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GranoSalus propone una “griglia di qualità del grano“, che premia tutti i marchi di pasta bocciati dalla loro inchiesta. La lettera dell’avvocato Patrizia Lusi

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera che chiarisce alcuni aspetti sulla vicenda GranoSalus.

GranoSalus continua a far parlare di sé attraverso i social media con le sue accuse a grandi marchi di pasta di utilizzare grano insalubre

Impazza in questi giorni nel web una polemica scatenata dall’associazione GranoSalus che si dice a difesa delle produzioni di grano duro italiano contro l’importazione selvaggia. Attraverso tweet, post su Facebook e articoli pubblicati sul proprio sito, l’associazione accusa le grandi aziende italiane produttrici di pasta, di utilizzare un grano estero impuro o insalubre. Per informare i consumatori è stata utilizzata una modalità violenta che colpisce la “pancia” dei consumatori, sfiduciati attraverso un bombardamento di notizie che destano molte perplessità. Il punto è proprio questo: GranoSalus si erge a difensore della “pasta” sbandierando dati allarmistici, senza però dare ai consumatori i riferimenti necessari per interpretarli e comprenderli.

Ma entriamo nel merito, utilizzando la prospettiva di favore di chi presiede una Asp (Azienda pubblica di servizi alla persona) in provincia di Foggia, che produce direttamente una consistente quantità di grano duro (*). GranoSalus sostiene che le aziende di molitura (vincolate da un contratto di filiera grazie al quale molti agricoltori hanno venduto il grano ad un prezzo fisso di 24/25 euro (superiore alla media di mercato) mischiando grano duro italiano a grano estero contaminato, gettando così discredito sull’intera produzione. Secondo GranoSalus le aziende che confezionano pasta con grano pugliese al 100% (grazie a un contratto di filiera tra piccoli agricoltori e molitori del territorio) non rispettano le regole perché utilizzerebbero grano estero (contaminato da quantitativi superiori di DON e glifosato). L’associazione in pratica delegittima gli agricoltori e gli operatori della filiera e spara a zero sulla qualità della pasta, diffondendo dati allarmistici sul contenuto di sostanze nocive per la salute contenute nel prodotto finale come il DON e il glifosato. Questo giudizio però non convince.

Tabella 1 -GranoSalus ha fatto analizzare gli spaghetti di dieci grandi marchi in un laboratorio europeo accreditato, di cui non indica il nome e ha pubblicato questi risultati, assegnando a tutti prodotti un giudizio negativo (vedi colonna dx)

Il primo punto critico riguarda i laboratori che hanno effettuato le analisi e i criteri seguiti. GranoSalus parla di un laboratorio europeo accreditato ma non indica  il nome. Andando oltre, quando dai proclami si passa ai fatti, si scopre che l’unica iniziativa concreta dell’associazione sia la presentazione di una proposta di “griglia di qualità di grano duro” presentata all’audizione davanti alla IV Commissione Regionale della Regione Basilicata. Questa tabella contempla indicazioni rispetto alla classificazione del grano duro, in relazione al contenuto contaminanti di “DON” e “glifosato” e ai limiti consentiti dalla legge italiana. C’è però un elemento che sorprende. I parametri indicati nella tabella relativi alla presenza di DON e glifosato, sono tali per cui tutte le aziende su cui sono stati fatti i campionamenti, e che l’associazione aveva giudicato negativamente  (vedi giudizio nell’ultima colonna di sinistra della tabella 1) rientrano nella fascia virtuosa.

Due delle otto paste prese in esame rientrerebbero nella fascia di premialità massima proposta dall’associazione.  Marchi come De Cecco e Granoro, ad esempio, presentano livelli di DON e glifosato tali per cui  meriterebbero il valore massimo del premio (5 € a tonnellata). Anche gli altri marchi  giudicati negativamente nelle analisi da Granosalus, si collocano comunque a un livello della classifica tale da meritare un premio. Come si spiega allora il giudizio  negativo attribuito  per prodotti in cui la stessa GranoSalus ha rilevato valori di DON e glifosato compresi nelle fasce di premialità?

Secondo la griglia di qualità del grano proposta da GranoSalus, tutti gli spaghetti “bocciati” nel primo test sarebbero premiati

Cari amici di GranoSalus, capisco l’esigenza di farsi conoscere e darsi una legittimazione in un settore specialistico e in forte espansione come quello agricolo, capisco la voglia di spettacolarizzare a tutti i costi, ma questa cosa non può essere portata avanti ingenerando confusione tra i consumatori, e neppure a danno degli imprenditori del territorio. La sfida della qualità e della sicurezza alimentare deve essere sostenuta con trasparenza e chiarezza, coniugando in maniera corretta l’interesse dei consumatori con la leale concorrenza dei produttori per lo sviluppo del paese.

Avv. Patrizia Lusi (Presidente Asp “Dr. Vincenzo Zaccagnino”)

(*) Asp si occupa dell’assistenza a minori e soggetti svantaggiati del territorio (conduce una Comunità Alloggio per minori disagiati ed agevola i nuclei bisognosi nella fruizione di servizi quali la mensa scolastica). Le attività assistenziali  vengono finanziate dai proventi della gestione dei beni patrimoniali, costituiti da terreni agricoli in parte coltivati direttamente ed in parte ceduti in affitto, pluriennale e stagionale. ASP annualmente coltiva in proprio circa 900 ettari, investiti per la quasi totalità a grano duro  (per l’a.a. corrente 2016/2017 la produzione attesa è pari a 20.000 quintali.

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7 Commenti

  1. Se entriamo nel merito, come promette la lettera/articolo dobbiamo dire che:
    – Il grano non è la pasta.
    – I consumatori italiani chiedono trasparenza, con l’indicazione di origine delle materie prime e preferiscono 100% prodotto italiano (fiducia, qualità ed appartenenza).
    – Il vero made in Italy è fatto tutto in Italia e non solamente trasformato, o addirittura solo confezionato come qualche produttore pretende di reclamizzare, solo perché ha un marchio italiano.
    Il resto sono opinioni tutte legittime, ma ritengo contrarie agli interessi della filiera agroalimentare ed ai consumatori italiani.

  2. io credo che i primi che hanno creato confusione siano coloro che negli ultimi decenni hanno fatto passare il messaggio del “marchietto made in italy” come indicatore di origine anche della materia prima …….

  3. Quelli che fanno ancora più confusione sono coloro che continuano consapevolmente e colpevolmente a confondere la provenienza con la salubrità e con la qualità

    • Sulla qualità degli alimenti italiani non credo ci possano essere confusione ne dubbi, ci viene riconosciuta da tutto il resto del mondo, salvo qualche eccezione esterofila nostrana.
      Per quanto riguarda la salubrità, è solo questione di controlli sanitari e qui la differenza la può fare solamente il problema dei trasporti, che se sono intercontinentali qualche problemino in più ci potrà sicuramente essere.
      Ultimo ma non ultimo le terre coltivate, che se sono maggiormente adatte alla coltivazione dei grani duri, per la salubrità tutto è più semplice e per la qualità molto dipende dalle specie varietali coltivate.
      Poi se il pastaio vuole fare una pasta con il 20% di glutine, è meglio che aggiunga glutine concentrato, dichiarando in etichetta da dove proviene.

  4. fabrizio_caiofabricius

    …”la salubrità, è solo questione di controlli sanitari e qui la differenza la può fare solamente il problema dei trasporti, che se sono intercontinentali qualche problemino in più…”

    Aridanghete…

    La micotossina più frequente nel grano è il DON, metabolita secondario dei funghi di CAMPO Fusarium ssp e i trasporti e lo stoccaggio NON C’ENTRANO NULLA. Tutto dipende dall’andamento stagionale intorno ala spigatura (migliaia di lavori scientifici mondiali confermano, se contano ancora qualcosa rispetto ai luoghi comuni web).

    La vocazionalità pedoclimatica è un ottimo prerequisito (da validare con tecnica colturale adeguata) per fare qualità tecnologica e igienico-sanitaria, ma se poi le rese unitarie sono la metà (Sud-Isole) rispetto al Centro-Nord (Marche-Emilia, per restare in Italia) i costi di produzione saranno (quasi) doppi.

    E quindi BISOGNERA’ RASSEGNARSI a mettere mano al portafoglio (portaspicci in effetti) e non pretendere di pagare un ottimo piatto di pasta meno di 5 centesimi senza strapparsi i capelli ed eventualmente trovare altre più facili fonti di risparmio fuori dai già bassi consumi alimentari (< 15% secondo ISTAT). Casomai spengere il condizionatore se fa 21° o il riscaldamento a 19°, ricordarsi che abbiamo le gambe per camminare e che un cellulare non è detto che debba costare 700 €. Basterebbero queste piccole attenzioni per avere la dispensa piena di cibo di primissima qualità, ma si sa il risparmio sull'alimentare è fenomeno ancestrale indipendente dai redditi reali e, purtroppo, nei supermercati è rincorsa al prezzo più basso (e i produttori si DEBBONO adeguare…).

    Per ora infine, purtropo, non è stata ancora rilevata alcuna correlazione tra varietà della specie Triticum durum coltivata e sensibilità ai Fusarium. Il miglioramento genetico ci sta lavorando, ma non esistono solo i fusarium da tenere a bada.

    Per la qualità eccellente Voiello già propone la varietà Aureo 100% grano italiano a pochi cent in più (tra l'altro coltivato in Molise- ottimo per ventosità contro Fusarium), ma c'è già platea web pronta a demonizzarlo perché la qualità secondo molti significa altro….AIUT

  5. Caro Fabrizio, vedo che siamo essenzialmente d’accordo su tutto salvo che sui potenziali rischi dei trasporti intercontinentali delle materie prime, che per me lei sottovaluta.
    Penso che se ci riflette un attimo anche lei sarà del parere che l’unico stoccaggio nei silos dei mulini italiani, sia preferibile ai diversi travasi e stoccaggi in vari silos e stive di navi in giro per il mondo, con tutto quello che necessitano e ne consegue, così senza pregiudizi verso nessuno, ma solamente per esigenze tecnologiche che lei ben conosce (sbalzi repentini di temperatura ed umidità, surriscaldamenti, abrasioni, schiacciamenti, polverizzazione con adesione superficiale delle stesse, attivazione della perossidasi lipidica, ecc..).

  6. fabrizio_caiofabricius

    Bene,
    se la mette così, sono d’accordo anch’io.

    Ma da tempo si demonizza e si sproloquia sul DON, che appunto non c’entra nulla con la movimentazione, né con il Paese d’origine (con tanto di recente fantomatica, tanto ridicola quanto infamante “prova d’accusa”) mentre per i lunghi viaggi i rischi sono eventualmente le OCRATOSSINE e la pulizia delle stive delle navi e il precedente carico.

    Amo profondamente le campagne Appulo-lucane, siciliane, appenniniche, maremmane, marchigiane nelle quali come antichissima poesia ondeggia da millenni il grano, e soffro per i bassi prezzi offerti per una materia prima tanto nobile, ma non posso far finta di non sapere che l’eccellenza della Pasta made in Italy nel mondo è dovuta in primis dalla sapiente tecnologia di trasformazione (la storia dell’IGP Gragnano è abbastanza esemplare).

    Certo da tempo ormai abbiamo le varietà adatte, gli areali pedoclimatici e la tecnica agronomica per produrre grano di primissima qualità, ma manca la cultura dell’associazionismo cooperativo per fornire grandi partite omogenee all’industria nazionale e quindi, a parte i pur lodevoli ma del tutto ancora minoritari accordi di filiera, ognuno va per conto suo e l’offerta è frammentata e insieme a partite eccellenti ne troviamo di scadenti e mischiando, ahimè, tutto diventa di minor valore economico e da l’alibi all’industria per rifornirsi all’estero, dove la prima cosa che fanno è associarsi e fornire grosse partite omogenee e ben definite.

    Fra breve cmq avremo l’etichetta obbligatoria anche sulla pasta: ma ATTENZIONE a che non si trasformi in un boomerang per gli agricoltori perché dichiarare piccole percentuali di correttivi esteri non vorrà dire “ecco ‘st’ imbroglioni che ce mettevano alla pasta delle criature nostre” perché da Canada, Arizona e Francia da sempre arriva OTTIMO grano e l’80-90% è cmq italiano e SOSTIENE UNA FILIERA IMMENSA ED INSOSTITUIBILE AL SUD.

    Se di fronte ad un crescente boicottaggio dei loro prodotti, i nostri fornitori esteri di materia prima attiveranno ritorsioni sul prodotto trasformato pasta allora c’è il rischio di veder crollare le esportazioni di Pasta (attualmente più della metà della produzione) e veder ridotto PIL nazionale e posti di lavoro e per finire un minor sbocco per le produzioni cerealicole nazionali.

    Se questo ai diversi attori della filiera può interessare relativamente, perché ognuno da buon italiano anarcoide pensa ai casi e al campanile suo, così non dovrebbe essere per i decisori politici la cui prima funzione è salvaguardare il benessere nazionale generale.

    Non ho i dati puntuali sotto mano, ma mi sembra di ricordare il caso emblematico della Francia al 2° posto sia come fornitore di granella di frumento duro che come importatore di Pasta secca. Ora mi sembra ci venda circa 270 mila tonn di grano duro (a 200 – 250 £/tonn) ma che importi una cifra simile di pasta trasformata ( a 700 -1000 £ /tonn)…all’agricoltore verranno giustamente i nervi, ma AL PAESE ITALIA CONVIENE ovviamente.

    Si tratta come al solito di ridistribuire equamente la ricchezza, ma INNAZITUTTO BISOGNA C R E A R L A
    e, follia e demagogia pura, GIAMMAI DISTRUGGERLA !