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In arrivo sanzioni per chi usa sacchetti non biodegradabili. Via libera dall’UE al decreto interministeriale. Il modello italiano preso come riferimento

sacchetti plastica
Rischio sanzioni per chi mette in circolazione sacchetti monouso che non siano biodegradabili e compostabili.

Venerdì 13 settembre si è concluso il capitolo legislativo sui sacchetti di plastica, con le sanzioni per chi mette in circolazione buste monouso non biodegradabili e compostabili. La data coincide con l’entrata in vigore del Decreto interministeriale del 18 marzo 2013.

 

La scorsa settimana è scaduto il termine entro il quale la Commissione Europea avrebbe dovuto esprimersi in merito al Decreto interministeriale firmato dai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, dopo la formale opposizione presentata in primavera dalla Gran Bretagna. Questo Decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 27 marzo, stabilisce in modo dettagliato le caratteristiche delle bioshopper e definisce anche le sanzioni per chi non le rispetta. L’Unione Europea aveva 60 giorni di tempo dopo il termine formale (13 giugno) per  formulare eventuali perplessità ed eventualmente variare il contenuto, ma non l’ha fatto.

 

La Commissione Europea, scegliendo di non impugnare la legge italiana, permette di sanzionare la commercializzazione dei sacchi non conformi con una multa di importo che va da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino a 100.000 euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti per l’asporto. Secondo il decreto, oltre ai sacchetti monouso biodegradabili e compostabili (come descritto nello standard europeo UNI EN 13432) potranno circolare quelli riutilizzabili, purchè abbiano determinate caratteristiche. Ammessi anche sacchi riutilizzabili in carta, tessuti di fibre naturali, fibre di poliammide e materiali diversi dai polimeri.

 

Adesso finalmente si può dire stop alla vendita delle finte bioshopper e sacchetti in plastica addittivata (oxodegradabili), per renderla “simile” ai veri sacchetti ecologici (vedi tabella).

 

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Il 90% degli italiani è favorevole alla legge contro i sacchetti non biodegradabili, ma non tutti li sanno riconoscere

La norma sembra avere avuto effetti positivi sullo stile di vita dei cittadini che apprezzano il decreto (il 90% degli italiani è favorevole alla legge contro i sacchetti non biodegradabili, anche se pochi li sanno riconoscere). Vuol dire che la gente rinuncia volentieri alla shopper usa e getta a favore di quella riutilizzabile. Il bando sui sacchetti di plastica è quindi un successo per l’Italia, tant’è che altri paesi europei, come la Francia, stanno cercando di utilizzare il nostro decreto come riferimento da applicare sul territorio.

 

C’è di più: secondo una ricerca commissionata da Assobioplastiche (Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili) e realizzata da Ispo Ricerche (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) più del 50% dei cittadini intervistati apprezzerebbe l’estensione del bando anche ai sacchetti per imbustare frutta e verdura utilizzati nei reparti ortofrutta. Al momento, non essendo ritenuti “da asporto”, non rientrano nel bando e sono quindi necessarie nuove misure legislative. Ma questa è un’altra storia che speriamo di raccontare presto.

 

Luca Foltran

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Foto: Photos.com

  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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