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Latte UHT, il test di Altroconsumo conferma la buona qualità generale. Niente contaminanti, aflatossine e latte in polvere. Sorprende il numero di prodotti italiani

L’ultimo test di Altroconsumo è dedicato al latte UHT, più comodo da conservare per via della lunga scadenza, ma spesso considerato di qualità inferiore rispetto al fresco. La rivista ha inviato in laboratorio 30 referenze di latte parzialmente scremato UHT acquistate a Milano, Firenze, Roma e Palermo analizzando la composizione nutrizionale, l’acidità, il danno termico, la presenza di aflatossine e ovviamente il gusto e l’etichetta.

Dal test emerge come il panorama del latte a lunga conservazione in commercio in Italia sia piuttosto omogeneo. Sono poche e poco rilevanti le differenze riscontrate tra i vari marchi: nessuna sostanza indesiderata, nessun allungamento con acqua, niente latte in polvere e livelli molto bassi di aflatossina M1. Ben 27 referenze su 30 vengono classificati come  di “buona qualità”.

La metà delle referenze esaminate è di origine italiana

Il miglior prodotto del test è risultato essere il latte UHT 100% italiano Coop, giudicato tra i migliori all’assaggio, nonostante il danno termico un po’ troppo alto. Non contiene alcuna traccia di aflatossine M1. Ai primi posti della classifica si piazzano anche il latte Conad Buono dal gusto leggero e i microfiltrati di Selex e Coop. Segue il miglior acquisto del test, il latte Malga Paradiso di MD/LD che, nonostante il prezzo molto conveniente, supera brillantemente i test di laboratorio e la prova di assaggio. In fondo alla classifica, si piazzano gli unici tre prodotti di qualità media di questo test: Optimus, Biancolatte e Carrefour Bio.

Nessuna differenza tra latte italiano e latte straniero: le analisi di laboratorio hanno giudicato egualmente buoni e sani i prodotti di provenienza nostrana ed estera. A sorprendere è invece il numero di confezioni che, dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di etichettatura di origine, riportano la bandiera tricolore: sono 15 su 30 le bottiglie di latte prodotto in Italia. Si tratta di un numero elevato, considerando che Coldiretti  due anni fa pronosticava l’origine straniera per tre quarti dei cartoni di latte UHT venduti in Italia.

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3 Commenti

  1. finalmente siamo arrivati al punto! GRAZIE!! non esiste differenza tra latte Italiano e latte Estero (comunitario). anzi…mi piacerebbe vedere il contenuto di proteine sul t.q e/o sul secco a parità di grasso…infatti in considerazione del fatto che il grasso può essere normalizzato: min 3.5 p/p per l’intero; 1.5-1.6 per il ps e 0.00.. per il magro, scommetto che l’estero (GERMANIA in particolare) avrà un contenuto proteico più elevato, quindi anche un maggiore valore nutrizionale. Probabilmente è l’unico vantaggio che l’obbligo di etichettatura d’origine ha portato. Mi pare inoltre che il latte tedesco posto nord Italia costi uguale e forse in certi periodi dell’estate appena trascorsa anche di più dell’Italiano!!

  2. Non ci sono ragioni per acquistare latte fresco straniero, se non per speculare e ricattare i produttori nostrani.
    Sulla qualità non facciamo l’errore ricorrente in altri ambiti (grano duro) sul tenore proteico, perché la resa produttiva dipende solo in minima parte da questo valore, ma il nostro latte ci permette di realizzare prodotti come il grana, parmigiano e le paste filate della mozzarella al top della qualità.

    • Il latte comunitario tedesco dal punto si vista nutrizionale ha piu proteine (?) Questo si traduce in un maggior valore nutrizionale a parità di grasso (?). Io le vedo come due affermazioni ma tra parentesi lascio i punti interrogativi…se qualcuno riesce a farmi cambiare idea…ben venga…il maggior contenuto proteico del.latte si traduce in maggior resa dal punto di vista di una qualsiasi trasformazione casearia e questo è oggettivo.

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