Home / Nutrizione / La lista dei falsi test per intolleranze e allergie alimentari. La denuncia dei medici. Il decalogo da seguire e i consigli degli esperti

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“Giù le mani dalla salute”: ANDID contro Panzironi, le diete pericolose e le fake news. Intervenga il Ministero

Sempre più specialisti e associazioni di medici stanno prendendo posizione contro le false notizie e …

4 Commenti

  1. Buongiorno, grazie dell’articolo. Purtroppo moltissime persone che effettuano i test menzionati li esegue in base alle indicazioni di un medico (con varia specialità) e questo rende difficile, a livello di azienda sanitaria, contrastare il fenomeno. Buon lavoro

  2. trovo che l’articolo, nonostante sottolinea giustamente la non validità di questi test dal punto di vista scientifico, sia un po’ viziato. La dieta non è atto prettamente medico, ci sono altri professionisti che PER LEGGE possono consigliare piani alimentari e sono i dietisti, su prescrizione medica, e i biologi, in completa autonomia. Un professionista abilitato per legge a consigliare una strategia nutrizionale può certamente valutare di fare diete ad esclusione a seconda della situazione e della eventuale patologia, se lo ritiene opportuno, senza per questo sostituirsi al medico o voler fare una diagnosi… questo anche alla luce del fatto che molte delle persone che si rivolgono con disperazione altrove (erboristerie, farmacie, naturopati, centri estetici, iridologi, riflessologi ecc), si sono già rivolte al medico senza ottenere consigli validi e spesso nemmeno una prescrizione per visita specialistica. C’è poi da dire che a volte, purtroppo, questi test sono proposti proprio dai professionisti abilitati, ho visto gastroenterologi proporre test delle intolleranze a 250 euro…. e mica uno solo, anche se l’ordine dei medici si è espresso da tempo in merito alla questione.
    il succo è che se si vuole fare informazione e divulgazione (e non mi riferisco al fattoalimentare, ma alla classe medica) è meglio farla in maniera chiara, non sibillina, non sempre impregnata da questa paura che altre figure possano “rubare il lavoro” travestita da preoccupazione per il paziente (che tante volte non c’è proprio…)…e in primis è meglio epurare il campo da tutti quei professionisti abilitati per legge a fare questo lavoro che propongono in prima persona i test.

  3. fabrizio_caiofabricius

    “7. Non eliminare il glutine dalla dieta senza una diagnosi certa di patologia glutine correlata. La diagnosi di tali condizioni deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, seguendo le linee guida diagnostiche.”

    Ormai è troppo tardi, il business marchettaro mondiale sulla glutine-fobia ignoranza-correlata non si ferma più…

    La glutine-fobia è chiara sintesi di questo fenomeno inizialmente marginale, non a caso poi sdoganato ed esaltato non da rigorosi personalità scientifiche, ma da testimonial di Hollywood che grazie ad un web disinformato e permeabile è dilagato, degenerato meglio, infine in vero e proprio preoccupante fenomeno sociale di costume.

    Intolleranze, allergie, difficoltà digestive per assenza/presenza di enzimi non sono esclusiva dei cereali e del glutine, ma riguardano tutti i cibi e in particolare i LEGUMI che tutti oggi invece esaltano con pericolosa faciloneria dimenticando o sottovalutando nell’ardore delle crociate ideologiche, o, peggio, del prezzolato marketing allarmista, i gravissimi rischi del favismo, del latirismo, dell’acido fitico, delle saponine ecc.

    Massima attenzione e rispetto ai veri affetti da patologie vere e studiate solo recentemente (meno di 50 anni) come la celiachia e, fortunatamente, in poderoso aumento non dei casi ma delle conoscenze, ma , ripeto nessuna strumentalizzazione marchettara per imporre subdolamente ad es. taumaturgici grani antichi-vintage. Del resto solo recentemente, e grazie alle proteste di pochi coraggiosi scienziati, finalmente dichiarati con ferma chiarezza altrettanto pericolosi e proibiti per il celiaco.

    Sempre più forte comunque l’ipotesi “virus” scatenante celiachia
    http://science.sciencemag.org/content/356/6333/44.abstract
    Reovirus infection triggers inflammatory responses to dietary antigens and development of celiac disease
    R Bouziat, R Hinterleitner, JJ Brown… – …, 2017 – science.sciencemag.org
    http://www.ilfattoalimentare.it/celiachia-virus-glutine-vaccino.html
    “… In entrambi i casi i topi hanno eliminato senza problemi il reovirus. Tuttavia dopo l’infezione i topi attaccati da una delle due varianti, se nutriti con cibo contenente glutine, sviluppavano una risposta infiammatoria del sistema immunitario
    … bambini con un sistema immunitario ancora immaturo sono molto suscettibili alle infezioni virali. Quando il glutine viene introdotto per la prima volta nella dieta, proprio mentre è in atto un’infezione da reovirus, quest’ultimo in qualche modo potrebbe confondere il sistema immunitario…”
    “…ulteriore indizio di essere sulla strada giusta viene dal fatto che gli studiosi hanno anche riscontrato come i celiaci abbiano mediamente livelli più alti di anticorpi contro i reovirus rispetto ai non celiaci…”

    Ma il furore ideologico non si quieta certo così facilmente e allora ecco spuntare il lucrevole tarlo della “GLUTEN SENSITIVITY” certo un problema esiste, s’intravvede, ma è artificialmente GONFIATO, sovrastimato, assolutamente lontano da quanto desidererebbe il marketing che auspica il trasloco da pasta-pane a cibi più elaborati e soprattutto REMUNERATIVI

    Nonceliac gluten sensitivity or wheat intolerance syndrome?
    S Guandalini, I Polanco – The Journal of pediatrics, 2015 – jpeds.com
    “…How common is NCGS?…As a result, various estimates ranging from 0.6 % based on rigorous national US surveys to around 6% to a WHOPPING 50% of the general population in some popular WEBSITES (ma guarda un pò….)

    La tanto sbandierata “gluten sensitivity” o meglio ridefinita in ambito medico NCGS (sensibilità al glutine non celiaca) e più recentemente Wheat Intolerance Syndrome (“ more honest term” sempre secondo Guandalini 2015) è argomento assolutamente non definito in ambito scientifico internazionale…. (Gibson et al 2012, Biesiekierski et al. 2011). Da studi recenti inoltre emerge che ad incidere in maniera importante sullo sviluppo dei sintomi sembrano essere anche i conservanti e gli addittivi alimentari come glutammato, benzoato, solfiti, nitrati e i coloranti. Recente è anche l’ipotesi che trova sempre più riscontri che a scatenare i disturbi gastrointestinali non sia il glutine ma un gruppo di carboidrati, i cosiddetti FODMAPS ossia «Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli Fermentabili», presenti si nei cereali, ma anche in alimenti come il latte, le mele, le cipolle e molti altri. “Graditi” alla flora intestinale, con conseguente fermentazione, produzione di gas e di acidi grassi.

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0016508513007026
    No effects of gluten in patients with self-reported non-celiac gluten sensitivity after dietary reduction of fermentable, poorly absorbed, short-chain carbohydrates
    JR Biesiekierski, SL Peters, ED Newnham, O Rosella… – Gastroenterology, 2013 – Elsevier

    Una dieta che escluda questi carboidrati, sviluppata per la prima volta nel 2008 (Shepherd, Susan J., et al., Dietary Triggers of Abdominal Symptoms in Patients With Irritable Bowel Syndrome: Randomized Placebo-Controlled Evidence, in «Clinical Gastroenterology and Hepatology», 6.7, 2008, pp. 765-771.) ,
    riesce ad alleviare i sintomi di chi soffre di sindrome del colon irritabile, cosa che invece non può fare totalmente una dieta senza glutine perché non esclude altre possibili fonti che scatenano la reazione.

    “Uno dei problemi è che se un paziente ha un miglioramento, anche parziale, a seguito di una dieta senza glutine, non è necessariamente detto che il problema sia proprio il glutine, dato che nel frumento sono presenti molte altre sostanze. Concentrarsi troppo sul glutine e accusarlo definitivamente in questa fase ancora esplorativa potrebbe essere controproducente, ma se la ricerca scientifica ha i suoi tempi, in questo regno di incertezza il marketing alimentare è invece entrato a gamba tesa, grazie agli enormi interessi economici in gioco”
    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/05/08/vade-retro-glutine/?refresh_ce

    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/apt.13372/full
    Randomised clinical study: gluten challenge induces symptom recurrence in only a minority of patients who meet clinical criteria for non‐coeliac gluten …
    B Zanini, R Baschè, A Ferraresi, C Ricci… – Alimentary …, 2015 – Wiley Online Library
    Nell’esperimento in doppio cieco su pazienti autodiagnosticati NCGS,
    il 17% non ha evidenziato nessun sintomo e il 67% non è stato capace di identificare esattamente quando veniva somministrato glutine.
    Si confermano le conclusioni di altri lavori che evidenziano il probabile effetto scatenante dei FODMAPS (oligosaccaridi fermentabili) più che del glutine, contenuti oltre che nel grano anche in altri alimenti (NCSG rinominata WIS)
    E sempre più evidente il ruolo dell’effetto NOCEBO (contrario di placebo) in cui lo stesso paziente fa scatenare la reazione perché percepisce in anticipo come nocive le caratteristiche del farmaco o alimento che sta assumendo

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1542356515001536
    Small amounts of gluten in subjects with suspected nonceliac gluten sensitivity: a randomized, double-blind, placebo-controlled, cross-over trial
    A Di Sabatino, U Volta, C Salvatore, P Biancheri… – Clinical …, 2015 – Elsevier (univ Pavia, Gastroenterologia)
    …in altre parole, forse la sensibilità al glutine esiste, ma riguarda una piccola percentuale di persone, mentre il 95% dei soggetti che sostengono di essere sensibili sono probabilmente vittime dell’effetto nocebo.
    La maggior parte dei pazienti, infatti, mostra gli stessi sintomi sia assumendo il glutine sia il placebo, che nel caso specifico era amido di riso…

  4. Tutte indicazioni legittime ma solamente in negativo assoluto.
    Difficile per cotante associazioni associate nell’iniziativa, fare anche un’undicesima raccomandazione, con un piccolo elenco in positivo dei test d’intolleranza validati ed affidabili maggiormente richiesti?
    Per le allergie ci sono test validati che ogni medico o pediatra prescrive senza troppe complicazioni, per un primo intervento mirato ed eventualmente da approfondire con visita specialistica allergologica.
    Ma per le intolleranze più comuni agli alimenti maggiormente consumati e sensibili di causare difficoltà digestive e metaboliche, la strada non è semplice, come annunciato nel decalogo e qualche indicazione positiva dirimente, potrebbe essere molto utile.
    Non basta prescrivere divieti, occorre dare giuste indicazioni ed utili consigli in positivo, per prevenire i tanti comportamenti sbagliati segnalati, perché serve di più un contributo di cento divieti.

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