Sicurezza Alimentare

Moria delle api: uno studio italiano conferma il legame tra la strage degli insetti e la semina del mais conciato con pesticidi neonicotinoidi

Sono sempre più solide le prove che collegano la sindrome dello spopolamento degli alveari che da diversi anni interessa vari Paesi, alla semina di mais conciato con insetticidi neonicotinoidi. Un nuovo studio italiano chiarisce quale potrebbe essere il meccanismo di intossicazione delle api da parte di questi pesticidi. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology da un gruppo di ricercatori guidato dal chimico Andrea Tapparo e dall’entomologo Vincenzo Girolami, dell’Università di Padova, punta il dito contro le emissioni in atmosfera di particolato (polveri sottili) contenente l’insetticida durante le operazioni di semina. 

 

«La storia comincia una decina di anni fa – racconta Andrea Tapparo – quando alcuni apicoltori hanno cominciato a segnalare una massiccia moria di api in primavera, in corrispondenza del periodo di semina del mais. Moltissimi insetti venivano trovati morti nei pressi degli alveari e di campi appena seminati».

 

Si è subito ipotizzato che le polveri messe in circolazione dalle macchine seminatrici durante la deposizione di semi di mais conciati con neonicotinoidi (cioè rivestiti da una speciale pellicola di insetticida) potessero avere un effetto dannoso sulle api. Durante l’operazione, infatti, la pellicola che riveste il seme può rompersi, liberando il pesticida.

 

Per molto tempo si è pensato che le api morissero dopo essere entrate in contatto con il particolato finito sui pollini e i nettari della vegetazione posta attorno ai campi appena seminati. Questa ipotesi però non convinceva Tapparo e altri collaboratori: «La concentrazione di neonicotinoidi nella vegetazione è bassa, e può giustificare un indebolimento degli insetti, ma non certo una mortalità acuta e immediata». Da qui l’idea di lavorare su altre ipotesi. 

 

Attraverso un  vero e proprio lavoro in campo, i ricercatori hanno misurato i livelli di particolato contenente nicotinoidi nei fumi di scarico delle macchine seminatrici e nell’aria attorno alle macchine utilizzando le stesse tecnologie di campionamento impiegate per misurare l’inquinamento atmosferico nelle città. Dalle analisi è emerso che l’aria intorno alle seminatrici contiene una concentrazione molto elevata di nicotinoidi, sicuramente letale per le api. Nella seconda fase i ricercatori hanno verificato che gli insetti costretti a volare vicino alle seminatrici presentavano una mortalità molto alta ed elevati livelli di contaminazione da neonicotinoidi. Per maggior sicurezza sono stati valutati diversi tipi di semi conciati, riscontrando sempre un’elevata moria di api.

 

Il collegamento tra causa ed effetto a questo punto è stato facile: da una parte gli apicoltori riscontrano una moria di api subito dopo la semina di mais conciato e dall’altra i ricercatori mostrano che l’operazione libera nell’aria quantità di insetticida che può facilmente entrare in contatto con gli insetti. Un’ulteriore prova la si è avuta in Italia con la messa al bando dei semi di mais conciato con neonicotinoidi a partire dall’autunno 2008: da allora, infatti, sono crollate drasticamente le segnalazioni di mortalità anomale durante la semina. I dati sono sin troppo evidenti: le 185 segnalazioni del 2008 si sono ridotte a 3 nel 2009 e a 0 negli ultimi due anni (dati Relazione Apenet 2011). 

 

Il divieto di uso di semi conciati con neonicotinoidi viene rinnovato periodicamente e la prossima scadenza è fissata per il 30 giugno 2012. Alla luce di questi risultati forse sarebbe opportuno fissare scadenze più lunghe e stabilire anche una precisa linea di intervento. « C’è un altro elemento da considerare – conclude Tapparo – i nicotinoidi sono insetticidi efficienti e validi per l’agricoltura, ma bisogna trovare il modo di ridurre e possibilmente eliminare gli effetti devastanti che hanno nei confronti delle api, magari cercando sistemi innovativi per l’abbattimento delle polveri per le seminatrici».

 

Valentina Murelli

Immagini: Photos.com

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2 Commenti

  1. Diego hatto detto:

    Noi tecnici ci accorgemmo subito del problema (come segnalato in un mio precedente intervento), io personalmente imposi agli operatori l’uso di una maschera, seminare ettari ed ettari avvolti da quella nuvola non è molto salutare. In quanto alle tecnologie per limitare il fenomeno, esistono da molti anni, basta chiedere ad una ditta mangimistica che produca mangimi per conigli. La caratteristica principale di questi mangimi è la durezza, per evitare il fenomeno del sbriciolamento, che li rende immangiabili per i conigli.
    1 g = 7 Kg? Sono curioso di leggere questo post, spero possiate recuperarlo

  2. Francesco Panella hatto detto:

    La confettatura del seme è un procedimento specifico, applicato ad es. ai semi di barbabietola da zucchero, che non è utilizzato per le cariossidi del mais. Per il mais è stata proposta e stra-usata, se non imposta!, la concia (impolveramento) come unica soluzione per contrastare l’arrivo di un nuovo parassita. I venditori di chimica e i loro banditori sbraitavano: "altrimenti non si salverà la coltivazione del mais in Italia". Ma nuovi insetticidi sistemici hanno una tossicità elevatissima in dosi infinitesimali (per eguagliare quella di 1 grammo d’Imidacloprid sono necessari oltre sette Kg, dicasi 7 kg!, del famigerato DDT). Eâ