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Formaggi freschi: come ridurre il rischio listeriosi in gravidanza? Antonello Paparella risponde ai dubbi di una lettrice

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Si può essere sicuri che un formaggio fresco sia sicuro in gravidanza?

Una lettrice ci scrive per sapere come capire quali sono i formaggi freschi che si possono consumare tranquillamente durante la gravidanza .

Sono incinta da circa 15 settimane e sono una persona molto attenta all’alimentazione. In questo periodo più che mai. Avrei bisogno del vostro aiuto per capire se i latticini da supermercato (sfusi al banco o confezionati in vaschetta) sono preparati con latte pastorizzato. Ad esempio, sulle mozzarelle confezionate molto spesso c’è scritto solo “latte, sale, caglio”. Raramente trovo scritto “latte pastorizzato, sale, caglio”. E così anche per formaggi come stracchino, scamorza e ricotta. Quando non è specificato il tipo do latte vuol dire che si tratta di latte pastorizzato oppure si tratta di latte crudo? In ogni caso, c’è il rischio di contrarre la listeriosi?

Risponde Antonello Paparella, microbiologo alimentare Università degli Studi di Teramo.

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Formaggi a pasta filata sono talvolta oggetto di ricontaminazione da Listeria durante la lavorazione

La presenza di Listeria monocytogenes nei prodotti lattiero-caseari può essere dovuta a diversi fattori: 1. contaminazione della materia prima quando ad esempio si preparano formaggi utilizzando  latte crudo; 2. non corretta pastorizzazione; 3. ricontaminazione del latte durante il processo produttivo. Diversamente da quanto spesso comunicato ai consumatori (per esempio nella campagna informativa portata avanti dal Ministero dell’Agricoltura statunitense), i formaggi da evitare o limitare durante la gravidanza non sono necessariamente quelli a latte crudo. Esistono formaggi a latte crudo ma a pasta dura come il Parmigiano-Reggiano, dove il processo di stagionatura crea condizioni sfavorevoli allo sviluppo della Listeria.

In linea generale, i formaggi a pasta semidura e dura come il Grana padano, il Parmigiano-Reggiano, il Pecorino romano e quello toscano, non rappresentano un substrato favorevole per la Listeria monocytogenes, indipendentemente dal fatto che la materia prima utilizzata sia latte crudo, termizzato o pastorizzato.

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Formaggi da latte crudo come il Grana padano sono sicuri in gravidanza

In generale la maggior parte dei casi di listeriosi di origine lattiero-casearia sono riconducibili a formaggi molli (per esempio Feta, Brie, Camembert…) o erborinati (per esempio Roquefort e Gorgonzola). L’informazione secondo cui i formaggi molli ottenuti con latte pastorizzato siano relativamente meno a rischio rispetto a quelli preparati con latte crudo è solo parzialmente vera. Il Gorgonzola ottenuto da latte pastorizzato è stato più volte oggetto di allerta europea per Listeria monocytogenes. Ciò è dovuto al fatto che nei formaggi erborinati ma anche in quelli a pasta filata come la mozzarella, la contaminazione ambientale può giocare un ruolo determinante.

In sintesi, per limitare il rischio di listeriosi, è possibile dare i seguenti consigli alle donne in gravidanza:

  1. leggere con molta attenzione l’etichetta dei prodotti alimentari, considerando però che il trattamento termico applicato sul latte è facoltativo e quindi può non essere riportato  sulla confezione;
  2. La Svizzera lancia un’allerta per la presenza di Listeria monocytogenes in gorgonzola
    Gli eborinati come il gorgonzola possono portare il rischio di listeriosi

    evitare i formaggi molli e quelli erborinati;

  3. evitare il consumo di latte crudo e di formaggi a latte crudo, a meno che non siano a pasta semidura o dura;
  4. in genere, i formaggi a pasta semidura e soprattutto quelli a pasta dura sono sicuri;
  5. per gli altri prodotti alimentari, evitare il consumo di  pesci affumicati affettati (es. salmone affumicato), salumi affettati confezionati, carpaccio di carne e/o pesce, würstel crudi, crema di ceci confezionata (hummus), pesto confezionato (a meno che non venga aggiunto alla pasta e poi travasato in padella per una cottura  vivace a fuoco medio-alto), melone affettato di quarta gamma (fette confezionate, vendute nel banco refrigerato);
  6. in caso di dubbio, non consumare l’alimento.

Gli stessi consigli valgono per i consumatori maggiormente esposti a rischio listeriosi, in particolare soggetti oltre i 65 anni, immunocompromessi e bambini in età prescolare.

Antonello Paparella (microbiologo alimentare Università degli Studi di Teramo)

© Riproduzione riservata

  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Un chiarimento: si parla di melone di IV gamma.
    Ma il problema è sul melone in generale, non solo quello di quarta gamma nel senso che non è certo una prassi comune lavare il melone all’esterno prima di affettarlo quando lo si acquista intero.
    Lo stesso per le angurie…
    Anche per l’ananas immagino ci sia lo stesso problema e più in generale per tutti quei frutti che non si consumano con la buccia ma che vengono tagliati al momento senza essere prima lavati…
    Grazie

  2. E le uova crude?
    E i gelati artigianali contenenti uova crude?

    • Se le uova sono crude lascia perdere
      Comunque basta che ti accerti con la gelateria che utilizzano uova pastorizzate

  3. È la prima volta che leggo un approccio così cautelativo nei confronti dei formaggi a pasta molle. Forse perché comunque stiamo parlando di un evento probabilistico davvero remoto?
    Io comunque a titolo precauzionale ho deciso di aggiornare il mio articolo sull’alimentazione in Gravidanza:
    http://www.mangioconsapevolmente.it/cosa-mangiare-in-gravidanza