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Inquinamento da Pfas in Veneto: per Greenpeace non ancora individuate tutte le fonti della contaminazione. Pubblicati i risultati delle analisi

Greenpeace ha pubblicato un rapporto sull’inquinamento da Pfas nelle acque della regione Veneto

L’emergenza Pfas in Veneto non è per niente sotto controllo. Queste sono le conclusioni del rapporto pubblicato da Greenpeace sull’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche attribuito allo stabilimento Miteni di Trissino e che interessa le acque di un’area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova dove vivono 350 mila persone. Nel febbraio 2017, l’associazione ambientalista ha raccolto campioni di acqua in diversi comuni della zona colpita (Valdagno, Trissino, Arzignano e Cologna Veneta) e li ha fatti analizzare per verificare la presenza di 38 diverse sostanze appartenenti al gruppo dei Pfas, ottenendo risultati tutt’altro che rassicuranti.

Le analisi di Greenpeace hanno riscontrato Pfas in tutti i campioni prelevati, anche in quantità superiori rispetto ai dati di Arpav (Agenzia regionale per la protezione e prevenzione ambientale del Veneto) relativi alle acque superficiali o di falda nelle zone limitrofe ai punti di campionamento. In aggiunta a questi risultati negativi, le analisi hanno individuato in alcuni campioni anche livelli elevati di una sostanza che non è presente nei controlli ufficiali, il 6:2 Fts (6:2 fluorotelomer solfonato). Questo composto, utilizzato in alcuni casi per sostituire il più noto Pfos (perfluoro ottan sulfonato), è sospettato dall’Echa (Agenzia europea per le sostanze chimiche) di essere persistente e bioaccumulabile.

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Per Greenpeace è indispensabile individuare tutte le fonti di contaminazione delle acque

Secondo Greenpeace, le concentrazioni elevate di Pfas riscontrate nelle acque del distretto di Arzignano indicano la presenza di altre sorgenti di inquinamento ancora sconosciute, oltre a quelle già individuate dalle autorità locali. Inoltre i valori trovati in un campione, prelevato 15 chilometri a nord della zona contaminata, fanno sospettare la possibile presenza di fonti di Pfas anche al di fuori dell’area interessata dall’emergenza.

Per l’associazione è urgente individuare tutte le sorgenti di contaminazione delle acque superficiali e profonde oltre a quelle censite dalle autorità. Appare sconcertante che non si siano ancora effettuate indagini sistematiche sulle attività produttive in rado di causare il rilascio di Pfas nelle acque di scarico. Secondo Greenpeace i Pfas sono  sostanze che nei  processi produttivi possono essere sostituite, da alternative meno pericolose per l’ambiente e la salute delle persone.

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