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“Etichettatura degli alimenti e informazione ai consumatori”: un manuale pratico per capire come si compilano le etichette dei prodotti alimentari

Il libro “Etichettatura degli alimenti e informazione ai consumatori”

Le etichette sono il tema portante del libro “Etichettatura degli alimenti e informazioni ai consumatori” edito da EPC e scritto da Daniela Maurizi, chimica e amministratrice della società di consulenza Gruppo Maurizi. Il volume, che si presenta come uno strumento tecnico per addetti ai lavori, è un corposo manuale sulla normativa e le informazioni da riportare sulle confezioni dei prodotti alimentari diviso in tre parti.

La prima è dedicata al Regolamento (UE) 1169/2011 sull’etichettatura e focalizza  l’attenzione sulle novità introdotte dalla normativa come le indicazioni obbligatorie e facoltative, la dichiarazione nutrizionale e i claim.

Il libro tratta la questione dell’etichettatura degli alimenti dalla normativa ai casi pratici

Nella seconda parte si pone l’accento sulla normativa europea e italiana di alcune categorie di prodotti. Oltre agli alimenti senza glutine, per lattanti, biologici o di qualità (DOP, IGP e altre certificazioni), il testo include altre merceologie  come bevande, pane, pasta, cacao e acqua minerale.

La terza e ultima parte del libro è dedicata all’esame dei vari simboli da apporre sulle  confezioni dei prodotti senza glutine, quelli vegani senza dimenticare i pittogrammi dei materiali dell’imballaggio.

Etichettatura degli alimenti e informazioni ai consumatori, di Daniela Maurizi. Edizioni: EPC Editore. Pag. 424, prezzo: 27,00 €

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Giovanni Parma

    Si pone sempre, e giustamente, molta attenzione alle etichette riportate sulle confezioni degli alimenti in modo da garantire una adeguata informazione al consumatore. Benissimo non si può che essere d’accordo ma così come c’è una costante e martellante campagna su ingredienti ed etichette dei prodotti confezionati c’è invece un silenzio totale su quello che viene venduto e comprato nei tanti negozi e laboratori artigianali. Per intenderci se io vado dal panettiere non so che ingredienti sono stati usati per fare pizze, focacce, i vari tipi di pane, torte ecc ecc. Eppure basterebbe poco imporre un cartello da mettere di fronte al prodotto con gli ingredienti base e il tipo di grassi impiegati. Così come se vado in un ristorante e ordino tagliatelle al ragù non sono in grado di sapere se sono stati impiegati additivi come il glutammato o altri tipi di condimenti. E non mi si venga a dire che nelle panetterie esiste il libro degli ingredienti perchè sappiamo benissimo che non c’è e se c’è sarà in un angolo invisibile e di fatto incomprensibile. Spesso si tratta di un ammasso di fogli indecifrabili ove un consumatore non può umanamente mettere mano per cercare di sapere qualcosa su ogni prodotto che volesse comprare. La mia alternativa è che non compro più nulla almeno fino a che qualcuno non vorrà finalmente imporre norme serie e non fatte da chi vuole apposta confondere i consumatori e renderli inconsapevoli. Facciamo una campagna anche per ciò che si compra a banco e non solo per i prodotti confezionati.

  2. Pienamente d’accordo con Giovanni e la questione ingredienti nei cibi pronti delle gastronomie, pizzerie, ristoranti, gelaterie, panetterie, ecc… è ancora tutta da definire e risolvere concretamente senza teorie astratte.
    Contrariamente alle confezioni etichettate, che se le normative previste e prescritte richiedono un volume di 424 pagine, c’è qualcosa che non va.
    Il troppo vanifica tutto e crea sicuramente confusione.
    La solita confusione normativa, pane per i denti dei vari interpreti e legali, ma a danno della semplicità univoca di norme non interpretabili in modo diverso da ogni operatore sul campo.
    Origine tracciata, ingredienti, stabilimento di produzione e tabella nutrizionale, non richiedono 424 pag. di spiegazioni ed interpretazioni varie.
    Senza nulla togliere all’opera meritoria di Daniela Maurizi e la sua impresa enciclopedica.