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Export alimentare USA: l’Italia è terza per numero di aziende esportatici negli Stati Uniti, ma ne perde 4 mila rispetto al 2016 (-39%)

Nel 2017 calano del 28% gli stabilimenti alimentari registrati dalla FDA rispetto all’anno precedente

Il 2 febbraio 2017 risultavano registrati 149.933 stabilimenti di imprese alimentari presso la US Food and Drug Administration (FDA), mentre al 1° gennaio 2016 erano 207.653. Si è assistito dunque ad una diminuzione del 28% del numero totale di impianti autorizzati ad operare nel mercato USA.

Gli stabilimenti nazionali attivi nel 2017 sono 78.957, in calo del 9% rispetto al 2016. Gli impianti esteri autorizzati ad esportare alimenti negli Stati Uniti sono in tutto 70.976, pari al 47% del totale, sono sparsi in 205 Paesi e segnano in diminuzione del 41% rispetto all’anno precedente.

La performance più sorprendente è quella della Repubblica Islamica dell’Iran, l’ex “Stato canaglia” che, passando dai 18 stabilimenti registrati nel 2016 ai 111 del 2017, segna uno strabiliante +517%.

L’Italia, con i suoi 6169 impianti registrati, si conferma il terzo paese esportatore negli Stati Uniti per numero di aziende, dopo Giappone e Francia, ma prima della Cina. Nell’ultimo anno, tuttavia, sono state quasi 4 mila le aziende cancellate dalle liste di importazione negli USA (-39%).

Stabilimenti alimentari registrati alla FDA (© Fabrizio de Stefani)

Questo forte calo degli stabilimenti alimentari autorizzati è il risultato della cancellazione delle registrazioni non adeguatamente rinnovate entro il 31 dicembre 2016, probabilmente a causa dei nuovi obblighi di verifica, che da quest’anno è stata condotta secondo le prescrizioni del Food Safety Modernization Act (Fsma). Secondo la nuova normativa USA, ogni azienda alimentare straniera deve richiedere la registrazione del proprio stabilimento alla FDA e poi rinnovarla ogni due anni (la prossima scadenza è fissata al 31/12/2018).

Per ottenere il Registration Number, inoltre, gli stabilimenti alimentari esteri devono essere rappresentati negli Stati Uniti da un agente (US Agent) che risieda o abbia un ufficio in territorio statunitense, con la funzione di tramite fra la FDA e l’impianto, sia per le normali comunicazioni che per le azioni da intraprendere in caso di emergenze.

In ogni caso, per evitare sequestri, sanzioni o altri provvedimenti amministrativi, è opportuno che tutte le aziende alimentari interessate verifichino che le loro registrazioni FDA siano state adeguatamente rinnovate per il 2017, prima di intrattenere rapporti commerciali negli USA.

Perché nell’era Trump è meglio non scherzare.

Fabrizio de Stefani

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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