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Il menu tipo di un bambino contiene il doppio dei grassi saturi consigliati. Troppo olio di palma. Le proposte alternative di Margherita Caroli

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Il menù tipico di un bambino prevede un eccessivo introito calorico e troppi grassi saturi

Analizzando il menù della “giornata tipo” di un bambino, emerge come l’assunzione di grassi saturi è doppia rispetto ai limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nelle sue linee guida è anche più prudente rispetto alle indicazioni fornite nei Larn dalla Società Italiana di Nutrizione Umana. Apporto consigliato: tra il 7,5 e il 10% delle chilocalorie giornaliere. A spiegare cosa significhino nella pratica queste linee guida nel caso dei più piccoli è Margherita Caroli, pediatra e responsabile dell’unità operativa dipartimentale di Igiene della Nutrizione della Azienda Sanitaria Locale di Brindisi. «Stando a quanto consigliato nei Larn, un bambino di otto anni, dal peso medio di 27 chilogrammi, dovrebbe avere un’assunzione giornaliera media di 1850 chilocalorie al giorno. Di queste, il 30% dovrebbero derivare dai lipidi: dunque 555 chilocalorie, pari a 62 grammi. Ma sugli acidi grassi saturi l’indicazione è più perentoria: ne bastano meno del 10% dell’introito energetico quotidiano, ovvero all’incirca venti grammi, proprio per le proprietà aterogene dei grassi saturi». Ma se come riferimento si assumono le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le dosi diminuiscono: fino a 15 grammi.

Quanti bambini rientrano in questa fascia? Pochi, secondo la specialista, che fa riferimento alla propria casistica, ma anche a indagini sulle abitudini alimentari dei bambini su scala nazionale. La maggior parte ama fare colazione con una tazza di latte parzialmente scremato (200g), cinque frollini (65 grammi) e due cucchiaini di polvere di cacao (10 g). Grassi saturi apportati: nove grammi. A metà mattina, secondo lo schema di una giornata normale, la maggior parte dei bambini consuma una merendina e un succo di frutta: via libera a ulteriori 2,7 grammi di grassi saturi. Il saldo di un pranzo – composto da settanta grammi di pasta condita con dieci grammi di olio extravergine di oliva e altrettanti di formaggio, una spinacina cotta con olio vegetale  e un frutto – equivale a quasi 10 g di grassi saturi. Uno spuntino composto da due fette di pancarré con la Nutella (trenta grammi) rincara la dose di 4,2 grammi di grassi saturi. Chiude i conti la cena – panino (80 g), prosciutto cotto (40 g), fontina (20 g) e un frutto -, con ulteriori 4,9 g. La contabilità di una giornata di questo tipo sentenzia: quasi 2200 chilocalorie e 30,5 grammi di grassi saturi. Ovvero: 10,5 in più rispetto a quanti sarebbe stato corretto assumerne, come valore massimo, secondo le raccomandazioni della Società Italiana di Nutrizione Umana.

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Merendine, biscotti, dolci e prodotti da forno: ovunque troviamo grassi saturi. Soprattutto olio di palma

La causa di questo trend risiede anche nel consumo, aumentato negli ultimi due decenni, di prodotti confezionati: dolci e salati. «L’olio di palma contiene circa il 46% di grassi saturi e fra questi il più rappresentato è il palmitico, che ha una notevole proprietà aterogena – prosegue Caroli -. Gran parte dell’acido palmitico assunto viene dai prodotti industriali e molti fra questi sono preparati utilizzando l’olio di palma. Se si vuole abbassare la quantità di acido palmitico assunto dai nostri figli, occorre aumentare la produzione casalinga di biscotti utilizzando grassi più ricchi di acidi monoinsaturi come l’olio extravergine di oliva, quello di arachide o di mais. In alternativa la grande industria dovrebbe cambiare registro, passando all’utilizzo di altri tipi di oli».

Cosa dovrebbe mangiare un bambino per non eccedere coi grassi saturi, proteggere la salute del proprio cuore ed evitare l’insorgenza di sovrappeso e obesità, che anche in Italia ha raggiunto livelli di guardia?

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È possibile preferire olio di oliva nella propria alimentazione

Lo schema “salutare” – redatto sempre con la collaborazione della dottoressa Caroli – prevede che a colazione si mettano a tavola una tazza di latte (200 g) e cinque biscotti secchi. A metà mattina basterebbe un frutto, mentre il pranzo dovrebbe essere così composto: 70 g di pasta condita con sugo preparato con olio extravergine di oliva (10 g) e formaggio grattugiato  (10 g), una fetta di vitello (70 g) condita con un cucchiaino di olio, un panino (60 g), un’insalata di pomodori e un frutto. Durante il pomeriggio una fetta di pane con 30 g di marmellata è sufficiente a permettere al bambino di sostenere anche l’attività fisica, mentre la giornata potrebbe chiudersi con un piatto di legumi: per esempio ceci (40 g) conditi con olio, un panino integrale (80 g) e un frutto. Il saldo di un menù simile – più difficile, rispetto al primo, da far apprezzare ai più piccoli – indica un introito di 1840 chilocalorie per un totale di 10 g di grassi saturi: ovvero circa due terzi rispetto al tetto fissato dalla principale istituzione sanitaria mondiale, o la metà della raccomandazione dei Larn.

Merito di una dieta più equilibrata, ma anche dei “dribbling” effettuati dallo specialista per evitare i prodotti preparati con olio di palma, costituito quasi per il 47% da grassi saturi (acido palmitico, stearico, miristico e laurico). Nonostante alcuni articoli ne stiano ridimensionando le conseguenze per la salute, le abitudini di consumo espongono i più piccoli a rischi da non trascurare. Le aziende eludono il problema, ma come documentato a più riprese da Il Fatto Alimentare, preparare dolci gustosi e più salutari non è più una utopia. Cosa racconteremo tra qualche anno ai nostri figli se nel frattempo non avremo cambiato rotta?

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  Fabio Di Todaro

Fabio Di Todaro
Giornalista free lance. Twitter: @fabioditodaro

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