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Integratori alimentari dimagranti ed energizzanti con uno stimolante simile all’anfetamina. In Usa, l’FDA interviene tardi per un conflitto d’interessi

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Gli stimolanti anfetaminici rappresentano un grave rischio per la salute

La statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha intimato a cinque aziende di ritirare gli integratori alimentari dimagranti ed energetizzanti, che contengono una sostanza chimica stimolante, chiamata Bmpea, molto simile alle anfetamine. Si tratta di un isomero, il β-methylphenylethylamine, sintetizzato nel 1930, che non è mai stato autorizzato. Nel 2013, la FDA aveva pubblicato i risultati di un’indagine, da cui risultava che nove di ventuno integratori contenenti l’acacia rigidula contenevano anche Bmpea, che però non è presente nella pianta. L’Agenzia, però, non aveva assunto alcuna iniziativa.

 

All’inizio di aprile, la rivista Drug Testing and Analysis aveva pubblicato un articolo, da cui risultava come questo stimolante, la cui sicurezza sull’uomo non è mai stata studiata, fosse presente in oltre la metà di 21 integratori alimentari con acacia rigidula analizzati, invitando la FDA ad adottare azioni decise per eliminare questo stimolante dal commercio. L’Agenzia aveva replicato che non era stato identificato alcun problema di sicurezza, anche se lo scorso dicembre le autorità canadesi avevano disposto il richiamo di un integratore contenente questo stimolante, affermando che rappresenta “un rischio grave per la salute”. Come scrive l’Agenzia Health Canada, gli stimolanti anfetaminici possono aumentare la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e la temperatura corporea; ad alte dosi possono causare gravi complicazioni cardiovascolari, compreso l’ictus; inoltre, possono sopprime il sonno e l’appetito, e creare dipendenza.

 

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Oltre la metà dei 21 integratori contenevano anche il Bmpea

Alla fine, la FDA si è mossa, non per motivi di sicurezza ma contestando l’etichettatura dei prodotti, perché la Bmpea non è un integratore alimentare. L’iniziativa è stata presa dopo che un editoriale del New York Times ha denunciato l’immobilismo della FDA, individuandone la causa in una situazione di conflitto d’interessi all’interno dell’Agenzia. In particolare, il quotidiano addebita gran parte della responsabilità per la risposta “letargica” dell’Agenzia al fatto che, all’inizio del 2011, fu messo a capo della divisione che si occupa degli integratori alimentari Daniel Fabricant, proveniente dalla Natural Products Association, che rappresenta i produttori e venditori di integratori.

Nel 2014, Fabricant rientrato nella sua associazione, è stato sostituito alla FDA da Cara Welch, anche lei proveniente dalla stessa associazione. Quello degli integratori contenenti Bmpea, scrive il quotidiano, è “un classico esempio di cosa succede quando i rappresentanti dell’industria s’infiltrano nell’Agenzia che dovrebbe regolamentare il loro settore”.

 

Beniamino Bonardi

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Foto: iStockphoto.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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