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Regno Unito: l?obesità è in crescita, ma la colpa non è solo dell?industria alimentare

Cattive notizie dal Regno Unito: secondo le ultime rilevazioni, l’indice di obesità nella popolazione adulta è aumentato dal 16% del 1994 al 25% di oggi.

Un dato allarmante non solo per i singoli pazienti ma per la società britannica nel complesso: l’obesità è una patologia che aumenta il rischio di malattie e riduce l’aspettativa di vita di circa un quarto dei cittadini in età lavorativa – con gravi costi per la sanità – e di conseguenza diminuisce anche la produttività del paese.

La stampa si è subito rivolta alla Federazione dell’industria alimentare britannica. La risposta di Barbara Gallani, ex-funzionaria di Beuc (la rappresentanza europea dei consumatori a Bruxelles), è stata tempestiva: l’industria alimentare nel Regno Unito ha un ruolo leader nelle iniziative pubbliche e private che promuovono stili di vita salutari, in particolare dieta equilibrata e adeguata attività fisica.

Negli ultimi anni, gran parte degli alimenti sono stati sottoposti a revisioni per ridurne il valore energetico e i tenori di grassi, acidi grassi saturi e trans, zuccheri, sodio. Così, è aumentata l’offerta di cibi preferibili rispetto ad altri dal punto di vista nutrizionale, mentre si è ridotto il contenuto di sale nei prodotti industriali e artigianali. Infine, le tabelle nutrizionali sono state apposte, su base volontaria, su quasi tutte le etichette.

Il problema è tuttavia complesso, ed è velleitario pretenderne la soluzione affidandosi solo all’industria.

Bisogna lavorare sull’educazione alimentare a partire dai primi anni di vita, nelle scuole e attraverso i medici di base. È anche necessario spiegare ai cittadini l’importanza dell’attività fisica regolare, per mantenersi non solo in forma, ma anche in buona salute. Cosa che, di nuovo, richiede un impegno condiviso: diffondere la cultura del movimento, garantire la disponibilità di centri sportivi, percorsi ginnici, piste ciclabili.

Insomma: è troppo semplice cercare un capro espiatorio nell’industria alimentare privata. Del resto, c’è anche un precedente di discreto successo: la sicurezza stradale. Le importanti innovazioni tecnologiche (freni ABS, centraline per il controllo di tenuta) sarebbero servite a ben poco senza un massiccio impegno delle autorità per migliorare le condizioni delle strade, gli incroci e le rotatorie, i segnali, e nella comunicazione, attraverso l’educazione alla guida sicura e campagne di pubblicità-progresso). Cosa si aspetta a fare altrettanto nell’alimentazione?

Dario Dongo

Foto: photos.com

 

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