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Parmigiano Reggiano e Listeria: l’ennesima barriera commerciale ai formaggi europei imposta dagli Usa?

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Parmigiano Reggiano e Listeria: la norma dell’FDA penalizzerebbe alcuni importanti formaggi e prosciutti europei

Riceviamo e pubblichiamo una nota sul provvedimento adottato lo scorso giugno dalla Food and Drug Administration (FDA) americana che vieta l’utilizzo del legno per la maturazione dei formaggi. L’intervento è di Maurizio Ferri rappresentante del Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica (SIVeMP) nell’Union of European Veterinary Hygienists (Uevh).

 

La decisione sembra riaprire un contenzioso commerciale che ha visto coinvolti in passato alcuni prodotti tipici italiani come ad esempio il prosciutto o formaggi a latte non pastorizzato con meno di 60 giorni di stagionatura come il Brie ed il Reblochon.

La posizione o meglio “il chiarimento” della FDA sul divieto di utilizzo è successivo ad un’informativa emessa dal Center for Food Safety and Applied Nutrition (CFSAN) ed indirizzata ai diversi produttori di formaggio dello Stato di New York.

 

L’intervento della FDA è coerente con la nuova policy del Governo Americano denominata Food Safety Modernization Act del 2011, che attribuisce all’Agenzia nuovi poteri per la sicurezza alimentare. C’è da osservare però che l’intervento della FDA non ha il significato di un provvedimento generale di divieto, anche se i produttori di formaggio dello stato di New York sono stati destinatari di un missiva a firma della rappresentante dell’Agenzia Monica Metz, nella quale si stabilisce che l’uso di ripiani in legno per la maturazione del formaggio contravviene ai requisiti relativi alla GMP. Si tratta in particolare della violazione del CFR-Code of Federal Regulation, Title 21, 40(a) che definisce i requisiti strutturali delle attrezzature utilizzate per il processo di maturazione (…tutte le superfici che vengono a contatto con gli alimenti devono essere lisce e facilmente sanificate).

 

Le reazioni al provvedimento della FDA sono state particolarmente dure. Si citano alcuni articoli apparsi sulla stampa tradizionale, dal New York Times all’Huffington Post e un emendamento per impedire le restrizioni firmato l’11 giugno da circa 12 membri del Congresso. Una delle maggiori critiche, oltre a quella che cita l’insufficiente evidenza scientifica, è che l’Agenzia sia andata oltre la propria autorità legale in quanto il provvedimento di divieto non ha seguito il processo (notice- and-comment rulemaking) che prevede che ogni nuova regola o interpretazione della norma sia sottoposta ad una consultazione pubblica. In pratica se questa nuova regola vale per i produttori americani, si applicherebbe anche ai formaggi importati dagli altri Paesi, inclusa l’Italia, con inevitabile penalizzazione commerciale del nostro Parmigiano Reggiano, il Comté, Reblochon, Abondance, Vacherin Mont d’Or e Beaufort francesi.

 

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La maggior parte dei focolai viene associata al consumo di formaggio fresco (es. ricotta) piuttosto che formaggio con lunga stagionatura

Il ragionamento seguito dalla FDA è che le superfici in legno non possono essere efficacemente sanificate e dunque possono rappresentare un rischio per la contaminazione da Listeria monocytogenes ed altri patogeni durante la maturazione del formaggio (in fondo all’articolo sono citate alcune recenti pubblicazioni che dimostrano la sopravvivenza di Listeria alle operazioni di pulizia e sanificazione dei ripiani di legno utilizzati per la maturazione del formaggio*).

In generale dunque secondo la FDA, i risultati degli studi effettuati non sono sufficienti a sostenere l’ipotesi che i ripiani in legno prevengono la contaminazione di formaggi ad opera di Listeria. Quindi la sanificazione delle attrezzature di un impianto di trasformazione del formaggio e l’ambiente giocano un ruolo importante nella prevenzione della contaminazione da agenti patogeni. Un’unica cellula sopravvissuta di Listeria può crescere, moltiplicarsi e quindi contaminare il formaggio. È anche vero però che le basse cariche riscontrate in questi studi non sono sufficienti a causare un focolaio. Inoltre la maggior parte dei focolai viene associata al consumo di formaggio fresco (es. ricotta) piuttosto che formaggio con lunga stagionatura**.

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. La FDA ha chiarito già l’11 giugno 2014 (http://www.fda.gov/Food/NewsEvents/ConstituentUpdates/ucm400808.htm) che non è in vigore alcun divieto e la questione è in corso di valutazione: credo che l’allarme sia eccessivo.

    • il divieto non sarà in vigore ma l’allarme non è assolutamente eccessivo visto i risvolti economici che implica a fronte quindi, gioco forza, bisogna prendere delle iniziative; in alcune zone produttrici di Formaggi stagionati DOP molto noti (e non parlo del parmigiano) in seguito ad un ispezione FDA il problema è stato sollevato dall’ispettore americano senza tenere conto dell’importanza del legno nell’ottenimento di prodotti tradizionali che per altro risulterebbe impossibile produrre con assi in acciaio, plastica etc.

  2. Allarmiamoci e partite!
    Sembra l’ennesima dichiarazione di una guerra persa in partenza, contro l’apertura dei mercati USA-Europa.
    Scaramuccia preventiva dei produttori OGM contro Listeria dei formaggi nostrani?

  3. La peggior bestia è l’ignoranza, e se poi questa è utilizzata a secondi fini ancora peggio.Altro che aprire i mercati se queste sono le premesse. Il problema è che l’Europa non è unita.

  4. La peggior bestia è l’ignoranza, e se poi questa è utilizzata a secondi fini ancora peggio. Altro che aprire i mercati se queste sono le premesse. Il problema è che l’Europa non è unita.

  5. Ribadisco quanto già detto: teorizzare cospirazioni non serve, ed agitare l’opinione pubblica con il nazionalismo alimentare è una tattica di alcune organizzazioni che porta ad esiti concreti, fuori confine, ben poco concreti.

    C’è un’industria casearia negli USA che è stata la prima a protestare perché sarebbe stata altrettanto colpita. Raccogliamo i dati, facciamo le valutazioni del rischio del caso; questo, non gli appelli all’agitazione, servono davvero. Gli studi fatti finora sono insufficienti, anche se molto probabilmente i rischi sono bassi. Ma la posizione di dubbio non è assurda.

    L’Europa è unita, perché il commercio internazionale è di competenza esclusiva dell’Unione. Ci sono ovviamente interessi diversi non solo da Stato a Stato, ma anche all’interno dello stesso Stato.

    Almeno sul Fatto Alimentare evitiamo, come dicevo, il nazionalismo alimentare scollegato dai fatti.