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Olio extravergine: quando il prezzo è troppo basso può essere "deodorato". Bisogna imparare ad assaggiarlo

Il prezzo di una bottiglia di olio extravergine d’oliva italiano? Secondo l’associazione di produttori Unaprol sfiora i 6,0 € al litro. I conti sono presto fatti: 3,50 € la materia prima, 0,74 € per confezionamento, etichettatura e trasporto, 0,76 € le spese per commercializzazione e marketing… Quello che resta è assorbito dal punto vendita e dall’Iva (vedi tabella).

Dopo avere letto questa notizia sfoglio il mensile distribuito da una grande catena di supermercati ai soci della Lombardia e trovo in offerta l’olio extravergine Dante a 2,90 €/l! Come è possibile? Visitando altri supermercati è facile scoprire che ogni settimana, tra le 70 referenze esposte mediamente sugli scaffali, c’è sempre una super offerta per l’olio extravergine di marca. La gente lo sa, tanto che quasi la metà delle bottiglie si compra a prezzi stracciati equivalenti a due litri di latte fresco di marca.

Di fronte a listini così pazzi, quando il consumatore arriva nel corridoio degli oli ha sempre un attimo di smarrimento. I prezzi per lo stesso prodotto lievitano anche di 10 volte e questo disorienta, perché nel settore alimentare non ci sono prodotti con differenze così marcato (vedi tabella 1). 

Qualcuno consiglia di leggere l’etichetta, ma solo pochi sanno individuare e interpretare (quando ci sono) le vere indicazioni utili. La legge non aiuta perché si limita a differenziare tra olio di paesi europei ed extra europei, fornendo così informazioni poco interessanti.

Anche la dicitura olio 100% italiano aiuta poco perché non è un indice di qualità assoluta (anche se sul mercato costa più di quello greco e spagnolo). Più interessanti sono le bottiglie con il marchio Dop e Igp perché che caratterizzano l’olio di una determinata zona. L’inconveniente di Dop e Igp è che costano da 8 a 25 €/l, mentre più abbordabili sono le bottiglie targate biologico.

Ma di fronte all’olio extravergine venduto (non in offerta) a 3 euro al litro cosa si può pensare? La questione è delicata (vedi tabella 2), tanto che ricercatori universitari ed esperti di analisi chimiche glissano volentieri sulla domanda.

Un’ipotesi accreditata è che in queste bottiglie si trovi olio deodorato. Si tratta di olio con un aroma cattivo che viene recuperato con un blando trattamento termico per eliminare l’odore e venduto come extravergine. Fino a un anno fa questa lavorazione era illegale ma molto diffusa  (un test dell’Arpa di Ascoli Piceno su 68 campioni segnalava che un terzo di bottiglie contenevano olio deodorato).

Nel mese di aprile 2011 una legge europea ha adottato nuovi parametri contro questa frode, ma i valori fissati sono troppo blandi, per cui adesso una parte dell’olio deodorato risulta  “legalizzato” e si trova magari miscelato con altro olio in bottiglia. L’esito è che i prezzi sono ridotti, il prodotto ha pochi antiossidanti e un sapore asettico.

Che fare? Imparare ad assaggiare l’olio crudo come si fa con il vino, apprezzandone l’aroma e il sapore e facendo un confronto tra una bottiglia da 3,0 €/l e una da 7-8. Il sapore tipico dell’oliva e il gusto dovrebbero differenziare il buon olio che, anche dopo qualche mese, non perde il sapore.

Roberto La Pira (articolo pubblicato sul Corriere della Sera cronaca di Milano il 22 settembre 2011)

 

Diciture in etichetta da leggere con attenzione

 

L’origine. Ha una certa importanza negli oli Dop o Igp, ma non ha una grossa rilevanza per gli altri. La scritta “100% italiano” non è sinonimo di qualità, come molti pensano: In Italia ci sono oli buoni e mediocri, come negli altri paesi. La qualità dipende da fattori come il cultivar, l’annata, il sistema di raccolta e di conservazione, e non basta lo slogan made in Italy. I produttori che conoscono bene il settore scelgono ogni anno gli oli migliori nell’area mediterranea e li miscelano in modo intelligente per proporre un prodotto di qualità.

 

Bassa acidità.  Caratterizza un olio con un profumo e un gusto superiore, essendo ricavato da olive con un grado di maturazione corretto, raccolte evitando il contatto con il terreno e spremute subito dopo il distacco.

 

Denominazione. Tutte le etichette dell’olio extravergine di oliva riportano la scritta “Olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici” che molti reputano farraginosa e difficile.

 

 Formato. Confrontare sempre il prezzo al litro perché l’assortimento comprende bottiglie da 75 e 50 cc ed è facile sbagliarsi.

 

Tabella 1: Il  listino

In un supermercato milanese ci sono mediamente 70 tipi di bottiglie

Prezzo minimo  €/l

Prezzo massimo €/l

Olio extravergine di oliva

2,9

9,0

Olio extravergine di oliva Dop e Igp

9,0

25,0

foto: Photos.com

Tabella 2: Analisi costi

 

 

Analisi costi olio extra-vergine oliva

€/l

Olio italiano

 (olio greco 2,50 )

 (olio spagnolo 2,12)

3,50

Confezionamento, etichetta, trasporto

0.74

Commercializzazione e marketing

0.76

Margine dettagliante e Iva

0.75

Totale

5,84

 

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3 Commenti

  1. L’analisi dei metil/etil esteri almeno prova a smascherare la frode che prima non aveva marker, la spagna sicuramente ha spinto verso un limite di tolleranza maggiore, ma l’Italia spingeva per un limite inferiore. Comunque almeno si è introdotta una analisi OGGETTIVA e OBBIETTIVA per smascherare tale frode. Da migliorare per quanto riguarda i limiti.

  2. Ma quanti consumatori sono disponibili ad imparare "l’arte dell’assaggio" di un olio partecipando a sedute o corsi pagando 300â

  3. Concordo in pieno con flavio, spero che venga ulteriormente abbassato il limite di alchil esteri, perchè questo a mio avviso potrà fare solo bene alle ottime produzioni italiane.