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Le indicazioni alimentari nascondono confilitti di interesse. Dalla piramide italiana alla trottola giapponese ecco dove le industrie mettono mano

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In Italia le indicazioni per una sana alimentazione sono rappresentate con una piramide

In Italia le indicazioni per una sana alimentazione sono rappresentate con una piramide, in Giappone si usa una trottola, in Canada una tabella piuttosto articolata. Se osservando i vari schemi le idee di fondo sembrano comuni e “sensate” – abbondare con frutta e verdura e limitare carni, latticini e dolci – analizzando i dettagli e le indicazioni viene spontaneo  sospettare che i vari schemi siano falsati da qualche conflitto di interesse. È quanto sostiene su Vox un articolo della giornalista canadese Julia Belluz, che, in attesa della pubblicazione delle nuove linee guida americane, si è divertita a fare una rassegna di alcune indicazioni nazionali sull’alimentazione. Scoprendo che solo poche forniscono elementi chiari, semplici  e privi della minima ombra di conflitto.

Belluz parte dall’Italia, dalla Piramide alimentare settimanale elaborata nel 2005 per conto del Ministero della salute dagli esperti dell’Istituto di scienze dell’alimentazione dell’Università di Roma La Sapienza. Lo schema riporta alla base acqua, frutta e ortaggi, mentre al gradino superiore, invece della dicitura generale “cereali e tuberi”, propone direttamente alcuni esempi di prodotti come pasta e biscotti. Che (guarda caso?) non sono “gruppi alimentari”, ma tra i prodotti più diffusi dell’industria alimentare. Stesso discorso per la sezione carni, nella quale compare espressamente la dicitura “salumi”.

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Il Giappone sembra essersi dimenticato della verdura, mettendo i cereali al primo posto

Il Canada propone una tabella molto articolata di indicazioni su quante porzioni al giorno consumare per i vari gruppi alimentari: frutta e verdura, cereali, latte e latticini o alternative (come bevande di soia), alimenti proteici (carne, legumi, pesce, uova, tofu). I suggerimenti, con tanto di esempi specifici, sono suddivisi per fascia d’età e per genere. Fin qui tutto bene. Il problema, sottolinea Belluz, è che la tabella enfatizza il consumo di latticini. Non solo: quando si va sulle pagine dedicate alla nutrizione del sito del Ministero della salute canadese, tra le alternative al consumo di latte si trovano budini e bevande industriali a base di latte e cacao.

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Il Canada dà troppo peso ai latticini e suggerisce una loro sostituzione con bevande al cioccolato e budini

Non è da meno il Giappone, che offre le sue indicazioni con uno schema a forma di trottola: in alto i cibi di cui è consigliato un consumo più abbondante durante il giorno, in basso quelli da consumare con più moderazione. La cosa sorprendente è che in cima alla trottola non si trovano frutta e verdura, ma cereali. Ora, è vero che se si analizzano i dettagli, le indicazioni rispetto alle porzioni giornaliere sono comunque abbastanza equilibrate: 5-6 di verdura, due di frutta e 5-7 di cereali. Però è indubbio che il messaggio veicolato a colpo d’occhio dallo schema è un altro: più cereali, meno frutta e verdura.

Belluz chiude il suo articolo con due esempi di indicazioni a suo avviso più equilibrate e “pulite”, quelle brasiliane e quelle svedesi. Il Brasile propone una vera e propria guida centrata più su esempi di pasti giornalieri che su nutrienti, calorie o gruppi alimentari e suggerisce una regola d’oro valida sempre: evitare il più possibile cibi trasformati a favore di alimenti freschi e pasti preparati in modo casalingo. Per esempio: sì ad acqua, latte e frutta e no a bevande zuccherate, bevande a base di latte e biscotti. Ancora più immediate le indicazioni svedesi, riassunte in un’immagine sola che recita: più verdura, frutta, pesce, noci, semi ed esercizio fisico; meglio prodotti integrali, con grassi “sani” e latticini a basso contenuto di grassi; meno carni rosse e carni lavorate, sale, zucchero e alcol.

Elisa Giunco

 

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. Concordo su tutto…mettere alla base della piramide alimentare italiana (revisionata non molto tempo fa) i soliti cereali e derivati (pane, pasta) e tanto poco sensato quanto legato ad interessi commerciali nazionali. Accade la stessa cosa in Francia, Spagna e Germania, mentre altri paesi europei “lavorano” molto di più sugli aspetti educativi legati al consumo di cibo piuttosto che agli interessi commerciali.

  2. l’olio di oliva è un condimento, più che un alimento, e può essere sostituito, in una dieta, con succo di limone, salsa di soia ecc. o proprio omesso e in ogni caso va usato con moderazione.
    Va bene che l’olio di oliva, specie quello di frantoio, ha molte proprietà salutari ma dedicagli un riga intera nella nostra piramide alimentare, quasi fosse indispensabile, e tra l’altro posizionarlo sotto il pesce e la carne bianca mi sembra eccessivo.
    Il pesce, da ultimo, secondo me dovrebbe essere posizionato sotto i latticini, non sopra.

    • Sig. Alessando, non sono affatto d’accordo. L’olio di oliva è un alimento a tutti gli effetti, altro che condimento (è come dire che il latte è una bevanda e non un alimento).
      Ne la salsa di soia ne il succo di limone sono in grado di apportare gli acidi grassi mono insaturi che ha l’olio di oliva, acidi grassi fondamentali per una dieta equilibrata. Gli unici altri alimenti che possono sostituire l’olio di oliva sono la frutta secca ed i semi (come quello della zucca). Che poi vada usato con moderazione non c’è dubbio ma bisogna tenere presente che l’ottimale in una dieta, sarebbe sostituire i grassi saturi animali con quelli insaturi vegetali come appunto l’olio di oliva e la frutta secca.

  3. Il mio Maestro diceva che siccome tutti quanti mangiamo due volte al giorno, ci sentiamo in grado di avere opinioni che pensiamo sensate anche nel campo dell’alimentazione.
    La piramide alimentare, come tutte le rappresentazioni grafiche dell’organizzazione quotidiana dell’alimentazione, ha lo scopo di dare all’utente, non necessariamente esperto, indicazioni chiare e semplici su cosa mangiare. E al mercato o nei negozi di alimentari, non ci sono scaffali con la dicitura “cereali e tuberi”, ma più semplicemente vengono indicati “pane, pasta, riso, …”.
    La piramide alimentare italiana fa riferimento al modello mediterraneo; unico modello alimentare che abbia dimostrato (con centinaia di studi pubblicati su riviste qualificate) di essere in grado di prevenire l’insorgenza di malattie cronico-degenerative.
    Questo modello alimentare prevede alla base anche i cereali (quindi pane, pasta, riso) e vede nell’olio di oliva (e quindi nelle sostanze in esso contenute, acidi grassi e molecole bioattive) alcuni tra gli elementi che lo caratterizzano.
    La collocazione di un alimento (e l’olio lo è !!) in un determinato punto della piramide nasce, di nuovo, da evidenze scientifiche accreditate e non da opinioni personali.
    Purtroppo la Scienza dell’Alimentazione è parente stretta della biochimica che, oltre a non essere di semplice comprensione come sanno gli studenti di medicina, mal si presta a imprecisioni e opinioni non-evidence based.
    prof Lorenzo M Donini, MD
    Sapienza University of Rome
    Experimental Medicine Department
    Medical Pathophysiology, Food Science and Endocrinology Section
    Food Science and Human Nutrition Research Unit

  4. Vorrei fare una precisazione ed aspetterei una risposta. Perché indichiamo come “dieta mediterranea” sostanzialmente un elenco di alimenti consumati principalmente nel nostro paese e specificatamente al Sud. Vorrei sottolineare che il Mediterraneo va dalla Spagna alla Turchia, dall’Egitto alla Francia comprendendo delle cucine assai valide ma decisamente diverse tra di loro. Tutti questi paesi avranno la loro “dieta mediterranea” che, credo, non coincida precisamente con quella espressa da noi o mi sbaglio. Chiedo quindi: “c’è qualcuno che mi può specificare quanto espresso”?
    Grazie

    • caro Renzo,
      hai perfettamente ragione. Il bacino mediterraneo è ampio e vi si affacciano Peasi con diverse tradizioni, storie,culture e religioni. Se vai sul sito http://www.ciiscam.org/ troverai la “sintesi” fatta da ricercatori italiani, francesi, spagnoli, greci, israeliani e marocchini nella piramide alimentare mediterranea.
      rof Lorenzo M Donini, MD
      Sapienza University of Rome
      Experimental Medicine Department
      Medical Pathophysiology, Food Science and Endocrinology Section
      Food Science and Human Nutrition Research Unit

  5. Piu` che conflitti d’interessi e complotti vari, trovo che si tratti piu` semplicemente di diponibilita` dei vari alimenti nei contesti dei vari paesi.
    In Giappone la frutta costa molto cara e non c’e` molta varieta` facilmente disponibile. Ecco perche` viene messa in fondo alla “trottola” e non assieme alla verdura, che comunque costa in rapporto piu` che in Italia.
    Stesso discorso per i latticini, molto piu` cari di quanto lo siano in Italia e, sospetto, in Canada. (C’e` da dire pero` che molti derivati del latte e il latte stesso in Giappone contengono aggiunte di calcio).
    In breve, credo che le indicazioni alimentari per i vari paesi siano pensate per poter essere realisticamente messe in pratica in quei paesi.