La Francia sconsiglia il consumo di alcuni pesci di fiume perchè sono troppo inquinati. La notizia è stata diffusa dall’Agenzia nazionale francese di sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses) e riguarda uno studio durato più di tre anni, finalizzato ad identificare le cause delle eccessive concentrazioni nel sangue di Policlorobifenili (PCB), responsabili di effetti avversi nello sviluppo dei bambini esposti durante la gravidanza e l’allattamento.

 

Per rendersi conto del problema basta dire che i PCB, vietati in Francia e in numerosi altri Paesi europei da più di 20 anni, sono ancora presenti nell’ambiente e nel corpo di numerose specie animali. In particolare, sono considerate bio-accumulatori, alcune varietà di pesci di acqua dolce ad elevato tenore di materia grassa, o abituati a vivere in prossimità di sedimenti dove si accumulano i PCB, come: carpe, orate, barbi, anguille e pesci gatto.

 

L’indagine ha dimostrato che esiste una reale correlazione tra il consumo di questi pesci e l’innalzamento dei livelli di PCB nel sangue. È vero che i dati non rilevano concentrazioni allarmanti della sostanza nella popolazione, ma solo perché abitualmente  le persone consumano poco pesce di acqua dolce.

 

Lo studio ha definito inoltre una frequenza di consumo per questi di pesci, in modo tale da evitare rischi a lungo termine.

Le raccomandazioni sono molto chiare:

– una volta ogni due mesi per le donne in età fertile, incinte o in allattamento e anche per i bambini con meno di tre anni, per le bambine e le adolescenti.

– due volte al mese per il resto della popolazione.

Va precisato che questo problema non riguarda i pesci di allevamento come le trote perchè vengono fatti adeguati controlli dei fondali.

 

 

Valeria Nardi

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