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Anche in Spagna è guerra all’olio di palma. Aziende e catene di supermercati cambiano le ricette e il Ministero della salute prende posizione

olio di palma
Il ministero della salute spagnolo sollecitata la riduzione dell’olio di palma e la sua sostituzione con altri grassi

Anche in Spagna è iniziata la battaglia contro l’invasione dell’olio di palma e lo scontro si preannuncia infuocato. Il dibattito impazza su tutti i media e negli ultimi mesi sono arrivate anche dichiarazioni ufficiali come quella dell’AECOSAN, l’agenzia della sicurezza alimentare e nutrizione del Ministero della salute spagnolo. Tra gli obbiettivi del Piano nazionale di collaborazione per il miglioramento degli alimenti e delle bevande 2017-2020, viene sollecitata la riduzione dell’olio di palma e la sua sostituzione con altri grassi che presentino un profilo nutrizionale più salutare.

L’agenzia non è intenzionata a vietarne l’utilizzo, anche se non ne nasconde le criticità: “Questo tipo di grasso non è raccomandabile all’interno di una dieta sana poiché eleva il colesterolo e può favorire l’arteriosclerosi e le patologie cardiovascolari”. Il discorso si inserisce in una programmazione più ampia che le autorità sanitarie stanno portando avanti con l’industria alimentare, invitandola a riformulare numerosi prodotti, riducendo (o eliminando) ingredienti come il sale, gli zuccheri aggiunti, i grassi saturi e quelli trans.

Come per l’Italia anche in Spagna l’uso del palma negli alimenti industriali è molto diffuso

Come per l’Italia anche in Spagna l’uso del palma negli alimenti industriali è molto diffuso, tanto da essere una delle materie prime più importate del 2015, come riferisce la FIAB (Federación Española de Industrias de la Alimentación y Bebidas). La penisola iberica si posiziona al quarto posto nella classifica dei Paesi importatori del grasso tropicale dopo i Paesi Bassi, l’Italia e la Germania.

La sensazione è che si avvicini sempre di più il momento di svolta, con colpi di scena e confronti molto aspri che sembrano ripercorrere i passaggi vissuti pochi mesi fa in Italia. Nel 2016 sono state lanciate due petizioni per chiedere alle autorità spagnole ed europee di vietare l’olio di palma. In pochi mesi hanno superato i 200 mila sostenitori. Le motivazioni sono l’insostenibile impatto ambientale delle coltivazioni di palme da olio e, soprattutto, il cattivo profilo nutrizionale dell’olio tropicale, oltre alla criticità per la presenza di tre sostanze tossiche evidenziate dall’Efsa (una delle quali classificata come genotossica e cancerogena) appartenenti al gruppo dei glicidil esteri.

Il supermercato ecologico SuperSano ha deciso di ritirare dagli scaffali più di 100 referenze che avevano tra gli ingredienti l’olio tropicale

Il dibattito sui media e le preoccupazioni dei consumatori hanno spinto alcune catene di supermercati a prendere posizione. Alcampo, del gruppo francese Auchan, è stata la prima ad annunciare l’eliminazione dell’olio di palma da tutti i prodotti a marca propria. A seguire anche altri gruppi, come Mercadona, Dia, Eroski, Lidl, Carrefour e Hipercor hanno promesso di rivedere l’uso di questo ingrediente. La scelta più radicale è stata quella di SuperSano, una catena di supermercati biologici, che ha deciso di ritirare dagli scaffali più di 100 referenze che avevano tra gli ingredienti l’olio tropicale, modificando quindi gli accordi con i fornitori. E proprio come in Italia si è creata una lobby in difesa del palma composta da numerose aziende, tra i quali spiccano i big: Ferrero, Bimbo e Nestlé. Più recente il comunicato del gruppo Siro, fornitore anche di Mercadona, in cui dichiara di avere eliminato l’olio tropicale dall’80% dei propri prodotti e di agire a toglierlo completamente entro il 2020.

Oltre 200.000 i firmatari della petizione che chiedeva di eliminare l’olio di palma dai biscotti LU

Diversa la situazione in Francia, in cui, dopo un brillante esordio mediatico della petizione online del giovane Johan Reboul lanciata a fine 2015 la campagna attraversa una fase di stallo, anche se sono stati oltre 200.000 i firmatari della petizione del diciassettenne che chiedeva di eliminare l’olio di palma dai biscotti LU. Il marchio di proprietà della multinazionale alimentare statunitense Mondelez, è tuttavia emblema della produzione di biscotti francesi e la vicenda ha comunque appassionato l’opinione pubblica. Dopo varie ricerche, il ragazzo era arrivato alla conclusione che l’olio tropicale sostenibile non è possibile, a causa della corruzione dei Paesi produttori, e che le coltivazioni sono indissolubilmente legate alla deforestazione in Malesia e in Indonesia. Il caso aveva comunque appassionato l’opinione pubblica e non escludiamo che la questione torni sotto i riflettori.

Continueremo a seguire la vicenda spagnola e il dibattito che ne seguirà, sperando che dia un impulso alla riflessione globale sui metodi di approvvigionamento delle materie prime, la sostenibilità, e l’opportunità della loro presenza all’interno di una dieta sana.

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7 Commenti

  1. L’uso dell’olio di Palma subirà un tracollo proprio perché non c’è modo di renderlo sostenibile se non cambieranno le politiche delle nazioni che lo producono.
    Un articolo completo lo trovate anche qui: https://www.naturazen.org/alimentazione/olio-di-palma-dannoso/

    saluti

    Mirco

    • Giovanni Piazzo

      MAGARI! L’80% dell’olio di palma va a finire nel “BIO”DIESEL. E’ li il problema.
      Fonte: Il sole24ore.

  2. Per il rischio cardiovascolare sono peggio l’olio di girasole o mais dato che, essendo troppo sbilanciati verso gli omega 6 sono pro infiammatori e per le malattie delle coronarie e rischio cardiovascolare, sono più influenti le infiammazioni che il colesterolo e poi l’olio di palma ha un profilo lipidico che non è così preoccupante. Non capirò mai e poi mai questa guerra ingiustificata

    • Roberto La Pira

      L’olio di palma era per importanza e quantità il secondo olio più consumato in Italia e nessuno lo sapeva. Ne consumavamo una quantità esagerata e abbiamo chiesto all’industria di sostituirlo con altri grassi meno saturi e di migliore qualità, visto che il palma non è mai stato messo in commercio proprio per le sue caratteristiche negative.

  3. ma Dario ha letto il comunicato dell’EFSA del 3 maggio 2016?

    • Certo che l’ho letto e ti rispondo così:
      Prima di tutto l’EFSA ha espresso un parere e non c’è niente di vincolante, secondo, il tutto si è basato su un singolo studio! Nemmeno una metanalisi o review, un singolo studio in medicina va preso con le molle. Terzo, si tratta di uno studio effettuato su topi nel quale è saltata fuori una possibile cancerogenicità, ma i topi, anche se hanno quasi il nostro Dna, hanno un organismo diverso. Quarto e ultimo, le sostanze tossiche che si sviluppano con la raffinazione sono moooolto al di sotto delle soglie che potrebbero destare preoccupazione. Sono davvero irrisorie.
      Saluti

  4. una volta tanto, anche grazie a “Il Fatto Alimentare”, siamo arrivati prima degli altri a sollevare e dare soluzione al problema.