Home / Recensioni & Eventi / La dieta vegana è più salutare? L’interessante libro di Luca Avoledo “No vegan” focalizza l’attenzione sulla verità scientifica, spesso dimenticata quando si parla di stili alimentari

La dieta vegana è più salutare? L’interessante libro di Luca Avoledo “No vegan” focalizza l’attenzione sulla verità scientifica, spesso dimenticata quando si parla di stili alimentari

Davvero la dieta vegana previene il cancro? Mangiare solo alimenti di origine vegetale aiuta sul serio a perdere peso? Ma soprattutto, è vero che gli esseri umani non sono fatti per mangiare la carne? Queste sono alcune delle domande a cui cerca di rispondere il libro dal titolo provocatorio “No vegan”, di Luca Avoledo ed edito da Sperling & Kupfer.

Sia chiaro, il libro non vuole far cambiare idea ai vegani sul loro stile di vita: chi sta bene ed è in salute seguendo questa dieta non ha motivo di modificare abitudini alimentari. L’obiettivo è informare il cittadino che si fa domande sull’alimentazione vegana e inevitabilmente si ritrova nel mare di disinformazione e tesi fantasiose sull’argomento presenti nel web. Una propaganda, quella dell’ala integralista ed estremista veg, che il libro cerca di contrastare usando argomentazioni basate su ricerche e studi scientifici.

Il testo è scritto in modo scorrevole anche se ben documentato e  offre una chiave di lettura interessante.

La confutazione, corredata da un’ampia bibliografia, parte dalla biologia umana e dal contributo della carne nell’evoluzione della nostra specie. Senza dimenticare la questione delle carni rosse e della loro possibile cancerogenicità, Avoledo ci lascia rispondendo a un’ultima domanda: davvero la dieta vegana è la più salutare al mondo?

“No vegan” di Luca Avoledo. Anno 2017. Pagine 322. Edizione: Sperling & Kupfer. Prezzo: 17 euro.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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39 Commenti

  1. Testo propagandistico e soprattutto totalmente antiscientifico. Le society di nutrizione più prestigiose (ADA) , di cardiologia (American college of cardiology) e le review degli ultimi 30 anni di pubblicazioni scientifiche considerano la dieta vegana tra le migliori per ogni fase della vita, altamente protettiva per tutti i tipi di tumore ( incidenza al -8% per chi segue una dieta vegetariana e -15% per quella vegana) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26853923 , consigliata per tutti i soggetti a rischio di patologie cardiache o in obesità. Il fatto che la carne rossa sia dimostrato essere cancerogena come tutte le proteine animali assunte in quantità elevate (soprattutto in determinate fasi della vita) è altrettanto noto http://www.wcrf.org/int/research-we-fund/continuous-update-project-findings-reports/colorectal-bowel-cancer
    “”Le proteine animali, se assunte in quantità eccessive, inducono la produzione di potenti fattori di crescita tumorale come l’IGF-1, che accelera anche l’invecchiamento delle cellule e dell’organismo. ” http://www.huffingtonpost.it/johann-rossi-mason/e-guerra-alla-carne-rossa_b_8392482.html

    • vincenzo iafelice

      Qualsiasi dieta equilibrata, quella mediterranea in primis, ha come beneficio la riduzione del rischio di tumori.
      Il concetto che il libro vuole giustamente sottolineare è che la dieta vegana è diventata un moda, spesso abusata, ma che non porta a risultati migliori di altre diete equilibrate.

    • Qualsiasi dieta equilibrata ha come beneficio un minor rischio di tumori è corretto, il punto è che non tutte le diete equilibrate hanno lo stesso impatto. La letteratura parla chiaro per quanto riguarda le patologie cardiache e tumorali, la dieta vegana è la più protettiva seguita solo dalla mediterranea – quella con quantitativi minimi di pesce e carne -(praticamente una dieta vegana con qualche pasto di pesce). Se la dieta vegan è diventata pure una moda che spesso viene praticata in modo ignorante e scorretto le innumerevoli evidenze scientifiche che ne dimostrano le proprietà benefiche non per questo perdono validità. Se Avoledo scrive un testo basandosi su “verità scientifiche oltre le mode” non può affermare che non esistono prove delle eccellenti proprietà salutistiche della dieta vegana, men che meno affermare che nessun ente medico la consiglia quando la scuola di cardiologia più importante del mondo la mette al primo posto in cima alle diete di supporto a chi soffre di patologie cardiache. (American College Of Cardiology)
      Mangiare poca carne e poco pesce non fa ci certo male il punto non è questo è piuttosto constatare come le proteine animali NON sono indispensabili per la dieta di un essere umano come continua a sostenere Avoledo. Viviamo nell’era degli eccessi alimentari dell’obesità e dell’avanzare inesorabile delle malattie legate alla cattiva alimentazione, preoccuparsi di possibili carenze di B12 di fronte a milioni di persone ( e qui ritorno al fatidico -15% di tumori in meno) costrette a avvelenarsi di chemioterapici mi sembra semplicemente ridicolo. Se poi aggiungiamo che la carenza di B12 riguarda quasi un americano su due ( circa il 30% per la precisione) si può facilmente arrivare a comprendere che ciò che muove realmente l’ideologia “antivegana” non è di certo la preoccupazione circa la sua salubrità.

    • Non conosco alcuno studio comparativo e definitivo tra dieta vegana e dieta mediterranea, se ne avesse uno da sottoporre sarei ben lieto di leggerlo.

      Mi sembra comunque paradossale l’impegno in un ricerca del genere allo scopo di provare una minore incidenza delle patologie cardiache o tumorali, visto che ci sono numerosissimi fattori esterni che concorrono nella determinazione del rischio: età, ambiente, predisposizione genetica, stile di vita, etc.

      Per il resto del suo post, non condivido praticamente nulla: il fatto che le proteine animali non sia necessarie non implica che siano nocive, così come il fatto che Avoledo scriva a proposito della carenza di B12 non significa che la ritenga meno importante di altri problemi.

      Sinceramente vedo molto più ardore da parte sua nel sostenere l’ideologia “anti-onnivora” che nella presunte critiche alla dieta vegetariana sostenute nel libro

    • Se leggesse con attenzione quanto ho già scritto forse non ci sarebbe bisogno di ripetere concetti già espressi: mi scrive che “il fatto che le proteine animali non siano necessarie non implica che siano nocive” quando io ho detto ” Mangiare poca carne e poco pesce non fa di certo male il punto non è questo è piuttosto constatare come le proteine animali NON sono indispensabili per la dieta di un essere umano”.
      Per quanto riguarda la B12 di nuovo le è completamente sfuggito l’oggetto del discorso: puntare il dito contro una dieta che può manifestare nel lungo termine carenze di vit. B12 e probemi annessi tralasciando completamente il fatto che quasi un americano su due ne soffra (in america non ci sono così tanti vegani) e che questa possibilità nel rapporto rischio beneficio, con la considerevole riduzione del rischio tumorale per chi si alimenta di soli cibi vegetali, è da considerarsi accettabilissima considerato quanto semplice sia da un punto di vista medico tenerla sotto controllo. Se la logica non è viziata da pregiudizi, un 15% in meno di incidenza tumorale ha una rilevanza un tantino maggiore rispetto ad una carenza long term di B12 (che tra l’altro recenti studi dimostrano essere reperibile in forma biodisponibile per l’uomo da fonti vegetali come l’alga Nori, tra le più consumate al mondo).
      Dice che” è paradossale l’impegno in un ricerca del genere allo scopo di provare una minore incidenza delle patologie cardiache o tumorali, visto che ci sono numerosissimi fattori esterni che concorrono nella determinazione del rischio: età, ambiente, predisposizione genetica, stile di vita, etc.”
      Se lei è convinto che i ricercatori che hanno firmato le pubblicazioni citate non abbiano tenuto adeguatamente in considerazione i fattori esterni nella determinazione del rischio è liberissimo di dimostrarlo essendo tutto in peer review e sottoposto a revisione della comunità scientifica.
      https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26853923

      Per quanto riguarda gli studi ce ne sono diversi,riporto qualche esempio:
      “In conclusion, results concerning body weight, nutritional intake, nutritional quality and quantity are in line with the literature on restricted and prudent diets versus unrestricted omnivorous diets. The use of indexing systems, estimating the overall diet quality based on different aspects of healthful dietary models (be it the US Dietary Guidelines for Americans or the compliance to the Mediterranean Diet) indicated consistently the vegan diet as the most healthy one. ” http://www.mdpi.com/2072-6643/6/3/1318/htm

      Dr. Caldwell Esselstyn and colleagues at the Cleveland Clinic recently published a case series of 198 consecutive patients with cardiovascular disease counseled to switch to a diet composed entirely of whole plant foods. Of the 198, 177 stuck to the diet, whereas the other 21 fell off the wagon, setting up kind of a natural experiment. What happened to the 21? This was such a sick group of patients that more than half suffered from either a fatal heart attack or needed angioplasty or a heart transplant. In that same time period of about four years, of the 177 that stuck to the plant-based diet, only one had a major event as a result of worsening disease. As Dean Ornish noted in his response to the latest trial, “a Mediterranean diet is better than what most people are consuming”…but even better may be a diet based on whole plant foods.
      https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25198208
      http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1306659

      La posizione del presidente di una delle più prestigiose università di cardiologia al mondo è abbastanza eloquente: “Although the Mediterranean and DASH diets are good options, they allow consumption of animal flesh, which even if it is reduced, is not as good as a vegetable or plant-based diet.”
      http://www.acc.org/latest-in-cardiology/articles/2015/04/29/14/34/changing-diets-saving-lives-mediterranean-vegetarian-vegan-and-more

      Una dieta mediterranea ben pianificata è sicuramente considerabile una manna dal cielo per gran parte degli occidentali e americani che seguono diete completamente sbagliate e ricche di alimenti dannosi. Il punto è che anche la dieta vegana lo è atrettanto, la scienza dice che per far fronte a molte tra le più diffuse patologie è sicuramente la scelta alimentare più efficace.

      Morale della favola, il libro di Avoledo racconta semplicemente una versione NON veritiera circa le “verità scientifiche” che tanto sbandiera.

    • La rassegna citata evidenzia che statisticamente chi segue una dieta vegana/vegetariana corre dei rischi minori rispetto a chi segue una dieta onnivora, ma questo non significa che la dieta sia l’unica causa del miglioramento. E’ dimostato che rispetto alla media della popolazione un vegetariano è più attento a molto altri aspetti: sport, alcool, fumo, peso corporeo, etc. Tutti questi concorrono evidentemente nella determinazione del rischio.

      Se confrontassimo 100 vegani obesi che fumano, bevono e non praticano sport con 100 onnivori che sono attenti a tutto, i risultati sarebbero opposti e allo stesso modo sarebbe sbagliato giustificare tale risultato esclusivamente con la dieta.

      Proprio per questo motivo le ho spiegato che non esiste nè credo sarebbe possibile condurre una ricerca per comparare varie diete escludendo i fattori esterni.

    • Ma che sta dicendo??? Ma ha la minima idea di come venga condotta una ricerca del genere? Questo denota come non abbia minimamente letto nulla di quello che è stato citato. Secondo lei i ricercatori pubblicano una ricerca per determinare quale dieta sia più salubre prendendo a caso i campioni e non considerando per esempio se alcuni membri siano alcolisti o fumatori?? Naturalmente non è così e per chiunque abbia voglia di fare il semplice sforzo di aprire i link e LEGGERE le pubblicazioni le informazioni sono disponibili a tutti.
      Esempio, in una delle ricerche sull’incidenza del cancro si tiene conto di:
      “Age, race, sex, BMI, educational
      level, alcohol use, moderate
      or vigorous exercise, HRT,
      history of peptic ulcer, family
      history of colorectal cancer,
      dietary energy, history of
      inflammatory bowel disease,
      treatment for diabetes
      mellitus within the past year,
      used aspirin at least weekly
      at least 2 of the past 5 years,
      used statins at least 2 of the
      past 5 years, supplemental
      calcium use, supplemental
      vitamin D, fiber intake, prior
      colonoscopy or flexible sigmoidoscopy”

    • Mi pare che non abbia compreso il senso della pubblicazione che ha citato o forse sta cercando di interpretarlo nella maniera che le fa comodo.

      Le basta leggere le conclusioni in cui gli stessi autori elencano i limiti degli studi sottoposti a revisione: campioni statistici esigui, fattori di rischio trascurati, dati vecchi e con elevato rischio di errore.

      Infine nella parte conclusiva gli autori scrivono testuali parole: “…anche la definizione del gruppo di controllo, cioè coloro che seguono una dieta onnivora, non era ben definita e includeva talvolta soggetti con un elevato apporto di carne e derivati…”

      Quindi la maggiore salubrità di una dieta vegetariana equilibrata rispetto ad una onnivora altrettanto equilibrata non è assolutamente provata.

    • Gentile Vincenzo, a me sembra proprio che chi “interpreta” a proprio piacimento le pubblicazioni citate sia decisamente lei. Dapprima mi dice che non esistono, poi appurato che ve ne sono diverse dice che non hanno nessuna attendibilità perchè è impossibile escludere i fattori esterni, appurato anche questo, ovvero che i fattori esterni sono presi in considerazione in ogni pubblicazione viene fuori che i campioni o sono troppo esigui o non definiti. In realtà lei cerca di far passare il messaggio che la ricerca è inaffidabile perchè condotta su un numero ridotto di campione e soprattutto rapporta il vegano attento con l’onnivoro che si abbuffa di carne dalla mattina alla sera. Naturalmente non è così: ”
      In addition,
      the definition of the control group, i.e., those following an
      omnivorous diet was not really well-defined, including in some
      cases subjects consuming a high intake of meat and meat products
      and in other cases subjects with a reduced consumption of
      meat and derivatives.”
      Dice che lo studio si basa su campioni esigui? Naturalmente è falso anche questo: la pubblicazione è una revisione sistematica ( se non sa cosa vuol dire glielo spiego https://it.wikipedia.org/wiki/Revisione_sistematica)
      di 86 studi di osservazione trasversale e 10 studi di coorte degli ultimi 50 anni (gran parte sono pubblicazioni risalenti agli ultimi 10 anni).
      Il campione in numeri è di 184.167 onnivori, 56.461 vegetariani e 8.421 vegani. Se nello studio viene fatto riferimento ad un campione limitato di fronte a questi numeri mostruosi è esclusivamente nello specificio campo del rischio tumorale dove sono presenti molte meno pubblicazioni:

      “Selected cross-sectional studies examined the effect of vegetarian
      diet (n D 86) and vegan diet (n D 24) on the following
      risk factors for chronic degenerative diseases: BMI (71 studies
      for vegetarian diet; 19 studies for vegan diet), total cholesterol
      (64 studies for vegetarians, 19 for vegans), LDL-cholesterol
      (46 for vegetarians, 13 for vegans), HDL-cholesterol (51 for
      vegetarians, 15 for vegans), triglycerides (55 for vegetarians, 13
      for vegans), and blood glucose (27 for vegetarians, 4 for
      vegans). Selected cohort prospective studies examined the association
      between vegetarian diet (n D 10), vegan diet (n D 2)
      and different clinical outcomes: all-cause mortality (5 studies
      for vegetarians, 2 studies for vegans), incidence and mortality
      from cardiovascular diseases (4 studies, all for vegetarians),
      ischemic heart disease (5 studies, all for vegetarians), cerebrovascular
      disease (3 studies, all for vegetarians), incidence of
      total cancer (2 studies for vegetarians; 2 studies for vegans) and
      mortality from total cancer (3 studies for vegetarians).”

      e di conseguenza gli autori riportano correttamente come: ”
      In addition, vegan diet seems to be associated with a lower rate of cancer
      incidence, but this result must be interpreted with caution,
      because of the very small sample size and the low number of
      studies evaluating this aspect.”

      Ad ogni modo questa raccolta non è assolutamente incentrata nel confrontare una dieta vegana well planned con una onnivora sempre equilibrata (sia da una parte che dall’altra però), circa il confronto tra dieta vegana e dieta mediterranea fatta bene ci sono chiaramente studi più specifici, in particolar modo riguardanti i benefici per i pazienti a rischio malattie cardiache, ma viste le premesse crica la sua imparzialità nel leggerli e commentarli non ho molte speranze che riproporle i link possa aiutarla a farle comprendere concetti che NON vuole volutamente comprendere.

      Uno dei massimi esponenti della cardiologia mondiale dice : ““Although the Mediterranean and DASH diets are good options, they allow consumption of animal flesh, which even if it is reduced, is not as good as a vegetable or plant-based diet.” Dr. Kim Williams, president of the American College of Cardiology and chief cardiologist at Rush University

      credo basti per chi ancora ha qualche dubbio circa la presunta interpretazione tendenziosa degli studi in oggetto.

      Saluti

  2. Consiglio all Sig. Avoledo di guardare il documentario “What The Health” prima do scrivere le sue teorie in un libro finanziato dall’industria alimentare.

    • Ma finanziato dall’industria alimentare della carne rossa cancerogena, o dalla lobby della carne bianca non cancerogena, che va contro la lobby delle industrie alimentari delle bevande di soia bio, o dall’industria alimentare delle bevande di soia ogm (cancerogena), contro gli interessi della lobby dei produttori di seitan, che però va contro gli interessi della lobby dei produttori di alimenti gluten-free?

      Continua a nasconderci i loro intrugli questa industria finanziata dalle banche e della finanza, bisogna tornare al proprio orto, basta pesticidi ma solo solfato di rame rigorosamente bio che è anche un microelemento essenziale e ci fa bene, basta cibo dell’industria cancerogena. E poi il governo Gentiloni cosa fa per difendere, delle multinazionali, i cittadini inermi?

    • Vorrei ricordarle che l’industria alimentare commercializza anche prodotti vegani e vegetarian, anzi, a dirla tutta hanno anche un interesse maggiore in questo mercato perchè è in forte espansione e garantisce profitti molto maggiori.

  3. Ale, grande tentativo! 🙂

  4. Non commento riguardo all’accuratezza scientifica del libro, ma il titolo mi sembra un’istigazione all’odio (i vegan sono delle persone e non una dieta): perchè non chiamarlo “no alle diete vegetali”? Essere vegani è uno stile di vita che non riguarda strettamente la dieta (che è una conseguenza delle scelte antispeciste fatte), anche se probabilmente per molti questo è l’aspetto più evidente.

  5. Poi Avoledo mi spiegherà come mai la b12 e laD ( ma la D è spiegabile) è assente in 1 valtellinese su 3
    Da quando sono in Valtellina 4anni la mia riserva di b12 e di D è andata
    Altro che dieta vegana
    Anzi menomale che la faccio da due anni se no stavo pure peggio.
    La verità è che milioni di persone hanno carenza da b12 e da vitamina D nonostante le loro diete.
    Evidentemente è un altro il fattore

    • Può citare gli studi dove si dice che i valtellinesi hanno carenze in vit. b12 e D ?

      Poi parafrasando le sue parole: sono in valtellina da 4 anni, di cui 2 da vegana e le mie riserve di b12 e D sono andate, ma le cause sono l’aria e l’acqua della valtellina

    • 1 la b12 non va in carenza in 2 anni chieda al suo medico
      2 la b12 può essere carente anche in un romano onnivoro che ha problemi gastrointestinali ( anche solo per via dei gastroprotettori) o ha una gastrite atrofica ecc ecc
      3 la carenza di D (e giuro pensavo di non doverlo spiegare) in un luogo dove manca il Sole diretto per mesi è la norma
      4 per tutto il resto Agenzia della Tutela della Salute della Montagna – Valtellina e Alto Lario li chiami (se è veramente interessato e non sta facendo il bambino ottuso)e potranno darle spiegazioni.
      5NON HO MAI DETTO CHE SIA L’ACQUA O L’ARIA DELLA VALTELLINA non faccia il troll distorcendo il significato delle mie parole secondo il suo parere.
      6 aneddoto: la mia nuova dottoressa cambiata 4 mesi fa (che non sapeva ancora che ero vegana) mi ha fatto fare delle analisi di controllo comprese quelle che da una certa età in poi fanno fare qui tra cui D e B12. Tranquillizzandomi sui risultati (sopratutto la D era preoccupante) mi ha detto “ecco ora puoi dirti valtellinese…” spiegandomi poi che purtroppo queste carenze sono nella norma a Sondrio e provincia.
      6 la Valtellina è tristemente nota come la valle dei suicidi proprio per la mancanza di Sole nonostante lo stile di vita meno stressante. Ma questo succede in tutti i luoghi del mondo dove per un periodo di tempo il Sole non è diretto se non del tutto assente questo per lo squilibrio biochimico e la carenza di questi due fattori in particolare.
      7 dai 30 anni in poi bisognerebbe fare sempre un controllo delle vitamine perchè gli squilibri gastrointestinali anche con sintomi non evidenti sono la norma per stress e stile di vita.
      8 a mio parere del tutto personale stavo meglio prima di prendere gli integratori te lo dico non perchè sto dicendo di non prenderli ma perchè forse bisognerebbe comprendere se queste carenze sono deleterie per tutti o se il corpo si adatta in qualche maniera. Ma ripeto questo ultimo punto è un parere sulla mia pelle qualcosa che andrebbe verificato con uno specialista e non con un medico di base, sta di fatto che la mia carenza era asintomatica e ora ho parecchi fastidi, perciò farò altri controlli.

    • La ringrazio perché ha esposto un argomento la cui portata sottovalutavo.

      In effetti secondo l’Inran, in condizioni normali la pop italiana assume con la dieta 400 UI/die di vit. D ma se non ha la possibilità di esporsi al sole (o vi è una radiazione bassa), o per altre patologie, l’assunzione deve passare dai 1000 ai 2000 UI.
      Ciò lo si potrebbe raggiungere mangiando quotidianamente 100g di aringa per esempio (1000 UI) che ha il max contenuto tra gli alimenti; con latte, uova, formaggi e carne (più simile alla dieta valtellinese) al max raggiungeremmo la media nazionale di 400 UI/die.

      La valtellina ha sì una una bassa radiazione per un lungo periodo dell’anno ma anche il resto d’Italia non se la passa bene, a quando si dice, in termini di radiazione sufficiente media annua, per il fatto della produzione endogena di vit.D che si dovrebbe attestare all’80 % del fabbisogno in condizioni però ottimali di esposizione.

      Possiamo dire che la dieta vegana le “toglie” max 400 UI ma visto che deve integrare non è poi tanta roba

    • confermo: non avevo mai controllato i miei valori di B12 prima di modificare la mia alimentazione, ma l’ho fatto appena ho cominciato ad eliminare la carne dalla mia dieta: la B12 era bassissima.
      Ora che integro la B12 con dei supplementi, è nei limiti, ma sempre molto bassa. Evidentemente il valore della B12 non è legata solo all’alimentazione

  6. “Oltre le mode”, come no. Peccato che cercare di ricondurre il veganesimo solo a una questione di salute sia essa stessa una moda, nonché un bel modo di distogliere l’attenzione da altre questioni.
    Il veganesimo nasce perché 1) per alcuni non è giusto trattare gli animali come ben sappiamo, 2) per alcuni non è giusto mangiare gli animali in generale, 3) l’industria della carne, della pesca e dei prodotti animali sono una delle principali cause – probabilmente la principale – della progressiva distruzione dell’ambiente.
    Poi liberissimi tutti rispettivamente di 1) fregarsene e trattare gli animali come oggetti a nostra disposizione senza alcun diritto, 2) spaccarsi di fiorentine km 0
    Certo l’argomento “mi fa male/mi fa bene” fa sicuramente più presa sulle persone rispetto ai temi etici come diritti degli animali o ambiente, è nella natura umana, ma di base chissenefrega se la dieta vegana fa meglio o peggio, è marketing tanto quanto.

  7. Ha ragione Matteo, lo stile alimentare vegano non nasce per combattere cancro, diabete2 e obesità ma per le motivazioni etiche elencate.
    E’ stato poi scientificamente dimostrato che il suo impatto sulla salute è incontrovertibilmente positivo: un gradito effetto collaterale di cui ce ne faremo una ragione…

  8. Tiziana Moiola

    A casa mia, da ragazza, (ora ho 59 anni) eravamo dei gran carnivori, eppure ero sempre anemica…ora sono vegetariana da 3 decenni e la situazione è cambiata, anzi, da quando sono entrata in menopausa va pure meglio! Inoltre, al di là del discorso SALUTE, quello che questo signore non capisce è che molto probabilmente la motivazione che muove molti vegani è il non voler arrecare alcun danno agli animali, quindi ogni altro discorso è inutile e capzioso

  9. Sarei curiosa di sapere come i vegan, che hanno un cane e un gatto, li nutrono… credo non rinuncino al piacere di avere un animale domestico solo perché onnivoro. Non capisco quindi perché si accaniscano con i loro simili…. vogliamo poi parlare di cosa significhi invitare a pranzo un vegano? Al terzo grado su che alimenti abbiamo usato? Alla mancanza di rispetto di cui si lamentano se non hai variato la tua dieta per l’occasione o a commenti del tipo ” sento odore di cadavere” se il vicino di posto sta mangiando della carne? Se poi sei tu l’invitato a pranzo se la cavano con un banale ” scusa ma certi alimenti non li compriamo “… alla faccia dell’accoglienza, ospitalità e rispetto! Non voglio banalizzare tutti i precedenti commenti, la loro scientificità e profondità, semplicemente portare un esempio di cosa significhi nella vita di tutti i giorni confrontarsi con un vegan….

    • Tiziana Moiola

      posso concordare sul fatto che a tavola sia di cattivo gusto colpevolizzare i carnivori e anche fare certi commenti, ma per quanto riguarda il cucinare la carne solo xché inviti a casa tua dei carnivori, mi sembra un tantinello esagerato pretenderlo (sia xché il non voler mangiare animali è un principio a cui non è possibile derogare, come è ovvio -altrimenti se li mangerebbe, no?-, sia xché è proprio sconsigliabile farglielo fare, xché cucinerebbe qualcosa di immangiabile, com’é altrettanto ovvio)

    • Tiziana Moiola

      …scusi, vorrei anche concludere con un esempio: secondo lei, si manca di rispetto ad un fumatore, chiedendogli di non fumare in nostra presenza, se siamo non fumatori? Sarà ben il contrario, mi auguro!

    • Quindi tutte le migliaia e migliaia di medici, nutrizionisti, scienziati, studiosi…e altri specialisti che sostengono la veridicità ed autenticità di una dieta 100% vegetale…sono dei ciarlatani? E milioni e milioni di vegani nel mondo che si nutrono con etica e consapevolezza?

      Affermate che il libro non è discriminatorio…allora perchè si chiama “NO VEGAN”?

    • Cara Elena…gli Animali NON sono domestici, non sono elettrodomestici!

      I vegani che ha conosciuto lei probabilmente non sono la maggioranza, che invece ha rispetto e responsabilità verso gli altri.

  10. Come hanno correttamente commentato Eleonora e Matteo, il veganesimo non è una dieta, ma uno stile di vita basato su principi morali ed etici.
    Senza nulla togliere al lavoro scientifico di Avoledo e soprattutto alla ricerca di Campbell, che sono contributi razionali pro o contro la scelta vegana, l’approccio al tema è su altro piano, intellettuale, morale, sentimentale e volendo anche spirituale.
    E’ come discutere dell’opportunità della sacralità della vacche in India, oppure sulle scelte trasfusionali dei Testimoni di Geova.
    Ogni scelta porta delle conseguenze da gestire in modo corretto sotto tutti i punti di vista, nessuno escluso, pena l’isolamento ed i danni autoprodotti.

    • Tiziana Moiola

      pienamente d’accordo! da ciò la mia affermazione precedente che non è questo l’approccio corretto…ma immagino sia un concetto difficile da capire per chi non ha ancora fatto questa scelta

  11. Tiziana Moiola

    perfettamente d’accordo col sig. Roberto, anche sul fatto che gli animali non siano DOMESTICI….purtuttavia, per esperienza personale, posso assicurare che ci sono animali (indipendetemente dal genere) che “richiedono” di essere adottati da un umano per svariati motivi; la comprensione di quest’ultimo aspetto spetta alla persona in questione

    • Cara Tiziana sicuramente alcuni Animali possono essere adottati, soprattutto in estreme condizioni di randagismo (vedi Cani e Gatti). Ma solo in determinate condizioni che potrebbero pregiudicare sofferenza e morte. Del resto la piaga di questo triste fenomeno (randagismo) è da ricercare sempre e comunque nelle azioni passate dell’essere Umano, avendo creato in passato un’ “addomesticazione” forzata di alcune specie che ora risultano povere di habitat. Bisogna in ogni caso specificare, sempre e comunque, che dagli Animali non bisogna trarre profitto ovvero creare sfruttamento, ed è per questo che gli Animali non vanno commercializzati da vivi e, per quel che riguarda l’aspetto etico puramente antispecista (e quindi vegano), neanche da morti. L’essere Umano non è nato onnivoro, ma lo è diventato nella sua breve storia terrestre adottando pratiche ed abitudini estreme molte delle quali hanno portato (soprattutto di recente) a numerose conseguenze sul piano salutare, sociale, culturale ed ambientalista. E’ evidente, e non si può negare, che un iper-produzione (e quindi consumo) di proteine d’origine animale non è ottimale nè per la salute nè per l’ecosistema. E’ inconcepibile, e non va perseguito per l’ottenimento di una pieno progresso morale.
      La teoria sempre valida del “mangio e faccio quello che voglio”…oggi non è più sostenibile.

  12. Cerco di rispondere un po’ a tutti (scusate se ho tralasciato il dibattito ma non mi arrivavano notifiche)
    Iniziamo a determinare i termini
    Vegano e Vegetaliano (con la L) sono termini simili ma non per forza complementari.
    Il Vegetaliano (anzi invito tutti ad informarsi sopratutto quei vegani o pseudo tali che non conoscono questo termine) ha un regime alimentare senza carne pesce formaggi e tutti i derivati animali, non è una novità dell’ultimo ventennio e non esclusivamente una questione etica ma anche di gusto personale, qualche volta si arriva a questo tipo di alimentazione anche in concomitanza di problemi di salute (problemi digestivi, deglutizione, cuore ecc ecc ) mischiati a gusti personali.
    Se cercate dieta vegetaliana troverete riferimenti che risalgono a secoli passati anche se non esisteva ancora questo termine così preciso anche perchè la cultura e lo studio alimentare è qualcosa di recente, del 900.
    Il vegano è un termine di recente invenzione da parte di un inglese che doveva dare un nome alla sua associazione animalista che promuoveva sia una dieta cruelty free sia uno stile di vita che non infierisse sulla vita degli animali.
    I veri vegani si possono contare sulle dita di una mano in effetti perchè oltre allo stile alimentare non indossano maglioni di lana scarpe di pelle (faccio solo alcuni esempi) non vanno a cavallo, prestano attenzione alle plastiche (che possono finire nei mari) insomma non girano solo pic o utilizzano il suffisso veg sul nome.
    Sono attivisti con uno stile di vita ben preciso.
    C’è stata una vera e propria evoluzione di questo tipo di stile di vita partita dalla dieta e allargata ad altro come il progresso arricchiva di alternative la nostra vita (non ci si scalda più solo con la lana).

    Partendo da queste due precisazioni potete trovare informazioni anche da soli sapendo distinguere spero un po’ meglio quello che troverete.
    Vi dico immediatamente che le info sulla dieta vegetaliana le troverete più in forma cartacea che sul web, perchè è più recente il termine vegan che ha forse creato troppa confusione e sfruttamento ai fini commerciali.
    Infatti il titolo del libro lo trovo troppo impreciso se si parla di dieta (regime alimentare) e non attivismo.
    Ma ripeto vegan è il termine più riconosciuto e abusato e ci sta purtroppo se si vuol far capire di cosa si parla.

    Per quanto riguarda gli animali
    I gatti sono carnivori perciò chiunque costringa un gatto ad avere una dieta diversa va contro il rispetto che lo stile vegan esige su gli animali.
    Essere onnivori non vuol dire che bisogna mangiare di tutto perforza (salvo indicazioni mediche diverse) ma che il nostro organismo riesce a trarre nutrimento da una moltitudine di prodotti alimentari cosa che erbivori o carnivori non possono fare. Partiamo sempre da una questione biologica e mai solo di intenti. Viviamo in un’era in cui il progresso alimentare e produttivo è tale che chi può scegliere scelga senza timore alcuno solo prestando le dovute attenzioni facendosi accompagnare da un nutrizionista con i controfiocchi.
    La cosa assurda è che anche chi sceglie di mangiare tutto ha bisogno comunque di un nutrizionista , non pensate di essere al sicuro da carenze e mal nutrizione.
    Personalmente sono vegetaliana
    I miei familiari no e non intendo costringerli auspico solo che comprendano le mie ragioni.
    Sicuramente mangiano più variegato di tanti che per fretta si fanno uova o fettina, non sempre posso fare due pasti diversi e comunque anche se lo faccio pucciano sempre dal mio piatto o c’è sempre un piatto in comune.
    Da quando sono vegetaliana ho problemi a cucinare carne o pesce ma perchè sopratutto l’odore mi nausea. I vegetaliani hanno gusto e odorato più sensibili, infatti cose troppo zuccherate le sento subito e mi stomacano.
    Spero di essere stata esauriente
    Vi consiglio gli scritti di Gennaro Ciaburri

  13. Il passaggio dall’alimentazione tradizionale, abituale e familiare di ogni paese e distretto, grazie all’industrializzazione del cibo ed alla globalizzazione totale, siamo passati ad un’alimentazione generalista e pluralista senza capo ne coda, ne principi.
    Ecco che nascono filosofie e tendenze limitative con poca esperienza del passato e molte incertezze nel futuro, tanto che portato all’estremo assurdo, come consiglia Eliana, ognuno di noi avrebbe bisogno di un nutrizionista per non soccombere alle offerte di un mercato cinico e meramente affaristico, con le catene di smontaggio di alimenti provenienti dalla natura e da abitudini millenarie.

    • Beh, ma non significa che l’alimentazione tradizionale, abituale e familiare di una volta fosse a prescindere sana ed equilibrata e non ci fosse bisogno dei consigli di un nutrizionista. Semmai non c’erano i nutrizionisti, o comunque figure similari con le medesime competenze; non c’era l’accesso alle informazioni che c’è ora e peraltro c’erano anche meno informazioni a cui accedere su questi argomenti. C’era in generale un tenore di vita più basso che rendeva in alcuni casi difficile poter seguire effettivamente una dieta equilibrata (problema che probabilmente si sta ripresentando in alcuni casi anche oggi). Le carenze nutrizionali c’erano anche allora. Un nutrizionista avrebbe avuto quindi senso anche allora, ma le priorità al tempo erano altre. Un nutrizionista ha senso ora, perchè la gente comune non ha (come non aveva comunque in passato) le competenze per elaborare e seguire da sola una dieta equilibrata, a prescindere da ciò che propina l’industria alimentare. La globalizzazione poi non significa solo hamburger e patatine, ma comporta anche la possibilità di conoscere, provare e far proprie, culture alimentari diverse dalla nostra, ma ugualmente sane come ad esempio quella giapponese (sto parlando di cucina giapponese, non della moda dei ristoranti/sushi bar), creare grazie alla contaminazione di culture alimentari diverse.

  14. Lei non ha colto il mio aggancio alla “sicurezza” delle tradizioni millenarie stracollaudate in alternativa al nutrizionista moderno, proponendo però la tradizione giapponese come buona cosa e giusta.
    Naturalmente condivido la scelta, ma anche la nostra Mediterranea, la tradizionale cinese e quella indiana ayurvedica, sono altrettanto potenzialmente sicure e collaudate, a prova di nuovi esperimenti ancora in fase di ricerca e collaudo.

    • Ezio, il mio riferimento alla cucina giapponese, presa comunque come semplice esempio, era per rispondere alla sfumatura negativa che lei dava al termine “globalizzazione”. Non l’ho proposta come buona e giusta a mio gusto personale, ma in base al fatto che i giapponesi siano una delle popolazioni più longeve al mondo e uno dei fattori che concorre a questo è la loro alimentazione.
      Mi perdoni poi, ma parlare di dieta mediterranea è un conto, parlare invece genericamente di “alimentazione tradizionale, abituale e familiare di ogni paese e distretto” è un’altra cosa. Ovviamente la dieta mediterranea, al pari di altre, è sicura ed equilibrata. La generica “dieta tradizionale” tale solo perchè appunto retaggio di tradizioni e abitudini invece non necessariamente lo è.

  15. Alessandro, la famosa Dieta Mediterranea non l’ha composta un dietologo ma è proprio un’alimentazione tradizionale, abituale e familiare di una zona del mondo, la nostra, denominata appunto Mediterranea ed al pari della giapponese tradizionale ha prodotto le popolazioni più longeve.
    Mentre la globalizzazione, con un tono sfumato di negatività, ha contribuito alla perdita delle linee guida tradizionali mediterranee, per inglobare abitudini le più varie appunto, ma senza capo ne coda, tanto da necessitare di una guida nutrizionale per mettere in sicurezza minima i consumatori più confusi, che a volte deragliano su binari estremi.

    • Certo che la dieta mediterranea è tradizionale, stavo sostenendo una cosa differente: non tutte le diete tradizionali (inteso come le abitudini alimentari dell’epoca precedente al passaggio ad “un’alimentazione generalista e pluralista senza capo ne coda”), sono sicure ed equilibrate come la dieta mediterranea. Se lei avesse scritto fin dal suo primo intervento “dieta mediterranea” anzichè genericamente “alimentazione tradizionale, abituale e familiare di ogni paese e distretto” non sarei intervenuto in tal senso. Perchè come oggi non tutti seguono una dieta equilibrata, anche allora non tutti lo facevano.
      Ci sarebbe anche da aggiungere che malgrado tutto quello che si è detto, l’età media oggi rispetto ad allora è ben più alta e la qualità di vita di un 70enne di oggi non è minimamente paragonabile a quella di un 70enne di quel periodo. Certo, per tanti motivi e per i tanti progressi fatti nel corso degli anni in tutti i campi, ma è comunque un fattore che non si può ignorare.
      Poi parlando di carne: è molto probabile che allora il consumo di carne fosse meno frequente rispetto all’abuso che certamente se ne fa ora, ma non era certo una scelta dovuta a convinzioni nutrizionali! Semplicemente la carne allora non era un alimento alla portata di tutti.
      Ci sono talmente tante variabili che possono contribuire alla discussione, che purtroppo questo mezzo non è adatto per sviscerare l’argomento in modo ottimale.