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La frutta italiana è sporca o pulita, dipende da come si guarda il bicchiere

La nostra frutta è “pulita” oppure no? Se Legambiente e Coldiretti sono abbastanza d’accordo quando si tratta di numeri sui pesticidi e antiparassitari, non lo sono più quando bisogna interpretarli. Lo stesso giorno, il 18 giugno, le due organizzazioni hanno diramato un proprio comunicato stampa sullo stesso tema. Il risultato? Fa girare la testa.

Il primo comunicato è intitolato “Pesticidi nel piatto 2010, il rapporto annuale di Legambiente. Solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di Ddt in un campione di insalata analizzato in Friuli”. E  il testo non sembra molto incoraggiante sulla situazione ortofrutticola nazionale. Di tutt’altro tono il secondo comunicato di Coldiretti: “SALUTE: PESTICIDI; COLDIRETTI, 99% FRUTTA PROMOSSA È RECORD” (il maiuscolo è loro). Il lettore che legge i due testi alle fine è inevitabilmente confuso e si domanda come bisogna interpretare l’apparente contraddizione.

Secondo il dossier di Legambiente (elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici e disponibile su www.legambiente.it), i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi sono aumentati (da 27,5 a 32,7%) e salgono anche i campioni irregolari (da 1,2 a 1,5%). Diminuiscono, di conseguenza, quelli senza tracce di molecole chimiche (da 71,3 a 65,8%) e cala il numero dei campioni analizzati (8764 lo scorso anno, 8560 nel 2010).

Tra le verdure, il 76,4% dei campioni risulta regolare, senza residui (erano l’82,9% nel 2009); 45 sono i campioni fuori legge (1,3% contro lo 0,8% dello scorso anno), mentre il 22,3% risulta contaminato da uno o più residui. L’aspetto preoccupante evidenziato da Legambiente è che le verdure multiresiduo sono raddoppiate (dal 3,5% nel 2009 al 6,5 %).

Se si guardano i dati della frutta, effettivamente va un po’ meglio: sono diminuiti i campioni irregolari per residui oltre i limiti consentiti o per molecole non autorizzate, (dal 2,3% dello scorso anno all’1,2%). Usando altre parole, potremmo dire come la Coldiretti che il 99 per cento (o quasi) della frutta è regolare. 

Per Legambiente, però, il bicchiere riusuta mezzo vuoto, anziché mezzo pieno. Perché è vero che sono aumentati i campioni di frutta regolari (con quantità di residui nei limiti di legge) ma quelli contaminati da uno o più residui lievitano dal 43,9 al 48,4%.

Tra i prodotti derivati (miele, pane, vino, ecc), il 77,7% è  senza residui (erano l’80,5% nel 2009); il 10,3% è regolare ma ha tracce di un solo composto chimico, mentre il 9,3% ne contiene più di uno. Il 2,7% risulta addirittura irregolare (39 campioni su 1435), novità negativa rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero.

Sono emersi casi di prodotti “multicontaminati”: come un campione d’uva bianca analizzato in Sicilia con 9 diversi residui di pesticidi (Clorpirifos, Clorpirifos-metile, Cyprodinil, Dimetomorf, Fenhexamid, Fludioxonil, Miclobutanil, Penconazolo, Tiabendazolo); un campione di pere analizzato in Campania aveva 5 residui chimici (Clorpirifos, Boscalid, Etossichina, Captan di fenilammina, Clozolinate); un campione di vino del Friuli Venezia Giulia conteneva 6 residui (Dimetomorf, Boscalid, Pyrimetanil,Fenexamid, Metalaxil, Iprovalicarb).

Anche quest’anno, lo scarso numero di analisi relative ai prodotti biologici ricevute (466) non permette una valutazione complessiva del settore.

La conclusione di Legambiente è che, nonostante gli sforzi per ridurre l’uso della chimica, anche quest’anno la quantità di residui rilevati nei prodotti dell’ortofrutta e derivati è troppo elevata. Rispetto allo scorso anno, c’è una maggiore presenza di campioni multiresiduo, cioè di frutta e verdura trattati con più prodotti chimici e questo preoccupa non poco medici ed esperti di nutrizione.

Secondo Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione del dossier a Roma, «I consumatori devono sempre più stare attenti ad osservare le regole di igiene nell’uso di frutta e verdura, educando soprattutto i ragazzi. Cogliamo l’occasione inoltre, per denunciare l’intenzione del Governo di azzerare l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. Una scelta miope, che contraddice tante assicurazioni dei ministri delle Risorse agricole e della Salute che va respinta con decisione».

Di tutt’altro tono il comunicato stampa della Coldiretti, (www.coldiretti.it) secondo il quale «Il Ministero della salute promuove l’ortofrutta italiana in vista dell’estate con addirittura il record del 98,8% dei controlli regolari, con una presenza di residui chimici al di sotto dei limiti di legge». La Coldiretti fa notare che la presenza di frutta e verdura irregolare sul mercato nazionale si è ridotta di quasi cinque volte in quindici anni passando dal 5,56 % del 1993 all’1,2 %. «Un obiettivo raggiunto grazie all’intensificarsi dell’attività di controllo (oltre un milione in un anno effettuati da: Agenzie delle dogane, Nas dei Carabinieri, Istituto controllo qualità, Capitanerie di porto, Corpo forestale e Carabinieri delle politiche agricole, Asl, e organismi privati) ma anche per l’impegno degli imprenditori agricoli per un uso responsabile dei fitofarmaci con la crescita esponenziale di sistemi di coltivazione ecocompatibili, che hanno fatto conquistare all’Italia la leadership in Europa nel numero di imprese impegnate nel biologico». Dunque, là dove Legambiente riconosce lo sforzo italiano per un ridotto uso della chimica, ma ne sottolinea l’insufficienza, Coldiretti pone l’accento sul numero di imprese impegnate nel biologico.  

Grande enfasi viene riconosciuta da Coldiretti al ruolo di frutta, verdura e agli altri prodotti della dieta mediterranea «considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni (…) Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari, hanno consentito agli italiani di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea».

Fin qui, non si può che essere d’accordo con la Coldiretti (anche se altri fattori entrano in gioco sulla longevità – e sulla qualità della vita dopo i 70 anni – degli italiani). Ma senza nulla voler togliere all’importanza di un’alimentazione sana ed equilibrata per conservare a lungo la salute, appare un po’ eccessiva la previsione sul futuro: «Il crollo del 20 per cento nei consumi familiari di frutta e verdura avvenuto negli ultimi cinque anni, con una tendenza all’abbandono dei principi della dieta mediterranea soprattutto nei giovani (un bambino su quattro non consuma ortofrutta a tavola almeno una volta al giorno) stanno mettendo a rischio questo primato».

Interessante anche il riferimento che Coldiretti fa al dossier di Legambiente in merito alle conclusioni del Ministero della salute: «Il rapporto certifica il primato italiano nella qualità e sicurezza alimentare con una percentuale di regolarità del 98,85% per la frutta, dello 98,76 % per le verdure, e 99,4 % per cereali, vino e olio, ed è sostanzialmente confermato dalla rituale analisi di Legambiente “Pesticidi nel piatto”».

A noi i toni e le conclusioni del dossier di Legambiente sembrano diversi. Ma forse stiamo semplicemente guardando il bicchiere da una differente angolazione.

 

Mariateresa Truncellito

 © Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

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