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Land-grabbing: il caso dell?Etiopia. Mentre i cittadini muoiono di fame, il governo cede terreno alle imprese straniere

Le notizie sul land-grabbing si susseguono: purtroppo la caccia grossa alle terre africane è più rapida dell’informazione. L’ultima novità arriva dal Corno d’Africa, dove il 23 marzo “Saudi Star Agricultural Development” Plc (un gruppo agro-industriale di proprietà del miliardario saudita Sheikh Mohammed al-Amoudi) ha annunciato un investimento di 2,5 miliardi di dollari. Per coltivare riso, girasole e mais su 300mila ettari di terra nella provincia etiope di Gambella, vicina al Sudan, ottenuta per 60 anni in esclusiva al canone annuo di 9,42 dollari l’ettaro.

Il gruppo alimentare indiano ”Karuturi Global” Ltd. si è a sua volta aggiudicato per 50 anni, nella stessa area, 312mila ettari di campi per produrre olio di palma, zucchero, riso e cotone. «Questa terra è assai economica e molto buona, non ne abbiamo di così buona in India», afferma il responsabile del progetto di Karaturi, Karmjeet Sekhon. «Dalle nostre parti si è fortunati ad avere l’1% di materia organica nel suolo, mentre qui ce n’è più del 5%. Non c’è neppure bisogno di fertilizzanti, qui cresce ogni cosa, potremmo nutrire una nazione». Una nazione che purtroppo non è la stessa, pur ridotta agli stenti, che abita quelle terre.

In quattro e quattr’otto il governo di Addis Abeba ha così “piazzato” un quinto di quei tre milioni di ettari di terreni – pari all’estensione del Belgio – offerti a imprese straniere. Mentre il 13% dei suoi 83 milioni di cittadini ancora combatte la fame grazie al sostegno internazionale, di cui l’Etiopia è il primo beneficiario al mondo (con 700mila tonnellate di alimenti e 2,9 miliardi di dollari in aiuti, complessivamente).

Casualmente – si fa per dire – a novembre 2010 il Ministro etiope dell’Agricoltura aveva annunciato il suo programma di  “villagization” volto a “ri-allocare”, o forse deportare 45.000 famiglie, 225.000 persone, cioè i tre quarti della popolazione della provincia di Gambella, entro un paio d’anni. Una popolazione composta per la metà dall’etnia semi-nomade Lou Nuer, come censito nel 2007.

«Le aree cedute non sono occupate», secondo l’amministratore delegato di Saudi Star, Haile Assegide. Se non altro perché in Etiopia, il secondo Paese più popoloso del continente africano, la proprietà privata dei terreni è di fatto ancora vietata. Gli abitanti delle aree oggetto di land-grabbing sono dunque del tutto privi di diritti, prim’ancora che dei titoli di possesso delle case e dei campi da cui vengono scacciati, e devono accontentarsi delle parole dette. Non alcuna compensazione economica ma promesse di acqua, scuole, cure mediche.

«La popolazione è d’accordo, è una loro scelta quella di ricevere questi servizi di base. E perciò devono abbandonare le loro precedenti abitudini di vita», è la constatazione del Ministero dell’Agricoltura. Una scelta obbligata a dire di alcuni destinatari del programma di “villagization”, i quali confidano di temere per la loro vita in caso non aderiscano all’ordine di sloggiare dalle loro terre: «Che potere abbiamo per fermarli? Possiamo solo rimanere in silenzio», ha dichiarato un contadino al reporter di The Guardian.

Ma i più fortunati saranno assunti dai nuovi padroni, come schiavi: il salario minimo giornaliero in Etiopia ammonta a 8 birr (0,64 dollari) – la metà dell’indice di povertà estrema definito dalle Nazioni Unite in 1,25 dollari/giorno – e la disperazione porta ad accettare lavoro anche per 1 birr (8 centesimi di dollaro)  

Intanto le foreste vanno al rogo con la biodiversità, e le ruspe spianano ogni cosa. La stessa World Bank, nel suo rapporto del 7 settembre 2010 Rising Global Interest in Farmland: Can it yield sustainable and equitable benefits?, conferma che in Etiopia «solo un paio di investimenti in agricoltura sono accompagnati da un’analisi di impatto ambientale, come prescritto dalla legge»: non c’era tempo da perdere. E non c’è tempo da perdere, soprattutto da parte di chi potrebbe ostacolare tutto ciò.

Dario Dongo

foto: Photos.com; Xornalcerto Flickr

Per maggiori informazioni:

Saudi Billionaire’s Company Will Invest $2.5 Billion in Ethiopia Rice Farm

Ethiopia at centre of global farmland rush  (con video)

Colonizing Ethiopia through land grab

Land grabbing and its dire consequences in Ethiopia

Land Grab in Ethiopia intensifies Gambela’s woes

Land grabbing still rampant in Ethiopia

 

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