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Sale iodato: arriva il logo dal Ministero per riconoscere gli alimenti che lo contengono. Il buon esempio di Caber e Amadori

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Il logo che può apparire sul sale iodato

Il Ministero della Salute ha messo a punto i nuovi loghi da utilizzare sui pacchi di sale iodato e sulle etichette dei prodotti alimentari che utilizzano come ingrediente questo sale arricchito.

L’iniziativa si inserisce nel progetto di iodoprofilassi, in linea con la legge 55/2005 sulla prevenzione delle patologie tiroidee, promossa dall’Unicef e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo i dati ufficiali in Italia si registra una carenza di iodio significativa, responsabile di patologie tiroidee e di altre disfunzioni che colpiscono 6 milioni di persone. Per questo motivo si sono moltiplicate le iniziative rivolte ai cittadini finalizzate a incentivare l’impiego di sale iodato, tanto che molti produttori hanno colto l’occasione per commercializzare alimenti come: carne di pollo e tacchino, sostitutivi del pane e condimenti vari, utilizzando sale iodato.

sale iodato logo ministero 2
Il logo che può apparire sui prodotti che lo contengono

Tra questi ricordiamo Caber, azienda specializzata nella produzione di insaporitori a base di sale marino italiano ed erbe aromatiche fresche che nei preparati utilizza Presal, un sale iodato in grado di garantire il tenore costante di iodio nell’organismo nelle diverse fasi delle preparazioni alimentari e anche dopo la cottura. Presal (detto anche “sale protetto”) oltre ad essere il frutto di una ricerca condotta con l’Università di Bologna, è approvato dall’associazione dei medici endocrinologi e degli esperti di Gat (Gruppo Aiuto Tiroide) in collaborazione con Ait (Associazione Italiana Tiroide).

Tra i produttori che utilizzano Presal in sostituzione del sale “normale” troviamo anche il marchio Amadori. L’azienda ha preso questa decisione ormai da qualche tempo per tutti i cibi elaborati, crudi e cotti (impanati, hamburger, salsicce, polpette, rollate, würstel, arrosti).

 Valeria Nardi e Gianna Ferretti  docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche e blogger di Trashfood

Foto: Photos.com

  Valeria Nardi

Valeria Nardi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Non credo che gli endogrinologi abbiano datto parere positivo,in quanto chi soffre di ipertiroidismo deve stare molto lontano dallo iodio visto che la loro tiroide ne produce troppo,per fortuna sono vegetariana.

  2. La redazione

    C’è anche il problema opposto ovvero la carenza di iodio molto diffusa in Italia.

  3. Esiste anche il SALE MARINO INTEGRALE,che nessuno pubblicizza e che nessuno spiega cosa è,…una fonte naturale di molti micronutrienti,non solo sodio non solo iodio, ma anche cloruro di MAGNESIO ed altri minerali in tracce sempre importanti.
    Il sale raffinato,perde tutti i principi sopra accennati,in esso è massima la percentuale di sodio e vi si riaddiziona almeno lo iodio, che è estremamente importante per il buon funzionamento tiroideo, ma non si farebbe meglio a promuovere il sale marino integrale, che sala di meno ed’è più completo in micro sostanze? anche di iodio!