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Huffingtonpost.it scivola sull’olio di palma e Dissapore.com sul gelato Algida. Pubblicità o articoli? Secondo lo Iap si tratta di messaggi promozionali

 

Un mese fa l’Antitrust ha messo in riga foodblogger, influencer e personaggi dello spettacolo come Alessia Marcuzzi, Belén Rodriguez e Fedez che su YouTube, Instagram o Facebook presentavano foto e filmati a fianco di borse, vestiti, prodotti alimentari, elettrodomestici, accessori di moda ricevendo compensi da parte delle aziende produttrici. Il sistema è scorretto, ha detto l’Antitrust, perché il lettore deve sapere che si tratta di una forma di pubblicità o di una sponsorizzazione retribuita. In quegli stessi giorni l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha inviato una lettera a due testate autorevoli come Huffingtonpost.it e Dissapore.com evidenziando problemi molto simili. Per capire meglio, vi proponiamo le immagini degli articoli dell’Huffingtonpost.it e di Dissapore.com prima e dopo la correzione. Le foto evidenziano le modifiche apportate, che secondo lo Iap sono necessarie per fare capire al lettore che sta si tratta di una nota promozionale frutto di un accordo commerciale.

L’Huffingtonpost.it diretto da Lucia Annunziata per settimane ha pubblicato finti articoli firmati da veri giornalisti (Nicoletta Moncalero) realizzati con il supporto del Consorzio dell’olio di palma sostenibile (Rspo), un’associazione di produttori interessati a promuovere l’uso del grasso tropicale nei prodotti alimentati. L’unico elemento che poteva insospettire il lettore sulla natura del testo era la scritta “Olio di palma sostenibile”, che abitualmente non si trova negli articoli (vedi foto 1 e 2). Il direttore dell’Huffingtonpost.it subito dopo avere ricevuto la lettera dello IAP, ha immediatamente tolto la firma della giornalista e ha aggiunto la frase “Contenuto offerto da Rspo”. La stessa frase è stata aggiunta sotto le foto dei vari articoli presentati nella home page delle sezione. Con questa variazione la testata ha riconosciuto la natura commerciale dell’articolo, ammettendo un’insufficiente segnalazione nei confronti del lettore.

PRIMA

Questo l’articolo promozionale firmato da Nicoletta Moncalero (3) preceduto da uno strano titolo che dice “OLIO DI PALMA SOSTENIBILE”(1). Al punto (2) la data con l’aggiornamento

DOPO

Questo è l’articolo dell’Huffingtonpost.it rivisto. La firma della giornalista è sparita (3) e la frase OLIO DI PALMA SOSTENIBILE”(1) è stata affiancata con le parole “CONTRIBUTO OFFERTO DA RSPO”(1). Al punto (2) la data con l’aggiornamento

Anche Dissapore.com (supplemento di Multiplayer.it, testata giornalistica diretta da Andrea Pucci, che tratta solo di cibo e prodotti alimentari) per settimane ha presentato una nuova sezione del sito dedicata ai gelati Algida, con diversi articoli firmati da Pierpaolo Greco, che promuovevano il consumo del gelato Magnum. Per il lettore di Dissapore distinguere questo articolo frutto di un accordo commerciale con Algida dagli altri che parlano di prodotti alimentari è veramente difficile. L’unico elemento che poteva insospettire era una frase posizionata subito dopo il primo paragrafo in cui si dice “Algida, che in questo periodo estivo è partner di Dissapore…”. Anche il direttore di Dissapore.com, dopo avere ricevuto la lettera dello Iap sulla natura dell’articolo, ha immediatamente modificato il testo, aggiungendo in grassetto la frase  “Comunicazione pubblicitaria sponsorizzata da Magnum in collaborazione con Unilever” (vedi foto 3 e 4). Con questa variazione la testata ha riconosciuto la natura commerciale dell’articolo ammettendo un’insufficiente segnalazione nei confronti del lettore.

PRIMA

Questo è l’articolo promozionale sul gelato Algida proposto da Dissapore.com firmato da Pierpaolo Greco. Il testo nella prima frase annuncia che “Algida nei mesi estivi è partner di Dissapore

DOPO

Questo è l’articolo promozionale di Dissapore rivisto. Sotto il titolo è stata aggiunta ben in evidenza  la frase “Comunicazione pubblicitaria sponsorizzata da magnum in collaborazione con Algida”

La pubblicità mascherata, pur essendo una scorrettezza molto grave, non è una novità per il mondo del  giornalismo, in genere si realizzano articoli frutto di un contratto di carattere commerciale che prevede una forma di compenso in denaro o altre modalità di scambio. Le segnalazioni sono poche perché sia le aziende sia gli editori hanno poco interesse a sollevare la questione. Meno chiara è la posizione dei direttori che, pur essendo responsabili di tutto quanto viene pubblicato sui siti (compresa la pubblicità), sembrano alquanto distratti. I principi deontologici che invitano a differenziare in modo netto e chiaro gli articoli dalla pubblicità commerciale sono un elemento fondamentale per i giornalisti, tanto che concetti simili sono ripresi anche nelle regole dell’Antitrust e dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria. Per questo motivo nelle redazioni, quando si sospetta che un articolo sia  il frutto di un accordo commerciale, si attribuisce alla nota un’etichetta che preferiamo non riferire.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista

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2 Commenti

    • Valeria Nardi

      La tutela dell’ambiente dovrebbe essere un priorità per tutti, cittadini, governi e aziende. Una campagna che punti l’attenzione su un determinato problema, non impedisce che si possano lanciare altre campagne. Sulla piattaforma Change.org chiunque può farlo. Grazie per il suggerimento. Approfondiremo l’argomento.

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