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Il pomodoro cinese non arriva sugli scaffali dei supermercati. Smentita la favola di Coldiretti del triplo concentrato venduto come italiano

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I pelati, la polpa, la passata e i pomodorini in scatola che mangiamo tutti i giorni sono italiani, di ottima qualità e ottenuti da “pomodoro fresco”

Una delle bufale più ricorrenti che gira in rete e su molti giornali accreditati riguarda il concentrato di pomodoro importato dalla Cina, che verrebbe imbottigliato in conserve vendute poi come prodotto made in Italy con tanto di bandiera italiana. Uno dei soggetti che ha aiutato a creare e a mantenere in vita la favola del pomodoro cinese è Coldiretti, riuscendo a confondere le idee ai cittadini e non solo a loro.

Il Fatto Alimentare ha chiesto ad Giovanni De Angelis, direttore dell’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali (Anicav) come è stato possibile fare credere a così tanti consumatori una storia del genere.

 

Le conserve e i sughi di pomodoro venduti nei supermercati sono tutti prodotti con materia prima  italiana e lavorati in aziende localizzate sul territorio?

I pelati, la polpa, la passata e i pomodorini in scatola che mangiamo tutti i giorni, e che i consumatori trovano sugli scaffali, sono italiani, di ottima qualità e ottenuti da “pomodoro fresco”. Questo viene interamente prodotto in Italia, nel bacino del Nord (province di Piacenza e Parma) e in quello del Centro Sud (principalmente nella provincia di Foggia), e trasformato, a distanza di poche ore dalla raccolta, nel periodo che va da luglio a settembre. Le aziende di lavorazione si concentrano principalmente in Campania ed Emilia-Romagna.

 

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Per i pomodori pelati, i pomodorini e la polpa, è necessario lavorare la materia prima a poche ore dalla raccolta, solo da pomodoro fresco

Come avviene la produzione e cosa c’è scritto sulle etichette?

I pomodori pelati, i pomodorini e la polpa – per i quali è necessario lavorare la materia prima a distanza di poche ore dalla raccolta –  possono essere prodotti solo da pomodoro fresco. La passata potrebbe generare qualche dubbio, ma anche in questo caso è obbligatorio per legge (D.M. 17/02/2006) indicare l’origine della materia prima utilizzata, precisando la Regione o lo Stato in cui è avvenuta la coltivazione del pomodoro e, in ogni caso, può essere prodotta solo da pomodoro fresco (Decreto 23 Settembre 2005) .

 

In rete circola la bufala del “triplo concentrato” importato dalla Cina e venduto in Italia, magari mescolato con produzioni nazionali. Esiste davvero? Che ruolo ha nel mercato delle conserve?

Questo aspetto merita una maggiore attenzione. Come premessa è necessario sottolineare che, nel mercato interno, il consumo di concentrato di pomodoro è pari all’1,6% del mercato dei derivati del pomodoro (dati IRI). L’Italia importa concentrato di pomodoro (semilavorato) da altri paesi. Nel 2012 la quantità di prodotto cinese si è ridotta di quasi 2/3 rispetto al 2011, con una tendenza a diminuire ulteriormente nei prossimi anni a causa di una serie di fattori legati alla crescita esponenziale degli impianti produttivi e della conoscenza delle aziende cinesi.

In ogni caso le importazioni, sia dalla Cina che dagli altri paesi, avvengono nella piena legalità. La merce che arriva in Italia è sottoposta a controlli qualitativi e quantitativi effettuati dalle Autorità Doganali, che possono essere documentali, fisici e analitici. A questi vanno aggiunti le verifiche realizzate dalle aziende presso i propri stabilimenti.

 

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Il concentrato di pomodoro che arriva in Italia, viene rilavorato per poi essere esportata verso un paese terzo

Non c’è alcuna possibilità di trarre in inganno il consumatore, in quanto non si possono ottenere da un semilavorato, quale il concentrato di pomodoro, prodotti con caratteristiche completamente diverse come, per esempio, il pelato o la polpa. Ci vorrebbe un vero e proprio miracolo per riportare alla forma iniziale il pomodoro una volta che è stato trasformato in concentrato! Sarebbe come trasformare il vino in uva!

 

Il concentrato di pomodoro è una commodity e arriva nel nostro paese attraverso un regime doganale favorevole definito TPA (traffico di perfezionamento attivo) o “temporanea importazione”. La procedura prevede che una merce proveniente da un paese extracomunitario sia rilavorata, in Italia (o in un altro paese europeo), per poi essere esportata verso un paese terzo. Quindi il concentrato cinese (al pari di quello californiano o di altri paesi extra UE) viene rilavorato in Italia e riesportato interamente verso mercati extracomunitari, prevalentemente nord e ovest dell’Africa e Medio Oriente. La quantità di merce che entra in Italia è la stessa che esce (temporanea importazione per identità) e tutto il percorso viene documentato e sottoposto a controlli da parte della Guardia di Finanza, delle Dogane e delle autorità sanitarie. Questo vuol dire che in Italia non resta il concentrato, ma il valore aggiunto derivante dalla rilavorazione.

 

L’alternativa, all’eliminazione delle importazioni in TPA, sarebbe la fuoriuscita delle aziende italiane da questi mercati a vantaggio dei paesi concorrenti, in primo luogo la Cina stessa, con la conseguente perdita dell’occupazione (sia diretta che quella dell’indotto, scatolifici, imballaggi in genere, trasporti, attività portuale ecc.) e di risorse economiche che questa produzione di nicchia riesce a dare per la destagionalizzazione (cosa che peraltro sta già avvenendo, visto il calo delle importazioni).

 

pomodori pelati 179252654Le conserve di pomodoro italiane in che percentuale sono esportate?

Più del 60% delle produzioni è destinato all’esportazione sia verso l’Europa (Germania, Francia, Regno Unito) sia verso gli altri Paesi (USA, Giappone, Australia).

 

La bandierina dell’Italia spesso presente sulle confezioni, sta a significare che la produzione è effettuata nel nostro paese o anche che i pomodori sono italiani?

Il pomodoro che arriva sugli scaffali dei nostri supermercati è tutto italiano, il tricolore che talvolta è presente sulle confezioni si rende necessario proprio perché c’è cattiva informazione e la presenza del simbolo dell’Italia rassicura il consumatore, anche se, per le ragioni espresse, non ce ne sarebbe bisogno.

 

Valeria Nardi

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Foto: Photos.com

  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

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14 Commenti

  1. Ma il s.g De Angelis crede che la gente abbia “l’anello al naso)?
    Ovvio che il concentrato non può ridiventare pelato o polpa
    però passato si, le quantità importate devono corrispondere
    alle quantità esportate?? e come possiamo essere sicuri che sia
    vero se entra triplo concentrato ed esce passato liquido, quindi
    in quantità variabile a seconda dell’acqua che si aggiunge, questo è sempre stato un settore “pericoloso” quello del pomodoro,ma la favola più bella è che i mercati asiatici ricomprano il loro pomodoro che gli riportiamo noi con in più il costo del viaggio andata e ritorno il costo della lavorazione e il guadagno di tutte le parti in causa………..ma se hanno
    il triplo concentrato già in loco per quale ragione dovrebbero “ricomprarsi” la loro materia prima a costo maggiore???
    non ci raccontate che lo fanno per il marchio “made in italy”
    perchè non è vero,inventatene una migliore.

    saluti

    • Roberto La Pira

      Comprano il prodotto italiano per lo stesso motivo per cui comprano il caffè italiano e la pasta italiana e l’olio italiano ottenuto con una grossa percentuale di materie prime importate

  2. Egregio Sg.La Pira la sua risposta l’avevo anticipata ,mi perdoni ma non è credibile
    stiamo parlando di nord africa e medio oriente che sono mercati
    che badano al prezzo basso , se l’intervistato avrebbe citato
    nord europa e stati uniti sarebbe stata logica la sua risposta.

    saluti

    • In più non si capisce perchè Coldiretti non è attendibile mentre l’industria conserviera (De Angelis) è attendibile al 100%…..pensate di quadagnare credibilità screditando uno a vantaggio dell’altro?….in altri siti ci sono giornalisti che inneggiano al libero scambio delle merci alimentari….che valgono le leggi della concorrenza.. (dopo i disastri del libero mercato non si capisce perchè….) poi vedi che sono nel consiglio di amministrazione di multinazionali…..

    • Roberto La Pira

      Nessuno di noi è in qualche consiglio di amministrazione. Si legga alcuni articoli sul nostro sito che hanno oggetto Coldiretti e capirà perchè non ci fidiamo molto.

    • Si legga anche la relazione della Commissione Europea sull’impatto dell’ indicazione di origine della carne utilizzata come ingrediente e si chieda come mai Coldiretti non si è mai preoccupata di spiegare ai consumatori quali possono essere gli svantaggi a cui vanno incontro…
      http://ec.europa.eu/food/food/labellingnutrition/foodlabelling/docs/com_2013-755_it.pdf#!

  3. Io davvero vorrei capire come ci si dovrebbe fidare di alcune “organizzazioni private” rispetto ad altre

    Tra l’altro , basta fare una semplice considerazione. Non tutti i produttori di pomodori lavorati sono iscritti a questa associazione, non c’è nessun obbligo di legge, appunto è una associazione libera.

    A tutela c’è solo la legge che impone l’evenutale indicazione di origine nel caso questa fosse diversa e qui ritorniamo ad un vecchio discorso sull’indicazione della stessa ..i costi..etc etc..

    Pare che in questo caso sia utile/obbligatorio …..e menomale !!

    Vorrei aggiungere una precisazione, le autorità doganali non hanno nessun potere di controllo qualitativo , eventualmente ci sono le autirità sanitarie che dovrebbero controllare che non ci siano prodotti dannosi per la salute , ma le materie prime potrebbero essere in ogni caso bi bassa qualità , li c’è solo la coscienza di chi le commercializza

    Da privato cittadino posso testimoniare che questa faccenda delle temporanee importazioni/esportazioni è vera. Bisognerebbe vigilare che il tutto avvenga correttamente e nel rispetto delle leggi per evitare eventuali frodi.

    Aggiungo inoltre che a parte i pomodori pelati trattati così come esporto nell’articolo occorre effettuare invece una valutazione su tutti i prodottti esteri “trasformati” in altro prodotto diverso da pelati, polpa, e passata .
    arrivano nel ns paese :
    conecentrato, pelati ,succo di pomodoro

    Non c’è nessuna legge appunto che ne vieta l’importazione e la commercializzazione non mi pare però che sia obbligatorio indicare l’origine delle materie prime in un “triplo concentrato” o prodotti similari

    • Roberto La Pira

      Marc . Noi siamo abituati a fidarci e le persone che intervistiamo e difficilmente ci raccontano frottole. Se però lei ha delle prove o degli elementi contrari a questa tesi ce li invii che li valuteremo. C’è purtroppo qualcuno in Italia che con qualche frottola e qualche gioco di prestigio è riuscito a convincere mole persone che il triplo concentrato di pomodoro cinese sia un prodotto mediocre e forse anche un pochetto inquinato …..

    • Da quello che si legge in giro la totalità dei giornalisti è schierata contro la coldiretti….ciò mi rende ancora più sciettico…..che io sappia in natura fenomeni così “ordinati” non ci sono …..troppo poca “entropia”….il 2° principio della termodinamica sembra avere un’eccezione nel dibattito prodotto estero-italiano…..io però continuo a credere al secondo principio: c’è qualche “catalizzatore” che sposta la reazione tutta da una parte

    • Roberto La Pira

      Davide sostenere che la totalità dei giornalisti è schierata contro Coldiretti, è molto curioso. Mi dica che giornali lei legge così anche noi possiamo prendere atto di questa sua considedrazione.

    • voi chiedete dati ai lettori….mai i vostri articoli non abbondano che di considerazioni di gente coinvolta (a questo punto per par condicio dovreste dare la parola anche alla coldiretti)….qual è l’affidabilità di certe considerazioni?….devo accontentarmi di: “Noi siamo abituati a fidarci e le persone che intervistiamo e difficilmente ci raccontano frottole”,…. è la vostra posizione ad essere debole…non le considerazioni dei lettori che come tali si limitano a commentare….ricordate solo una cosa, in Italia la ricerca (parlo del livello di ricerca che c’è negli altri paesi industrializzati) non c’è più da anni….la progettazione idem …..la produzione è in fase di delocalizzazione….se non si prende atto che l’agricoltura è l’unica ancora a produrre qualcosa (l’italia non è brava solo a trasformare….)….se non si prende atto che una nuova industrializzazione può partire dall’agricoltura e per questo può essere più radicata sul territorio ….se non si prende atto che basta un fronte estero a darci battaglia, che un fronte interno rappresenta un colpo troppo duro inferto alla nostra agricoltura….questa paese difficilmente potrà sopportare a lungo i “colpi” delle vostre penne….

    • Roberto La Pira

      Coldiretti può intervenire quando vuole su sito. Le nostre notizie sono supportate da dati e fatti , quelle sul pomodoro cinese e su molti altri temi portati avanti da Coldiretti quando porta avanti la battaglia sul made in taly hanno il sapore delle favole.

  4. Bene, Roberto,
    vanno coltivati i rapporti di fiducia ed i comportamenti trasparenti, e stigmatizza coloro che continuano a spargere zizzania e bufale che danneggiano la fiducia dei consumatori, e in definitiva la trasparenza del mercato. Se poi tutti questi “terroristi” avessero lavorato nell’industria del pomodoro, forse non continuerebberoba spargere bufale, o forse si, perche’ servono interessi non tanto trasparenti, tendenti a tenere i consumatori nell’ignoranza e nella confusione. Speriamo che prevalga il buon senso e che babbo natale si porti via nel fuoco del camino le bufale di col diretti.

  5. nessuno ha risposto alle mie obiezioni e si è
    preferito far finta di non capire………
    peccato non me lo aspettavo da questo sito.