Nutrizione

Fast food: la svolta salutista non è mai avvenuta. Nei menu sempre troppe calorie e troppi zuccheri

Nei fast food i miglioramenti sono solo apparenti, la realtà è sempre la stessa: troppe calorie e zuccheri. Il numero di pietanze offerte è raddoppiato, quello dei piatti più sani è cresciuto, l’attenzione di media e legislatori, è sempre alta, eppure nelle grandi catene di fast food americani negli ultimi 14 anni non è cambiato quasi nulla, dal punto di vista delle calorie. Anzi, insieme a cibi leggermente meno dannosi sono arrivate nuove bevande zuccherate e dolci, a riprova del fatto che i cambiamenti sono stati per lo più di facciata.

 

È disastroso il bilancio che ha tracciato Katherine Bauer, del dipartimento di salute pubblica alla Temple University di Philadelphia, sulle grandi catene di cibo pronto, perché mette in luce quanta ipocrisia ci sia in certe scelte evidentemente commerciali, e quanto sia ancora lunga la strada verso menu più accettabili.

La Bauer ha effettuato un’analisi sistematica dell’offerta di otto grandi marchi: McDonald’s, Burger King, Wendy’s, Taco Bell, KFC, Arby’s, Jack in the Box, Dairy Queen, i cui dati sono presenti nel database dalla University of Minnesota Nutrition Coordinating Centre’s Food and Nutrient fino dal 1997. La ricercatrice ha così verificato che il numero delle proposte è aumentato del 53%, passando da 679 a 1.036 piatti diversi. Sono cresciute molto le insalate da 11 a 51, ma anche i tè freddi, assenti nel 1997 e oggi presenti in 35 varianti.

 

Per quanto riguarda le calorie è leggermente diminuito il numero di quelle assunte con i contorni, scese in media da 264 a 219 (probabilmente a causa di modeste riduzioni della quantità per esempio di patatine fritte, o delle dimensioni della porzione media). Sono aumentati i condimenti ipercalorici e i dessert: questo spiega perché, a parità di calorie medie per porzione, e nonostante l’introduzione di insalate e carni grigliate più che fritte, il bilancio finale non evidenzi miglioramenti. Nell’ultimo anno analizzato, il 2009-2010, i piatti principali fornivano in media 453 calorie e i contorni 263, in risalita rispetto agli anni precedenti.

«Si può anche ordinare un antipasto leggero, per esempio un’insalata – spiega la Bauer sull’American Journal of Preventive Medicine – ma se questa è condita con salse piene di grassi e zuccheri e magari mischiata a carne fritta, seguita da patatine fritte e bibita zuccherata il risultato finale è comunque pessimo».

 

La necessità di migliorare l’offerta dei fast food è stata messa in rilievo in numerosi studi e ribadita da un recente sondaggio secondo cui nel mese precedente l’80% degli intervistati aveva mangiato in uno di questi ristoranti almeno una volta e il 28% dichiarava di mangiare in un fast food da una a due volte a settimana.

 

Inoltre, i provvedimenti sembrano ancora più urgenti se si pensa che secondo diverse stime nei giorni feriali circa il 40% dei ragazzi americani si rivolge a questo tipo di locale per un pasto.

«Non vogliamo assolutamente concludere che bisogna evitare il fast food» sottolinea la ricercatrice, conscia del fatto che posizioni troppo rigide non sono utili ma rischiano solo di innescare una reazione di indifferenza.

 

«Piuttosto, vorremmo consigliare a tutti di pensare a ciò che stanno ordinando, a come il piatto è stato preparato e condito, al conteggio totale delle calorie del pasto e a scegliere dopo aver riflettuto. In questo senso, aiuterebbe molto se tutti i fast food riportassero il conteggio calorico, come ha iniziato a fare McDonald’s e come obbligano a fare la Pennsylvania e la città di New York. In assenza di un radicale cambiamento nell’offerta dei fast food – conclude la Bauer – possiamo cercare di intervenire sui clienti, facendo loro capire quante calorie in eccesso sono abituati ad assumere e quanto possa essere tutto sommato semplice ridurle».

 

Agnese Codignola

Foto: Photos.com

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4 Commenti

  1. Ivan hatto detto:

    Mi ritrovo ancora una volta a scrivere in difesa di McDonald’s, cosa che per certi versi mi ripugna visto quanto è distante dalla mia alimentazione. Però trovo ancora più ripugnante la disinformazione travestita da informazione "autorevole". Vediamo cosa dice questo articolo: da McDonald’s si consumano pasti ipercalorici e, a dimostrazione di questo, viene riportata la media calorica dei piatti offerti da questa catena. Ebbene, BEN 453 calorie per i piatti principali e 263 per i contorni. Totale: 716 calorie. Il lettore meno "informato" darà per scontato che questi valori siano eccessivi, BEN 716 calorie per un pasto. Beh, vediamo quali sono le calorie medie di un pasto formato da alcuni piatti della tanto decantata (anzi direi pubblicizzata) dieta mediterranea: un piatto di pasta al pomodoro 486 calorie, come secondo una bistecca ai ferri 280 calorie, totale 766 calorie. Oibò, più che da McDonald’s! Se poi fossimo particolarmente temerari (pasta al pomodoro e bistecca è un pasto tutto sommato "modesto") e volessimo pasteggiare con un piatto di gnocchi al ragu (600 calorie) e una cotoletta alla milanese (560 calorie) arriveremo ad un totale di 1160 calorie. E non abbiamo considerato nè il dolce nè il cucchiaino di zucchero nel caffè nè tantomeno il bicchiere di vino. Quindi di cosa stiamo parlando? Questa è propaganda anti McDonald’s fine a se stessa, l’informazione sta da altre parti…

  2. Vincenzo Andrea hatto detto:

    Al signor Ivan che ha commentato qui sopra gli sarà sfuggito un piccolo ma significativo concetto: anche se, confrontando le calorie, un pasto del McDonald’s potrebbe risultare inferiore rispetto ad un pranzo completo che ha descritto, comunque le calorie apportate dal pasto del fast food derivano principalmente da zuccheri e grassi di origine animale (saturi). Esempio: un uomo che ha un fabbisogno di 2000 kcal necessita di 20 g di grassi saturi al giorno. Se prende un Crispy McBacon e una porzione piccola di patatine, avrà incamerato 695 kcal, ma 11 g di grassi, cioè già il 55%!

  3. Ivan hatto detto:

    Caro Vincenzo, il concetto non è assolutamente sfuggito a me, piuttosto è sfuggito a chi ha redatto l’articolo e ai ricercatori (senza offesa per i veri ricercatori) a cui l’articolo fa riferimento. Infatti se ha seguito il link sul American journal of Preventive Medicine avrà visto che il titolo della ricerca è "Energy Content of U.S. Fast-Food Restaurant Offerings". Quindi si parla SOLO di calorie, senza nessun riferimento alla composizione dei cibi. Quindi ripeto la domanda: di cosa stiamo parlando? Di aria fritta dal mio punto di vista…

  4. Menutrix Il menu con le calorie hatto detto:

    Per me che mi occupo proprio della materia: calorie e percentuali di nutrienti per piatto nella ristorazione commerciale realizzando menu con calorie con l obbiettivo di rendere il consumatore consapevole a prescindere dal fatto se si trovi in un fast food o in una delle nostre migliori trattorie italiane …trovo il commento di Ivan intelligente e corretto. Tutto il mondo occidentale ha il problema del controllo della alimentazione e del proprio peso corporeo…l unica cosa che davvero si puo fare e rendere le calorie obbligatorie per davvero…dalle caffetterie a qualunque categoria della ristorazione commerciale e nel contempo attivare i controlli da parte degli enti competenti. Che non sono previsti e se lo sono non si è mai sentito (in italia) che una mensa è stata magari multata severamente perchè ha usato troppo olio di pessima qualità. I menu con le calorie oltre alle calorie poi dovrebbero contenere anche i valori energetici medi giornalieri, distinti quanti meno per sesso, in modo tale che il consumatore possa rendersi conto di quante calorie necessità. Ebbene ricordare che in Italia il 56 % della popolazione segue una dieta prescritta da specialisti per svariati motivi dunque la consapevolezza dei consumatori di oggi è sicuramente più ampia di quanto si creda.