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A Berkeley e Filadelfia la soda tax fa diminuire gli acquisti di bevande dolci. La chiave dell’efficacia è concentarsi sulla salute dei bambini

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A Berkeley, la soda tax del 10% ha fatto diminuire gli acquisti di bibite dolci. Parallelamente sono aumentate le vendite di acqua e di altre bevande non soggette alla tassa

Continuano ad arrivare conferme sull’efficacia della tassa sulle bevande dolci, la soda tax. Dopo i dati sul primo Paese ad averla introdotta, il Messico, è infatti ora la volta di Berkeley, la città californiana che, a sua volta, è stata la prima a imporla negli Stati Uniti. Contemporaneamente un altro studio fa chiarezza su quali siano gli argomenti che fanno più presa sui cittadini chiamati a esprimersi in merito, analizzando la situazione di Filadelfia, città statunitense tra le ultime a varare la sua soda tax, pochi mesi fa. E tutto questo è un bene, perché oltre ai già noti effetti sulle malattie metaboliche, le soda sono ora imputate anche di favorire demenze e ictus.

Ecco i dati. Berkeley ha introdotto una soda tax del 10% il primo marzo del 2015, pari a un penny per oncia, cioè 12 per lattina piccola (che costava un dollaro), o 68 per bottiglia da due litri (che costava due dollari); i ricercatori del Carolina Population Center dell’Università di Chapell Hill hanno voluto verificare come sono cambiati i consumi nel primo anno e si sono trovati di fronte a un risultato superiore alle aspettative. Analizzando infatti gli acquisti in 26 grandi negozi, per un totale di oltre 15,5 milioni di prodotti scannerizzati alle casse, hanno osservato che quelli di soda sono diminuiti del 9,6%, mentre gli acquisti nelle aree limitrofe a quelle della tassa sono ulteriormente aumentati, e non di poco: del 6,9%. Contemporaneamente, le vendite di acqua in bottiglia sono cresciute significativamente, del 15,6%, così come sono aumentate quelle di altre bevande non soggette alla tassa, e anche se non è possibile dimostrare un nesso di causa-effetto, l’associazione sembra molto forte; non hanno avuto successo, invece, le bibite diet, né gli energy drink: il calo, per queste due categorie, è stato in media del 9,2%.

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La riduzione degli acquisti di bevande dolci non ha comportato un calo degli affari per i rivenditori

Gli autori hanno poi voluto sottolineare, su PLoS One, un elemento importante: i rivenditori, che nel primo anno erano solo supermercati e pompe di carburante, non hanno denunciato un calo degli affari; ciò significa che la clientela non è cambiata, ma ha modificato spontaneamente gli acquisti. Via via che la tassa sarà estesa anche ai piccoli commercianti ci si aspettano effetti ancora più significativi, anche perché questo è ciò che si sta verificando a Filadelfia, dove la popolazione è più povera e l’obesità è una piaga sociale, e dove la tassa è del 15%, come hanno ricordato i ricercatori di Chapell Hill.

Su quest’ultima città è anche incentrato un altro studio, questa volta pubblicato su Public Health Management & Practice dai ricercatori della Dornsife School of Public Health. Gli esperti hanno cercato di individuare quali siano state le argomentazioni che hanno avuto presa sul pubblico, visto che il referendum che ha portato all’approvazione della tassa, svoltosi nel giugno 2016, era già stato proposto due volte, e aveva avuto esito negativo.

Per capire perché questa volta è andata bene, gli autori hanno intervistato a lungo nove tra coloro che hanno impostato la campagna referendaria e scoperto che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non serve insistere sulla salute degli adulti, perché il tema è percepito come controverso (grazie anche ad anni di campagne di disinformazione portate avanti dai produttori). Piuttosto, aiuta molto parlare dei bambini e della loro salute, presente e futura, argomento cui si dice favorevole l’84% dei cittadini. Non solo: non bisogna citare grandi studi e stime, ma proporre la tassa come elemento di una campagna educazionale che prevede anche altre iniziative, e assicurare – come è stato fatto a Berkeley – che il denaro incassato (la somma stimata è di almeno 32 milioni di dollari nei prossimi 5 anni) vada a finanziare programmi quali impianti sportivi, di cui ragazzi e bambini saranno i primi a beneficiare.

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Il consumo regolare di soda è associato non solo ad obesità, ma anche a demenza ed ictus

Dopo anni di polemiche e di dubbi, i numeri iniziano quindi a fare chiarezza su ciò che è utile e ciò che non lo è, per ridurre i consumi di bevande dolci. E che sia importante farlo lo confermano altri numeri resi noti sempre in questi giorni: quelli degli effetti sul cervello. Due studi, pubblicati su Alzheimer & Dementia e su Stroke dai ricercatori della Boston School of Medicine, che hanno coinvolto un totale di oltre 4.000 persone, mostrano che chi beve regolarmente soda va incontro a un restringimento del volume cerebrale, a un indebolimento della memoria e a un rischio circa triplo di demenza e ictus rispetto a chi ne beve sporadicamente; l’effetto si ha anche con le bevande dolcificate. I due studi sono stati condotti dallo stesso gruppo di neurologi, che inizialmente hanno controllato tutti i partecipanti con la risonanza magnetica funzionale per quanto riguarda l’atrofia cerebrale e con test per la memoria; poi hanno seguito per dieci anni i 2.800 soggetti più giovani, di un’età non inferiore ai 45 anni all’inizio, per il rischio ictus, e i quasi 1.500 più anziani, con più di 60 anni, per quello di demenza. Il risultato è stato, in questo caso, peggiore alle aspettative: obesità e diabete di tipo 2 sono stati confermati noti fattori di rischio anche per le malattie neurodegenerative.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Berkeley è sede di una delle piu’ importanti universita’ USA. E’ verosimile che i consumatori locali siano mediamente più kolti e attenti alla dieta e ai consumi “di qualita’ ” della media nazionale. Per altro e’ significativo il dato del parallelo aumento del consumo di acqua minerale. A differenza di quanto avviene da noi, negli USA, tutti bevono acqua di fonte (o altro …) e solo i ricchi e gli snob consumano abitualmente minerale (in genere francese o italica, vendute a prezzi amatoriali) . Le bevande gasate, per quanto poco salubri sono verosimilmente un’alternativa “migliore” rispetto ad altre bevande “giovanili” a base alcolica (dalla birra in su) o rispetto ai drink “energetici” pieni di caffeina.
    Sicuri che il “rimedio” non sia peggiore del “male” ??

  2. Scusate, ma non ho capito. Cos’è la soda? Nell’articolo si dice:”chi beve regolarmente soda va incontro a….” varie malattie e che “l’effetto si ha anche con le bevande dolcificate”. Ma allora il problema non è lo zucchero? Ma la soda?