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Ridurre o abolire l’uso di nitriti nella carne: la proposta del Parlamento europeo contro un addittivo coinvolto nel rischio di cancro

nitriti
Il Parlamento europeo ha chiesto di ridurre o abolire l’uso di nitriti nella carne

Abbassare i limiti per l’uso di nitriti o addirittura vietarli nei prodotti a base di carne: è quanto chiede il Parlamento europeo alla Commissione. Di cosa si tratta? Il nitrito di potassio e quello di sodio sono conservanti e coloranti usati nei prodotti a base di carne e responsabili del legame di questi prodotti con il rischio aumentato di insorgenza di cancro. Esistono diversi studi che confermano questa connessione e anche l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato i nitriti come “probabilmente cancerogeni per l’uomo”.

«L’attuale autorizzazione dei nitrati/nitriti come additivi alimentari è avvenuta sulla base di un parere scientifico dell’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa), ed è tale da stabilire sicuri livelli massimi di utilizzo» ha detto il Commissario per la salute e la sicurezza dei prodotti alimentari, Vytenis Andriukaitis. E ha concluso che «l’Efsa è attualmente impegnata nella rivalutazione della sicurezza di nitrati e nitriti: il suo parere è atteso entro la fine dell’anno».

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. vedremo cosa dirà il verdetto EFSA, anche se…

  2. Se per caso dovessero un giorno abolirli per legge e dire ufficilamente che sono dannosi per la salute, quanti cittadini si porranno la domanda “ma allora prima? E come è la mia salute ora, dopo una vita passata mangiando nitriti a destra e a manca? Chi mi ripaga della salute?”.
    Penso pochi sul totale si pongano queste domande….però io me la pongo, nonostante ho sempre cercato di evitarli il più possibile.
    Chi farà causa, quel giorno, a tutti coloro che hanno abusato di tali conservanti fino ad oggi?

  3. Questa è una chiara ed inequivocabile dimostrazione che la tecnologia alimentare fine a se stessa, non solo è inutile e diseducativa per i consumatori abituati alla perfezione estetica degli alimenti, ma è potenzialmente pericolosa per la loro salute.
    La ricerca scientifica dovrebbe prima di tutto tener conto che un alimento ha una funzione primaria ed essenziale di nutrire, anche se non è esteticamente bianco e rosso e mummificato.

  4. Io ci andrei piano nel demonizzare i conservanti. Con i milioni (o miliardi) di tonnellate di cibi che girano per il mondo, la presenza dei conservanti garantisce che il prodotto arrivi al consumatore sufficientemente garantito contro il deterioramento per cattiva conservazione. All’esame puramente concettuale migliaia di prodotti risultano cancerogeni, anche quelli che hanno accompagnato l’uomo nel suo sviluppo, dall’epoca di Lucy ai giorni nostri. Eliminiamoli pure tutti, ci troveremo senza più cibi “non sicuri”, ma forse anche senza cibi. Non fate come quel mio parente, che non mangia nemmeno più il pesto dopo aver letto di una componente che potrebbe essere cancerogena nel basilico (e sempre se assunta in quantità enormi). Ma intanto fuma due pacchetti di sigarette al giorno. E ricordiamoci che qualunque cibo serve a costruire le cellule del nostro organismo (o sostituirle), quindi tutti i cibi potrebbero essere selzionati come possibili cancerogeni: ci vuole moderazione non solo nei cibi, ma anche negli allarmi!

  5. La moderazione è frutto del buonsenso, che manca nel tutto o niente.
    Perfino nel disciplinare del biologico sono ammesse sostanze non bio e deroghe per salvare l’integrità dei prodotti.
    All’agricoltura ed all’industria alimentare convenzionale serve appunto quella moderazione che negli ultimi decenni è degenerata nel più è meglio ma solo per conservare, senza scrupoli per i coltivatori e consumatori.

  6. il fatto alimentare potrebbe fare una bella petizione, come quella per l’olio di Palma. Ci state?