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L’Indonesia brucia e gli incendi dolosi provocati per fare spazio all’olio di palma causano 110 mila vittime l’anno. La denuncia di Greenpeace

Members of the indigenous community live at the riverbanks in Kapuas river where the air is engulfed with thick haze at Sei Ahass village, Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. These fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.
Gli incendi in Indonesia sono una piaga perché si tratta di interventi dolosi. Foto Greenpeace

Gli incendi in Indonesia sono una piaga preoccupante e pericolosa. E non si tratta di qualche fenomeno naturale, ma di un intervento doloso, a opera dell’uomo. Gli incendi  – come si legge su un comunicato stampa di Greenpeace –  “da diversi anni tra giugno e ottobre ricoprono le città del Sud-est asiatico uccidendo ogni anno circa 110 mila persone”.  In un recente articolo pubblicato su Il Fatto Alimentare, abbiamo proprio parlato del motivo per cui questi incendi vengono appiccati: fare spazio alle coltivazioni di palma da olio.

Sempre Greenpeace, annuncia che “quello che originariamente era solo un sospetto, nelle ultime ore è diventato una certezza”. La situazione non è chiara e molti interrogativi come: il numero degli incendi, l’entità della devastazione, la proprietà dei terreni e i soggetti che avviano piantagioni di palma da olio su quelle aree non trovano risposte.

Children play without wearing any protection at the playground while the air is engulfed with thick haze from the forest fires at Sei Ahass village, Kapuas district in Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. These fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.
Da anni il fumo degli incendi invade molte città dell’Indonesia e ogni anno muoiono migliaia di persone. Foto Greenpeace

L’Indonesia è chiusa e non dà informazioni utili per tracciare un quadro chiaro della situazione. “Non rende pubbliche le mappe aggiornate con i siti di produzione di olio di palma autorizzati e con dati relativi alla perdita di copertura arborea e foreste primarie. Definire con esattezza il danno reale che questi incendi stanno provocando e fare chiarezza sulla legalità delle piantagioni di palma da olio è quindi per ora impossibile. Al tempo stesso, è inaccettabile che si continui a sfruttare la devastazione causata dagli incendi, uno dei peggiori disastri che abbiano mai colpito il Paese, per continuare a sostituire foreste millenarie già in grave pericolo, con monocolture di palma da olio. L’associazione ambientalista invita a inviare  una lettera da inviare on line  chiedendo  “al Presidente indonesiano Joko Widodo di impegnarsi urgentemente per il ripristino delle foreste distrutte” e che altre palme da olio prendano il posto di questi ecosistemi.

 

Firma anche tu la petizione clicca qui abbiamo raggiunto 163 mila firme

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  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Cecilia Parlante

    Il Governo indonesiano è inqualificabile. In sostanza è una dittatura. Guarda in che condizioni fa vivere il suo popolo. Vorrei capire se esistono Stati oppure organismi internazionali con i quali l’Indonesia ha bisogno di mantenere buoni rapporti. Dobbiamo lavorare con questi per fare pressione sull’indonesia. Insistiamo nel boicottare alimenti, creme e cosmetici che contengono olio di palma.

    • Si, e poi quei “nutrizionisti” che scrivono sui giornali della COOP, e quegli altri dell’ AIDEPI, ti dicono che l’olio che usano loro è CERTIFICATO. Sì, da controllori che sono gli stessi controllati.