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Danimarca e Romania mettono il semaforo sui cibi. Tutela della salute o neo protezionismo?

Da un capo all’altro dell’Europa, spuntano semafori per segnalare le qualità nutrizionali dei cibi. La Danimarca e la Romania hanno deciso di proporre nuovi simboli colorati sulle etichette per contrassegnare gli alimenti buoni e cattivi. Andiamo a vedere di che si tratta. Il progetto di legge danese introduce una serratura verde, una sorta di semaforo da applicare alle etichette dei cibi, confezionati e sfusi (come il pane), ma anche nei bar e ristoranti e addirittura sulle ricette.

La serratura serve a discriminare gli alimenti in buoni sulla base della loro conformità a criteri generali – come l’assenza di dolcificanti e di “acidi grassi trans di produzione industriale” – e a criteri specifici che sono veri e propri profili nutrizionali. Cioè i valori massimi (di calorie, grassi, grassi saturi, acidi grassi trans, zucchero, sale) stabiliti dall’autorità danese per ogni categoria di cibi.

La Danimarca ha notificato il disegno di legge alla Commissione europea per eventuali commenti che quest’ultima e gli Stati membri potranno presentare entro il 26 settembre. Se non verrà bloccata da Bruxelles, l’iniziativa danese innescherà una competizione tra i “nanny States” del Nord Europa, alla rincorsa di chi più interferisce con le libere scelte dei cittadini, nell’ambizione di proteggere la loro salute. Per i consumatori danesi, si preannuncia un quadro assai confuso: un alimento potrebbe recare un “claim” nutrizionale conforme al regolamento europeo, oppure una serratura verde allineata ai criteri danesi, piuttosto che un “healthy logo” coerente ai criteri olandesi. Proprio ciò che il regolamento europeo su “nutrition & health claims” ha inteso evitare.

Ma la realtà è diversa. Prendiamo ad esempio la pasta, che potrebbe riportare il simbolo verde danese solo quando contiene il 50% di farina integrale: una scadente “pasta” di grano tenero semi-integrale sarebbe considerata “buona”, ma non altrettanto una pasta di semola di grano duro “Made in Italy” di ben superiore qualità e tenore proteico.La discriminazione tra i prodotti si configura quindi come una maschera del protezionismo, poiché di fatto introduce ostacoli tecnici alle importazioni e alla libera circolazione delle merci, con la velleità di favorire il consumo dei prodotti locali.

Il Parlamento rumeno ha approvato il 16 maggio una legge che introduce un sistema di semafori da applicarsi sulle etichette degli alimenti in relazione agli additivi che essi contengono: verde per i prodotti sani che possono essere consumati ogni giorno senza nessun rischio per la salute (healthy food products, which can be consumed every day without any health risks); giallo per i prodotti che devono essere consumati con moderazione (food products which must be consumed in moderation); rosso per i prodotti che contengono delle sostanze o degli additivi che possono avere degli effetti negativi sulla salute (food products containing substances or food additives which can have adverse health effects).

La segnaletica stradale mal si applica alle etichette alimentari, per vari motivi. Alcuni produttori locali, per realizzare un vantaggio competitivo grazie al semaforo verde, potrebbero rinunciare all’uso di additivi che proteggono l’alimento da contaminazioni pericolose (come ad esempio la listeria), altri marchi potrebbero invece decidere di non dichiarare gli additivi utilizzati, tuttavia esponendo i consumatori vulnerabili al rischio di reazioni allergiche (come nel caso di concentrazioni di solfiti >10mg/kg).

Il teorema “senza additivi uguale buono” è privo di fondamento scientifico. Oltretutto, vale la pena di ricordare, in UE sono ammessi solo gli additivi alimentari autorizzati a seguito di valutazione scientifica della loro sicurezza, ora affidata all’Efsa. E il loro impiego – condizionato all’esistenza di un’effettiva esigenza tecnologica e di un apprezzabile beneficio per il consumatore  – è soggetto ad apposita informazione in etichetta, sulla lista ingredienti.

La Commissione europea riferisce di avere avviato l’esame del disegno di legge in questione e di avere accertato che esso non potrà venire applicato senza previa definizione delle sue modalità attuative. Speriamo bene!

Dario Dongo


 

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