Home / Controlli e Frodi / Indicazioni errate in etichetta: arrivano sanzioni fino a 150 mila euro. Ma non è un reato. L’analisi di Fabrizio de Stefani

Indicazioni errate in etichetta: arrivano sanzioni fino a 150 mila euro. Ma non è un reato. L’analisi di Fabrizio de Stefani

Arrivano nuove sanzioni per le informazioni errate in etichetta, ma solo di carattere amministrativo. Insomma scrivere informazioni sbagliate sulle etichette di prodotti alimentare non è un reato, anche se può avere conseguenze sulla salute delle persone. Ne parla Fabrizio de Stefani, direttore del servizio veterinario di igiene degli alimenti dell’Ulss 7 del Veneto.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di venerdì 8 settembre 2017, ha deliberato il decreto legislativo con il quale il Governo ha messo a punto un quadro unico di riferimento per colpire le violazioni alla disciplina sull’etichettatura dei cibi dettata dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e dalla Direttiva 2011/91/UE relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare.

Il documento, che dovrà essere firmato dal Capo dello Stato prima di essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale, prevede per chi non rispetta gli obblighi relativi alle informazioni da fornire ai consumatori sugli alimenti – su scadenze, allergeni, ingredienti – sanzioni che vanno da un minimo di 150 euro a un massimo di 150 mila euro, ripartiti in cinque scaglioni di diverso importo, commisurati alla gravità della violazione.

etichetta
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri prevede sanzioni amministrative da 150 a 150 mila euro per le informazioni errate in etichetta

Le sanzioni introdotte sono di natura esclusivamente amministrativa perché, secondo il Governo, sono riconducibili a violazioni connesse a meri obblighi informativi nei confronti di una massa indistinta di consumatori. Nessun reato e nessuna sanzione penale quindi, anche nell’ipotesi che la violazione comporti un’aggressione ad un bene giuridico considerato meritevole di primaria tutela quale è la salute dei cittadini, come riconosciuto dalla Costituzione.

Secondo tale interpretazione dunque non sembra avere molta rilevanza il caso in cui un’informazione fornita in etichetta in modo errato, carente, o addirittura omessa, può recare conseguenze gravi o gravissime per la salute di quei consumatori appartenenti a categorie fragili, quali sono, ad esempio, gli allergici e gli intolleranti alimentari, gli immunodepressi, i diabetici e le donne in gravidanza.

Per la verità, non si tratta di un’interpretazione inedita, già la Corte di Cassazione, nella sentenza dell’11 agosto 2016, n. 17028, aveva affermato la prevalenza dell’interesse annonario su quello igienico-sanitario in caso di etichettatura mendace degli alimenti, ma dobbiamo constatare che l’occasione buona per licenziare una norma che restituisca dignità al buon senso si è persa nell’ultimo Consiglio dei Ministri.

Fornire informazioni sbagliate in etichetta non sarà un reato anche se può avere conseguenze sulla salute dei consumatori, soprattutto quelli più fragili

Non sappiamo ancora se le sanzioni introdotte dal Decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri si dimostreranno davvero effettive, proporzionate e dissuasive, ma sembra assi probabile che la maggior parte delle contestazioni elevate potranno essere sanate pagando poche centinaia di euro, 300 per l’esattezza, pari al doppio del minimo edittale. E chi si è visto si è visto.

Per finire, il “Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari” (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è stato individuato quale autorità amministrativa unica competente per l’irrogazione delle sanzioni.

Fabrizio de Stefani – Lean thinker, Hygienic designer and Food defender

© Riproduzione riservata

sostieni

Le donazioni si possono fare:

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2017. Clicca qui

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Dopo lo scandalo Fipronil, Commissione e Stati Ue concordano 19 misure contro le frodi alimentari. Niente sanzioni a Belgio e Olanda per i ritardi di comunicazione sulle uova contaminate

Si è svolta a Bruxelles una conferenza ministeriale di alto livello sul caso delle uova …

3 Commenti

  1. L’informazione dell’articolo non è corretta

    Gli articoli si aprano sempre con la clausola di riserva “salvo che il fatto costituisca il reato ”
    E’ ragionevole affermare che il principio di sussidiarietà prevalga su quello di specialità e quindi l’ipotesi penale (sempre che vi siano gli elementi costituenti il reato) sia sempre prevalente rispetto alla sanzione amministrativa.

    LEGGE 24 novembre 1981, n. 689
    Modifiche al sistema penale. (GU n.329 del 30-11-1981 – Suppl. Ordinario )

    Art. 9. (Principio di specialita’)

    Quando uno stesso fatto e’ punito da una disposizione penale e da
    una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, ovvero da
    una pluralita’ di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative,
    si applica la disposizione speciale.
    Tuttavia quando uno stesso fatto e’ punito da una disposizione
    penale e da una disposizione regionale o delle province autonome di
    Trento e di Bolzano che preveda una sanzione amministrativa, si
    applica in ogni caso la disposizione penale, salvo che quest’ultima
    sia applicabile solo in mancanza di altre disposizioni penali.
    (Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile
    1962, n. 283, e successive modificazioni ed integrazioni, si
    applicano soltanto le disposizioni penali, anche quando i fatti
    stessi sono puniti con sanzioni amministrative previste da
    disposizioni speciali in materia di produzione, commercio e igiene
    degli alimenti e delle bevande.)

    Cordialmente
    Tecnico della Prevenzione Dr Rossi G

    • Fabrizio De Stefani

      Quanto ha riportato il lettore è corretto e bisognerà attendere la pubblicazione dell’atto sulla GU per una disamina puntuale, tuttavia, rimane il fatto che l’assenza di indicazioni rilevanti per la salute di alcune categorie di consumatori, come l’assenza dell’indicazione della presenza di allergeni, non è previsto come fatto penalmente rilevante, se non forse in ipotesi ex post, ovvero dopo che si è manifestato un incidente alimentare.

  2. Se il testo finale delle sanzioni sarà questo, non riesco a capire cone sarà possibile una reale applicazione degli obblighi in materia di ingredienti allergeni nei prodotti sfusi (non preimballati) venduti nei negozi o somministrati nei ristoranti.
    Capisco la necessità di una corretta informazione ai soggetti allergici, ma mi chiedo come nella realtà piccoli artigiani o piccoli ristoranti riusciranno a gestire questo obbligo di informazioni scritte e di richiami ai singoli prodotti contenenti gli allergeni, quando ricette e prodotti possono cambiare ogni giorno e quando la presenza di chi ha “materialmente” fatto il prodotto può rappresentare già una sufficiente fonte informativa.
    Mi sembra come spesso capita in Italia di un norma con dei principi importanti e del tutto condivisibili, ma che molto probabilmente resterà inapplicata nella realtà.