto tenendo conto di quello che buttiamo. Da gennaio ad oggi veramente poca cosa. Tra 7 mesi tirerò le somme e ne parlerò sul Blog.
    Vero è che ho una serpe in seno, visto che mia madre acquista in maniera poco accorta e, va da sè, spreca molto. Salvo negare l’evidenza…. 😉

  2. In attesa che arrivi dicembre 😉 un assaggio dei primi mesi:

    Gennaio: 1 busta di bresaola scaduta. 150 grammi.
    Febbraio: 1 limone + 8 cracker + circa 100 gr. salsiccia
    Marzo: 750 ml. di bevanda alla canapa (mio malgrado, ma proprio non mi piaceva il gusto)
    Aprile: 1 kiwi + 100 grammi di chicchi di melograno scaduti (li ho comprati e la sera me ne sono dimenticato e poi siamo stati via per 4 giorni, per cui va da sè)
    Maggio: per ora niente….

    (nota: in famiglia siamo in due)

  3. Ci risiamo con le cifre dello spreco alimentare completamente campate in aria.
    Con 170 kg di spreco annuale a famiglia significa che si butta poco meno di 1/2 kg al giorno.
    A me risulta molto ma molto meno anche considerando le bucce di patata o di frutta o i gusci delle uova.
    Si tratta della solita manovra per togliere di mezzo delle scadenze come quelle della pasta, del riso ecc. che riguardano le qualità organolettiche dei cibi. Già è successo qualcosa del genere per la scadenza dell’olio di oliva.
    Si tratta solo di cifre farlocche e chiunque lo può verificare chiedendo in giro ai conoscenti.
    Mi piacerebbe conoscere nei dettagli i criteri che hanno usato. Secondo me ci sarebbe da ridere.

  4. Fermo restando che essendo solo in due in famiglia e senza figli, le occasioni di spreco sono sicuramente minori, per quel che mi riguarda vivere a basso impatto ambientale, per quanto possibile, non è faticoso. Si tratta solo di un pò di attenzione ed un minimo di logica. Ad esempio se gli acquisti vengono fatti non “a memoria”, ma con una lista della spesa, meglio se dopo aver mangiato, si è sulla strada giusta; dopo di che nel frigorifero (e dispensa) dispongo gli alimenti per genere ed ogni tanto controllo le scadenze spostando in avanti quelli che scadono prima.
    Quando alcuni anni fa ho visto il premio ConsumAttore di Oxfam, la loro scelta è stata motivata dal fatto che: “la testimonianza di Paoblog ci è sembrata quella che più fosse in grado di raccontare un modo di vivere all’insegna della sostenibilità (e, perché no, del risparmio) che coinvolge la famiglia e moltissimi aspetti della quotidianità.”
    E quindi la lotta allo spreco alimentare passa attraverso ad un approccio globale al problema. Non credo che chi si impegni a contenere i consumi di acqua ed energia, scivoli poi sul cibo.
    In ogni caso se facciamo entrare nel discorso mia mamma e mia sorella* ecco che le medie di spreco si alzano…
    * Mia sorella ha trovato di stimolo la mia idea di tenere un diario dello spreco alimentare mese dopo mese, cosa che nel giro di pochissimi giorni, facendole toccare con mano “quanto” avesse gettato, l’ha stimolata a cambiare abitudini.

  5. Il problema è molto complesso, più di quanto appaia.
    Il dato medio indica 0,5 kg al giorno a persona. Intanto va verificato: a colazione forse di assumono 200 gr di alimenti , a pranzo circa 300 e altrettanti a cena( dati molto indicativi) …insomma non si arriva al kg di alimenti consumati al giorno , vuol dire che acquistiamo 3 , consumiamo 2 e 1 lo buttiamo. Mi sembra davvero tanto.
    Non è solo uno spreco di prodotti finali, c’è il problema della produzione. Pane: vuol dire chiudere un terzo dei fornai. Carne, vuol dire chiudere un terzo degli allevamenti.
    Prodotti industriali: vuol dire CHIUDERE UN TERZO DELLE FABBRICHE.
    NON SO SE AVETE CAPITO.

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